Fantasmi romani

Fantasmi romani

4.0

di Luigi Malerba


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Descrizione

Il matrimonio di Giano e Clarissa, dopo più di vent'anni, si regge su un borghese "equilibrio imperfetto" fondato su una solida e collaudata ipocrisia, per cui ciascuno dei due nasconde segreti che, se venissero alla luce, provocherebbero una catastrofe. Ma questa "manutenzione del matrimonio" non è una semplice sequela di volgari sotterfugi, è l'applicazione assidua e insonne di capacità dialettiche, di facoltà intuitive brillanti, si potrebbe quasi paragonare a un esercizio zen. Un esercizio da cui non sono comunque per nulla assenti il tormento e la passione. Così gli scambi, le relazioni, gli intrecci di verità e menzogna, l'alternanza di freddezza e seduzione tra i vari personaggi, se all'inizio hanno un aspetto geometrico, appena sfiorato da qualche brivido di trasgressione e d'inquietudine esistenziale, poco alla volta si trasformano in spirali ossessive, in soffocanti prigioni in cui Clarissa sbatte le sue piccole ali di farfalla lussuriosa e Giano contempla attonito le conseguenze fatali dei suoi gesti: l'arrivo dirompente dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse. Come in uno specchio deformante Giano registra con cinismo in rischiose pagine parallele i peggiori gesti dei vari protagonisti, quasi l'ombra di un romanzo in margine al romanzo che stiamo leggendo.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Fantasmi romani, 09-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Il libro si legge d'un fiato, e mi è piaciuto molto. Malerba usa la stessa tecnica messa in atto nel libro 'Itaca per sempre', ovvero capitoli (anche brevi) alternati dove i due protagonisti principali (marito e moglie sposati da vent'anni) raccontano dal proprio punto di vista il loro menage familiare. Il marito scrive un romanzo che riprende la loro storia e quella dei due amanti che ognuno dei due si permette. La moglie lo legge ' di nascosto' nella logica che 'io so che tu sai che io so' e viceversa, più o meno quello che succede ne 'La chiave' di Junichiro Tanizaki.

Il loro matrimonio prosegue 'felicemente' in equilibrio proprio grazie al bilanciamento dei loro tradimenti, in un percorso divertente e molto aperto. La ‘crisi’ del rapporto extraconiugale della moglie fa inziare la vera crisi del matrimonio, che introduce anche un pò di inutile cattiveria. In fondo la crisi del matrimonio nasce dalla scelta degli amanti e non dal fatto che si hanno degli amanti, ovvero una questione di lana caprina. Accettare che la moglie abbia un’amante non credo implichi che l’amante sia di gradimento al marito. Lo trovo molto assurdo.

Dopo il finale l’autore ci ripensa, e come aveva fatto in Itaca per sempre, dove aveva suggerito un finale diverso, ne propone un’altro, perchè si è affezionato ad uno dei personaggi e non accetta quel finale, un pò troppo crudele, e francamente immeritato.

Il libro è condito dagli scorci della Roma ‘papalina’, dove papa Borgia sembra ispirare gli intrallazzi dei due coniugi tanto aperti ma anche tanto chiusi.
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