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La figlia dello straniero

La figlia dello straniero

di Joyce C. Oates

4.0

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar contemporanea
  • Traduttore: Costigliola G.
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2009
  • EAN: 9788804590866
  • ISBN: 8804590866
  • Pagine: 670
  • Formato: brossura
Rebecca è una donna dai molti segreti. Mentre si sposta lungo l'America tenendo stretto per mano il figlio Niley, lascia dietro di sé pezzi enormi del suo passato. Una famiglia giunta dall'Europa carica degli orrori della Seconda guerra Mondiale, un marito che trova sfogo alla durezza della vita quotidiana nella violenza sulla propria moglie, una lettera da un lontano cugino, sopravvissuto all'Olocausto, che le rivela dei suoi genitori più di quanto essi avrebbero mai voluto confessare. L'unica soluzione, per Rebecca e Niley, sembra dunque quella di partire. Partire e reinventarsi. In fondo l'America, è anche questo. Ma riuscirà quel giovane, immenso e violento paese a proteggere una madre e un figlio?

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.8 di 5 su 4 recensioni)

5.0La figlia dello straniero, 28-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Questa è una di quelle scrittrici con la S maiuscola che ti fanno palpitare il cuore dall'inizio alla fine. La ricerca di una donna e di suo figlio di una vita migliore, di prospettive diverse rispetto al presente. La scrittura come sempre è magnifica, accattivante e fluida. Nonostante i temi trattati la Oates riesce a non far pesare nulla.
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4.0La figlia dello straniero, 08-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Intererssante ritratto della protagonista principale, una donna emancipata lontana dai soliti clichè. Non rimprovererò mai abbastanza i titolisti italiani che stravolgono il senso del messaggio che chi ha scritto il romanzo evidentemente voleva veicolare. Che cosa ha impedito di titolare The Gravedigger's Daughter come La figlia del becchino? Forse noi italiani siamo impressionabili? Forse parlare di becchino non è politically correct oggidì? Sarebbe stato meglio La figlia dell'operatore tombale?
Non so, davvero la psiche del titolista italiano dev'essere piuttosto contorta. Etichettata dunque Rebecca Schwart come figlia dello straniero, impariamo allora a conoscerla. Bambina difficile, taciturna, cresciuta male e troppo in fretta in un mondo di adulti sgradevoli, cattivi, sterilmente crudeli, maneschi. Un mondo maschilista fondato sulla violenza gratuita, sulle percosse e sulla sopraffazione, o ben che vada sul disprezzo e sull'indifferenza. Un mondo in cui si crede di sfuggire all'insofferenza paterna andando a finire tra le braccia di un bellimbusto dal passato oscuro e dal presente torbido e dalla moralità non proprio specchiata, il classico sciupafemmine dai modi iper-virili e lo schiaffone facile.
E' sempre il mondo dello stato di New York quello raccontato dalla Oates, su verso il confine canadese. Stavolta siamo a Chatauqua Falls, in una società di operai, proletari, commessi viaggiatori, gente che sbarca il lunario con qualche difficoltà. Rebecca stessa lavora in una fabbrica e si occupa del piccolo Niley, figlio suo e del bellimbusto sciupafemmine, il primo essere di sesso maschile a non deluderla e ferirla.
La storia di Rebecca è avvincente, nel suo spostarsi tra un luogo e l'altro; una donna che cerca di nascondersi, camuffarsi, farsi altro da quel che è, eppure sempre più vincolata alle sue radici, quelle lontane nel tempo e nello spazio, quelle che affondano nella terra d'oltreoceano e riecheggiano una parola pesante come un macigno: olocausto.
L'identità di una donna diventa quella di una famiglia, di una terra, di una razza, di tutto un popolo. Un'identità che un nome falso non basta a cancellare, perché quando meno te l'aspetti spunta da dentro te stessa. Brava la Oates, pur se qui manca quell'incalzante senso di tragedia greca che aveva animato Le cascate, ma l'incipit è forte e magnetico quasi quanto quello del reverendo Gilbert Erskine che si avvia a passo svelto verso le Horseshoe Falls.
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4.0La figlia dello straniero, 14-02-2011
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Ammetto che ho faticato molto a leggere questo libro. All'inizio mi sembrava di una pesantezza insostenibile (specialmente la parte dell'infanzia di Rebecca) ma via via ho imparato ad amare i personaggi e ad apprezzare la scrittura sottile e intensa dell'autrice. La trasformazione di Rebecca in Hazel Jones è toccante e il concatenarsi dei fatti che portano Hazel da Frida è sorprendente. Quando Rebecca incontra Gus durante la passeggiata ho pianto: Joyce Carol Oates ha saputo trasmetterci con le parole lo sbigottimento, la paura, il dispiacere di dover mentire, il disorientamento della protagonista. Davvero stupendo.
Nota negativa: il finale è un po' troppo affrettato.
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2.0Eccessivo, 21-11-2010
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Il rischio è quello di perdere il filo. La trama è eccessivamente condita. Forse avrei messo maggiormente a fuoco solo alcuni episodi della vita sgangherata della protagonista. L'autore ha esagerato.
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