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Fėdeg

Fìdeg

di Paolo Colagrande


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Descrizione

Durante una cena a base di coniglio in umido e vino rosso con la schiuma in compagnia di celebri scrittori, Bisi, articolista freelance e aspirante scrittore frustrato, accoglie con entusiasmo l'idea di una rivista letteraria intitolata "La tubatura". La sua fervida fantasia lo porta subito a immaginare un articolato schema idraulico, completo di wc e omini serafici in cima ai tubi, intenti a produrre letteratura. Come dire che la rete fognaria rappresenta il mercato editoriale in cui confluisce tutta la produzione letteraria. Perō il dattiloscritto di Bisi, il lavoro di una vita, anziché nella fogna finisce al macero: la Storia degli Eroi di pace e di guerra da Garibaldi ai giorni nostri, chiuso nel baule di una Punto Van, č dimenticato in un autolavaggio e quindi distrutto. Bisi non demorde e si decide per la riscrittura, svolazzando tra dolce stilnovo, Mina, Kundera, Calvino, Sandro Veronesi, Umberto Eco. Ma perché scrivere di eroi, oggi, fėdeg? Meglio la figura dell'antieroe, pių novecentesca e "alla Bisi". Dissacrante e implacabile, Bisi spalanca una a una le porte dietro cui si celano gli scheletri della societā contemporanea; ne esce una radiografia al vetriolo della letteratura italiana, con i suoi tic e miti, le sue idiosincrasie e psicosi.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)


4.0Fėdeg., 27-07-2011
di C. De iverme - leggi tutte le sue recensioni

«Mi credete? Nonavevo mai letto nulla di simile nella letteratura italiana. Ad una seconda occhiata, parrebbe essere un romanzo sullo scrivere romanzi, sul quel che oggi č letteratura e il ruolo dell'industria culturale. Metaletteratura, dunque: una riflessione su quanto sia da sfigati atteggiarsi a intellettuali e romanzieri e su quanto il mondo dell'editoria sia cinico e privo di autentici interessi letterari. Ma presto ci si accorge che neanche questo č sufficiente a definire il libro che si ha in mano, perché troppe sono le divagazioni, le digressioni, le parentesi aperte e mai richiuse. E allora, di nuovo, cos'č?
La definizione che pių ci si avvicina č quella di romanzo "aperto", qualunque cosa ciō significhi. Colagrande racconta di quel che gli passa per la testa, della sua voglia di essere scrittore e di quel che ha visto e sentito in quarant'anni di vita piacentina, miscelando il tutto con una forte dose di autoironia e con sprazzi di vera e propria comicitā.
Ne esce fuori un romanzo divertente, che non vuol dir nulla e che ci riesce benissimo; spaesato e spaesante come Piacenza, cittā né emiliana né lombarda né ligure, abitata da contadini inurbati e montanari scesi in pianura, che ride poco perché la religione pių praticata č il lavoro, ma dove prendersi troppo sul serio č peccato.
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