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Fino all'ultima ora. Le memorie della segretaria di Hitler 1942-1945

Fino all'ultima ora. Le memorie della segretaria di Hitler 1942-1945

di Traudl Junge

4.0

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar storia
  • Traduttore: Gimelli F.
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • EAN: 9788804532422
  • ISBN: 8804532424
  • Pagine: 270
Dal 1942 al 1945 Traudl Junge è stata, poco più che ventenne, la segretaria privata di Adolf Hitler. "Fino all'ultima ora" sono le memorie che scrisse immediatamente dopo la guerra, tra il 1947 e il 1948, quando ancora la giovane età non le consentiva di rendersi davvero conto della straordinaria esperienza da lei vissuta e della gravità di quanto era accaduto in quegli anni. L'immagine di Hitler che si ricava da queste pagine è quella di un capo piacevole e gentile, quasi una figura paterna. La giovane Traudl registra con occhio ingenuo e attento numerosi dettagli appartenenti alla vita privata del dittatore tedesco e ci apre le porte su piccoli e grandi eventi di cui non comprende l'importanza e la gravità.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Nella tana del lupo, 05-10-2010, ritenuta utile da 9 utenti su 13
di - leggi tutte le sue recensioni
Traudl Junge scrisse le sue memorie tra il 1947 - '48, ma le pubblicò tardi - negli anni 80, credo. Queste memorie rivestono un particolare interesse per chi, appassionato di un determinato periodo storico, desidera, attraverso le testimonianze di coloro i quali sono stati vicini a Hitler, avere una conoscenza per così dire "inedita" del grande criminale nazista. Traudl, poco più che ventenne, attraverso una serie di circostanze, si trovò ad essere per circa due anni e mezzo vicina ad Hitler, in qualità di segretaria personale, condividendone, se non il suo destino di morte(sebbene fosse pronta), tutti gli ultimi significativi eventi della sua vita, come l'attentato del '44, in cui il dittatore si salvò miracolosamente, e il suo suicidio, quando ormai Berlino era in mano ai sovietici.
Traudl non è mai stata una nazista convinta, non lavorava per il Fuhrer perchè permeata dalle idee nazionalsocialiste, ma, per sua stessa ammissione, ha
"imparato a riconoscere che nel 1942, alla giovane età di ventidue anni, desiderosa di avventure, ero affascinata da Adolf Hitler; che egli era un capo gradevole e un amico paterno; che avevo volutamente ignorato la voce che nel mio intimo mi metteva in guardia, pur sentendola con chiarezza, e avevo goduto del tempo trascorso accanto a lui e con lui quasi fino all'amara conclusione."
Così, tra le pagine del libro scopriamo un Hitler "umano": premuroso e gentile nei confronti dei suoi ospiti o del suo entourage; spiritoso e cordiale durante i suoi incontri quotidiani con i più intimi della sua compagnia.
D'altronde, l'autrice ha cercato sempre di confrontarsi con il proprio passato e il suo crescente senso di colpa, perchè dopo la fine del nazismo, è venuta a conoscenza di tutti gli orrori e i crimini commessi in nome di un'ideologia "folle".
Infatti, "Dopo le rivelazioni sui crimini compiuti da quell'uomo," dice Traudl, "vivrò fino all'ultima ora della mia esistenza con il sentimento di esserne corresponsabile."
Si può affermare che, in fondo, quei due anni e mezzo trascorsi prima ne "la tana del lupo", il bunker nella Prussia orientale, e poi a Berlino, nel bunker della Cancelleria, abbiano per sempre reso infelice la vita di Traudl Junge, abbiano per sempre connotato negativamente i sui rapporti con gli uomini e con il mondo.
La giornalista Melissa Muller che l'ha incontrata più volte e che l'ha convinta a pubblicare le sue memorie dice:
"Traudl Junge parla di quelle fasi depressive che la tormentano all'incirca dagli anni sessanta. Da principio ha la vaga sensazione di aver fallito."
Ed ancora:
"Traudl si rimprovera di avere imboccato la via sbagliata; ancora peggio, di avere semplicemente lasciato che la vita le scivolasse addosso anziché decidere autonomamente che cosa fare nei momenti cruciali. Soltanto in seguito collega la propria depressione agli orrendi crimini perpetrati dal regime nazista, tanto dolorosamente in contrasto con il suo ruolo nel Terzo Reich, percepito come innocuo. E' oppressa dai sensi di colpa sempre più forti, a un tratto crolla anche l'alibi, che le ha fatto comodo per tanto tempo, dell'eri ancora così giovane."
Quindi, oltre al naturale interesse per un "inedito" ritratto del Fhurer, il lettore sarà anche portato a riflettere sulla figura dell'autrice che amaramente ha preso, nel corso degli anni, coscienza della propria "inettitudine", della propria incapacità a vivere senza soffrire del suo passato.
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