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La fiera delle vanità

La fiera delle vanità

di William M. Thackeray

4.5

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar classici
  • Traduttore: Ricci Miglietta M.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2009
  • EAN: 9788804592266
  • ISBN: 8804592265
  • Pagine: XXXI-872
  • Formato: brossura
Progettato e iniziato intorno al 1844-45, pubblicato a puntate nel 1847, in volume l'anno successivo, "La fiera delle vanità" è il romanzo più noto di Thackeray. In queste pagine si narrano le vicende parallele di due donne molto diverse: Becky Sharp, tanto coraggiosa e intelligente quanto astuta, arrivista e priva di scrupoli, e la sua compagna di scuola Amelia Sedley, emblema di virtù ma anche terribilmente ingenua e un po' sciocca. Dominato da un garbato sarcasmo che a tratti si trasforma in un'ironia più feroce, "La fiera delle vanità" sconvolse la società letteraria vittoriana per la schietta descrizione della realtà sociale dell'epoca, che sia l'ambiente mondano londinese, quello esotico dell'India colonizzata, quello militare, rozzo e primitivo, oppure quello ipocrita e perbenista della Chiesa. Su questo molteplice sfondo si snoda con incredibile fluidità una narrazione dominata da molteplici personaggi. Manca, in questo romanzo, un eroe completamente positivo: al suo posto, per la prima volta, si muovono sulla pagina figure che non sono semplici manichini, ma uomini in carne e ossa. Con un saggio di Anthony Trollope.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.4 di 5 su 7 recensioni)

5.0Oh! Vanitas vanitatum!, 23-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
La fiera delle vanità altro non è che la società vittoriana stessa, fondata su falsi valori, popolata da un vortice di persone sciocche, egoiste, arrampicatrici sociali, false e meschine. Thackeray è meravigliosamente spietato, descrive i suoi personaggi con sarcasmo attraverso l'uso di un'ironia pungente che non risparmia davvero nessuno. Un libro coraggioso, che non sente il peso degli anni e che risulta sempre attuale. Uno dei libri più belli letti nell'ultimo periodo, fatevi un favore e leggetelo, non resterete delusi!
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4.0Classico della letteratura, 08-12-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Opera di Thackeray che scandalizzò i contemporanei, riassume le tematiche principali che si possono ritrovare in tanti altri libri dell'ottocento europeo e non.
Emergono la condizione della donna che per potersi mantenere deve sposare un uomo ricco (che diventa la "professione" di una giovane donna senza madre come Becky Sharp) , i falsi moralismi, l'ipocrisia, l'importanza del denaro e delle convenzioni sociali all'interno della società dell'epoca (che rendono il libro tutt'ora attuale, se pensiamo a quanto valgono questi valori anche all'interno della nostra società) .
Un libro comunque da consigliare, in cui l'apparente leggerezza dei temi (la vanità maschile e femminile e la voglia di emergere, in diversi ambiti sociali) nasconde la profonda gravità di temi più seri come la facilità con cui si può passare improvvisamente da una condizione di agiatezza a una di sussistenza, e relativa esclusione sociale.
L'ironia del narratore è il filo comune che lega i capitoli e che rende la lettura piacevolissima e al contempo induce il lettore a riflettere su temi che potrebbero sembrare frivoli ma che in realtà nascondono una maggiore serietà di fondo. Una nota dolente è però data a mio parere dalla mancanza di introspezione. Questa scelta stilistica dovuta al tono che richiedeva l'intero romanzo, ne è anche la debolezza: in una società basata sull'apparenza non contano i pensieri ma solo la maschera esteriore che indossano i vari personaggi; ed ecco quindi che non c'è posto per esternare l'introspezione e la profondità d'animo dei personaggi. Ciò però rende la lettura a tratti noiosa e spenta, se non fosse per lo stile narrativo ironico e sarcastico dell'autore. Libro forse un po' troppo lungo; consiglio a chi fosse interessato a quest'epoca il libro "Casa della Gioia" di Edith Wharton, in cui compare anche una profonda introspezione e la difficoltà della condizione femminile nell'America benestante di fine 800.
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4.0Ottimo classico, 04-12-2010
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Thackeray è abilissimo nel delineare al lettore (a cui si rivolge sovente e con quanta ironia! ) gli intrighi, le passioni, le meschinità del nutrito numero di personaggi che animano la Fiera delle Vanità. Amo la capacità degli scrittori di tirare fuori il peggio degli uomini attraverso l'ironia o il sarcasmo e questa è senz'altro una delle caratteristiche tipiche di questo ottimo classico. Mi è piaciuto molto e il personaggio di Dobbin mi è rimasto nel cuore.
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4.0La vendetta è così naturale... , 29-11-2010
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Un libro impegnativo con uno stile elaborato, un grande pregio è l'ironia impagabile che pervade tutta la storia; l'autore sa pungere nel vivo ed i suoi personaggi sono caratterizzati in maniera indimenticabile.
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4.0La fiera delle vanità, 08-11-2010
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Questo libro è scritto benissimo. Benissimo. Poi è troppo lungo, non finisce mai e a tutti i difetti possibili dei romanzi dell'epoca pubblicati a puntate, ma com'è scritto bene... Una sorpresa assoluta, una galleria di personaggi e di caratteri vivissimi e, come sempre quando si ha tra le mani un capolavoro, attualissimi.

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5.0Il piacere di leggere, 04-11-2010
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Se vi piace la lettura non potete non leggere questo classico. "Fiera di vanità", come la traduttrice di questa edizione preferisce chiamarlo, è un romanzo senza eroi ricco di personaggi mirabilmente delineati. Nessuno è assolutamente buono, nessuno è assolutamente cattivo. Come nella vita, le cattive azioni non sempre vengono punite, le buone azioni non sempre premiate. A tutto questo aggiungete una una scrittura leggera, ironica, piacevolissima. Nessuna frase è inutile, nessuna parola è lì per caso. 872 pagine sono molte, ma quando sarete a pagina 872 rimpiangerete di non averne altre 872. Potete sempre ricominciare!!!
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5.0Vanity, vanity fair, 11-08-2010
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"la fiera delle vanità" è un libro unico come pochi, e sebbene 162 anni ci separino dalla prima edizione, è attuale come non mai. L'attualità di un libro, in realtà, non risiede negli ideali che trasmette, e Thackeray, non ne voleva trasmettere assolutamente, ma in come l'autore racconta e descrive, in modo puro e quasi oggettivo, perchè l'ironia la fa da padrona, quella che era la vita quotidiana al suo tempo, e leggendolo ci si accorge che è come la vita nel nostro. I personaggi di Thackeray sono molto umani e "vivi", per le loro idee, per le loro aspirazioni,per vizi e debolezze, per falsità e ipocrisie, che costruiscono la nostra maschera rispettabile, che copre il nostro vero animo e le nostre vere intenzioni. Chissà quante Becky Sharp abbiamo incontrato in vita nostra, pronte a tutto per sposare un uomo ricco,oppure persone ingenue come Amelia Sedley, troppo impegnate a commiserarsi piuttosto che alzare lo sguardo da terra e rendersi conto di cosa ci accade in torno, o ancora i classici spacconi alla Rawdon Crawley, tutto fumo e niente arrosto.Concludendo, "la fiera delle vanità" è un libro che va letto prima o poi, ma non giudicando i personaggi e il loro operato, piuttosto prendendo atto delle loro azioni e divertirsi a seguire gli effetti.
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