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Ferdydurke

Ferdydurke

di Witold Gombrowicz


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Descrizione

Ferdydurke è una comicissima allegoria dell'infantilismo moderno: un trentenne si trova sbalzato indietro nel mondo dell'infanzia, in una ridicola classe scolastica. Cerca di ribellarsi ma scopre che essere di nuovo "immaturo" non gli dispiace affatto. La nostra società che anela a rimpicciolire gli adulti e a mutarli di nuovo in bambini è il bersaglio del feroce umorismo del grande scrittore polacco.

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Recensioni degli utenti


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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)


4.0Ferdydurke, 09-07-2011
di G. Brunieri - leggi tutte le sue recensioni

Un uomo si ritrova inaspettatamente trasformato in un bambino di dieci anni. Da questa semplice ispirazione iniziale si diparte un libro molto divertente in cui si succedono situazioni spesso al limite del paradossale, il tutto rivolto ad una critica impietosa dell'immaturità del mondo contemporaneo (ripeto siamo nel 1937, anche se molte osservazioni potrebbero tranquillamente essere valide anche oggi) . Il libro è quindi fortemente dissacrante per quello che è il mondo entro cui l'autore era nato e si muoveva. Non sono assolutamente d'accordo con la recensione di Sasso in cui viene detto che il romanzo non abbia mantenuto inalterata la sua carica eversiva: con quale altro libro, anche contemporaneo, lo vogliamo e possiamo confrontare? La struttura stessa del libro, il modo in cui viene narrato, la costruzione e l'esposizione stilistica sono di rottura con gli schemi tradizionali di allora, ma anche di oggi. Quindi per me libro attualissimo, di piacevolissima lettura. Sicuramente da leggere. Due parole su come sono arrivato alla scoperta di Gombrowicz e di Ferdydurke: ho appena letto il bellissimo libro "Tra parentesi" di Roberto Bolao in cui viene spesso citato questo romanzo, tanto da farmi venire una voglia impellente di leggere questo romanzo. Un sentito grazie, anche per questo, a Bolao, uno dei miei autori preferiti.

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5.0Ferdydurke, 07-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Dossena - leggi tutte le sue recensioni

Questo autore oramai ha smesso di stupirmi, nel bene come nel male. Un perplesso trentenne e la sua regressione coatta all'infanzia. Infanzia che non riesplode irrisolta solo nella sua mente, ma torna a stringerlo concretamente in una morsa. Senza spiegazioni, di punto in bianco, sarà infatti condotto a scuola da un pedante ed autoritario pedagogo il cui unico scopo sembra essere quello di fanciullizzare il mondo. Analizzare ciò che gli sta succedendo e respingere la trasformazione sarà via via più difficile. Rivivrà le nevrosi di quell'età, le competizioni fra compagni di classe, l'amore per un'adolescente sportiva, e una volta fuggito si recherà fuori città, in compagnia di un compagno di classe con il mito del buon garzone. Una volta lì verrà ospitato nella magione di famiglia, innescando indirettamente nella servitù il senso della rivolta contro i parenti aristocratici. Poi un'altra fuga con una donna che non tarderà a idealizzarlo.
Sembrerebbe quasi una cosa seriosa, ma l'autore è Gombrowicz e tutti gli elementi sono destinati a precipitare in una spirale di malsani nonsensi, a degenerare in una risata beffarda e a fracassarsi in cento piccole catarsi grottesche. La lettura può provocare estraniazione, vertigini e un vago senso di nausea. Ed ecco perché questo libro non è una cosa seriosa ma seria.


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5.0Ferdydurke, 09-10-2010
di G. Costa - leggi tutte le sue recensioni

L'importanza che aveva questo romanzo nella produzione di Witold Gombrowicz era perfettamente compresa in primo luogo dall'autore stesso, il quale infatti ne parla ripetutamente nei suoi diari.
L'aspetto più evidente è la critica all'infantilismo dell'intera società, rappresentato con un umorismo beffardo e surreale, reso anche retoricamente efficace da un ottimo giuoco di reiterazioni verbali che investono in ispecie gli epiteti o i concetti più assurdi ("Il culetto!" "Il garzone!").
C'è tuttavia in Ferdydurke già tutta la concezione tragica dell'uomo che proromperà anche nell'estremo capolavoro di Gombrowicz, non a caso intitolato Cosmo. Il kòsmos, infatti, è il contrario del caos: e la ricerca del kòsmos, attraverso la Forma, è la principale finalità dell'uomo, in mezzo al pullulare dei dati materiali che lo circonda. La Forma, però, è anche ciò che imbriglia l'uomo entro istituzioni sociali, culturali, e, prima ancora, linguistiche: l'essenza tragica dell'umano sta dunque nell'impossibilità di raggiungere qualcosa che sia "autentico", perché tutto è mediato da quelle strutture, e nella natura ancipite della Forma, la quale, mentre ci redime dalla materialità caotica e insensata, ci fa regredire ad uno stadio di sempre rinnovata sudditanza infantile.


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