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Ferito a morte

Ferito a morte

di Raffaele La Capria

4.5

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 4 recensioni)

4.0La condizione dell'uomo, 18-07-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 7
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Da napoletano io scrivo: "Ferito a morte" non è un libro su Napoli. Io non l'ho letto così. A me sembra sia, soprattutto, un libro che tratta della stasi, della condizione dell'uomo che vive fermo, immobile al palo, incerto d'ogni passo futuro. Non a caso la metafora più utilizzata (si fa immagine sovente evocata) è quella di un giovane che s'inabissa sottacqua (ma valga l'inizio, sotto le lenzuola, oppure il mito della "bella giornata": coperto dai ragi del sole) : condizione uterina, di protezione avvolgente, di calore che distacca dal resto del mondo, dal mondo reale. Più che di Napoli, Posillipo, Palazzo Donnanna, quindi, per me è stata lettura sapiente d'una condizione ch'è di tutti gli uomini che riflettono sulla propria natura. Non romanzo di genere, non toponomastica narrativa, ma grabnde classico della letteratura italiana. Lo consiglio a tutti.
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4.0Ferito, 14-02-2011
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Una rivelazione questo autore. La verità è che sono stranita.
Ho letto molti bei libri - ultimamente - ma riferirsi a "Ferito" come ad un libro letto sarebbe sbagliato.
"Ferito" è un libro che ho vissuto.
Chiudendolo, mi sono sentita strana. Mi sono guardata intorno, confusa nel ritrovarmi su un treno e non ad Highlands, con 15 cm di neve e venti sottozero.
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5.0Capolavoro , 14-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 3
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Questo testo rappresenta per me uno dei maggiori capolavori della letteratura di ambientazione napoletana.
Forse quello che ne descrive meglio e in maniera non retorica, quasi lirica e sicuramente autentica la stratificazione della società napoletana. Proprio quest'obiettivo è quello centrato più a fondo per quanto riguarda, in particolare, la descrizione di come tale stratificazione sia intrinsecamente commista. Nella spscificità della commistione risiede la sua unicità. Nobili che ragionano come i popolani e viceversa, aggrovigliati tutti in una vacuità che trova il solo senso in se stessa.
L'autore penetra la vera essenza della Napoli odierna e quotidiana: una città che "t'addormenta o ti ferisce a morte" o entrambe le cose".
Infinita stima per il Maestro, faro per tutti gli intellettuali napoletani (almeno spero).
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5.0Un capolavoro misconosciuto, 19-05-2009, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Da semplice lettore quale sono, non mi sogno neppure di esprimere più di qualche osservazione strettamente personale su un testo classico come questo. L'ho riletto adesso a distanza di una quarantina d'anni dalla prima volta. Facevo la collezione di tutti i Premi Strega, ero giovane e andavo di corsa a sinistra, e ricordo che mollai questo romanzo prima della metà: presto irritato dalla futilità esistenziale di tutte quelle incessanti comparse dorate, e quindi altrettanto dal gravoso impegno necessario ogni volta a ritrovarne l'inutile identificazione, per giunta soffocata e dispersa nel groviglio di una matassa che mi parve con tanti capi e nessuna coda. Anche adesso, all'inizio, ho provato, come dire, una certa reticenza culturale ad appassionarmi davvero alla vicenda; ma, superato questo mio giovanile e ormai obsoleto retaggio, sono stato via via sempre più coinvolto, travolto, e infine soggiogato dalla scoppiettante e insieme dissimulata forza narrativa del testo: pure se ho avuto ancora bisogno di una quasi completa seconda lettura per disinteressarmi finalmente dei fatti e gustarmi appieno la sublime scenografia degli idilli. Si tratta davvero di un capolavoro e come tale non basta leggerlo, ma va lentamente e anche faticosamente conquistato, come ogni vetta degna di questo nome. Ovviamente, quindi, il mio non è un assurdo voto, ma un invito pressante a tutti i lettori, giovani o meno, a conoscere o riconoscere finalmente sul serio questo grande scrittore italiano.
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