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Al faro

Al faro

di Virginia Woolf

4.0

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In una sera del settembre del 1914, la famiglia Ramsay, in vacanza in una delle isole Ebridi, decide di fare l'indomani una gita al faro con alcuni amici. Per James, il figlio più piccolo, quel luogo è una meta di sogno, piena di significati e di misteri. La gita viene però rimandata per il maltempo. Passano dieci anni, la casa va in rovina, molti membri della famiglia sono morti. I Ramsey sopravvissuti riescono a fare la gita al faro, mentre una delle antiche ospiti finisce un quadro iniziato dieci anni prima. Passato e presente si intrecciano, il tempo assume un diverso significato.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 3 recensioni)

4.0To the lighthouse, 13-04-2011
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In questo libro l'autrice sembra ci suggerisca di immedesimarci nei personaggi per vedere la realtà dal loro punto di vista, è come un quadro impressionista, la realtà si scompone in pennellate di luce mobili e vibranti, il tempo passa e porta tutto con sé tranne quello che la nostra sensibilità riesce a trattenere.
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4.0Al faro, 21-02-2011
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Difficile commentare un capolavoro, perché di questo si tratta. Non è facile penetrare nello scritto di Virginia Woolf, nella sua visionaria ipersensibilità che deforma la realtà e la segmenta in mille pensieri. La prima caratteristica del suo scrivere il primo libro che leggo dell'autrice che mi ha colpito è stato il contrasto tra la lentezza della narrazione, priva sostanzialmente di una trama fatta di eventi e di azioni dei protagonisti, e la ricchezza dei pensieri, delle sensazioni e delle emozioni che attraversano il romanzo e pulsano nell'anima di chi scrive (e di coloro che ne sono espressione nell'opera). Sì, perché si tratta di un romanzo dell'infanzia e della memoria, dell'età in cui la madre è il centro del cosmo, è il faro che illumina, con il suo occhio vigile e amorevole, la realtà e le dà consistenza. Una madre bellissima, la signora Ramsay, amata ed ammirata da uomini e donne, altera come una regina e amorosa vestale protettrice della casa e dei suoi abitanti, perfetta ospite attenta ad ogni minimo particolare, una figura splendida delineata dalla penna geniale della scrittrice senza che ne sia mai descritto l'aspetto esteriore, esclusivamente attraverso il silenzioso flusso di pensieri dei personaggi, con le loro osservazioni e sfumature che, fornendo diversi punti di vista, danno al personaggio uno spessore psicologico e simbolico notevole. La morte non cancella la presenza della madre, anzi sono proprio la sua assenza ed il vuoto lasciato che, mettendo in movimento la memoria e il ricordo, annullano il tempo passato e permettono una congiunzione che annulla le distanze temporali, perché mai chi è assente è tanto presente nella coscienza di chi l'ama quanto nel momento in cui non c'è più (impossibile non pensare a Proust) . Questo permette a Lily Briscoe, pittrice che frequenta casa Ramsay (nella cui figura si ritrovano l'amore e la disperata nostalgia di una figlia rimasta orfana di sua madre), di portare finalmente a termine il quadro che aveva interrotto dieci anni prima: "Era fatto, finito. Sì ho avuto la mia visione".
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4.0Al faro, 12-02-2011
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La Woolf ricrea la famiglia in cui è cresciuta in questo libro pastoso, lento, fascinoso. Un collage di monologhi interiori a volte faticosi da percorrere, illuminati a tratti da folgoranti epifanie. In un esame universitario tanti anni fa studiai che una delle differenze fra Dante e Petrarca è che il primo nella Commedia abbraccia tutte le possibilità espressive e tutti i registri linguistici che permetteva l'italiano della sua epoca, mentre Petrarca si autolimitava a un registro "medio". Se è così si può dire che questo libro sta all'Ulysses di Joyce come Petrarca sta a Dante.
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