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L' età dell'innocenza

L' età dell'innocenza

di Edith Wharton

3.5

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"Un romanzo sulla libertà che non ha mai esaurito il suo potere sovversivo, perché la libertà di cui parla la Wharton non è affatto legata alla società, ormai tramontata, che lei racconta. Ellen Olenska, rarissimo esempio di un grande personaggio femminile positivo, ci insegna che la vera libertà è la consapevolezza e si conquista attraverso la capacità di guardare le cose come sono. L'amaro che ne consegue è senza tempo." Caterina Bonvicini

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 3 recensioni)

3.0L'età dell'innocenza, 12-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
Un bel tuffo in un romanzo che viene direttamente dall'età dell'oro del romanzo americano, l'americana Wharton, lei stessa discendente dell'aristocrazia newyorchese che tanta parte avrà nei suoi libri migliori, rifuggiatasi nel buon ritiro francese, dopo il non facile matrimonio, da lì un po' da lontano, scrive e tratteggia il mondo d'oltre oceano. Figura intellettuale, amica di Henry James e Jean Cocteau, ma anche crocerossina durante la Grande Guerra, è in Francia che sul doppiar la boa dei cinquanta, scrive questo puro saggio sull'adolescenza della sua nazione. Sulle difficoltà di crescere e di lasciare i vecchi cliché, quelli bene o male imposti dall'essere una nazione popolata da emigrati europei, che si portano appresso, decennio dopo decennio, tutta la rigidità europea. Certo, è un romanzo, ma ben le valse, prima donna ad ottenerlo, il Premio Pulitzer nel 1921. Ovvio, che io, innamorato perso di Michelle Pfeiffer, ne rivedo ad ogni pagina il risvolto del film. E non solo con la bella Michelle nel ruolo della contessa Olenska, ma anche di Winona Ryder in quello di May, nonché Daniel Day-Lewis nelle vesti, dubbiose ed indecise, di Newland Archer. Newland che nel libro è il fulcro della vicenda (che invece Scorsese tende a spostare sul versante Pfeiffer). Cresciuto nella rigidità delle forme, dove si va a teatro per vedere chi c'è, chi indossa cosa, ed altre superficialità. E che vede la sua vita tracciata nel solco della sua classicità: il fidanzamento ed il matrimonio con la giovane May, anche lei "di buona famiglia", il lavoro (abbastanza superfluo) nello studio di un avvocato perché "qualcosa si deve pur fare", l'inverno a Newport e l'estate in Florida, inframmezzata da un lungo viaggio di nozze in Europa ("un gran tour") . Ma un viaggio, ad esempio, dove non si parla con nessuno, non si vede nessuno, che noi "gli aristocratici americani" siamo gente superiore. Tutto questo bel disco, girato ormai da anni ed anni, si vede interrotto dall'arrivo della variabile impazzita, la bella contessa Ellen Olenska, in realtà cugina di May, ma prima fuggita in Europa per sposare il conte Olenski, e poi fuggita dall'Europa per sfuggire allo stesso conte. Qui la Wharton gioca sui due registri: la rigidità di Newland e la morbidità anticonvenzionale di Ellen. Ma il mondo di New York non è ancora pronto a tutto ciò. E sarà proprio Newland a riportare nei ranghi Ellen, convincendola a non divorziare "per non fare scandalo". Ma Ellen è comunque una ventata di aria pulita, che Newland però non saprà (non vorrà, non riuscirà) a cogliere. Così Michelle ritorna in Europa, e Daniel rimane lì, con la moglie che subito si adegua alla piatteria del mondo americano degli anni '70 (certo quelli del 1800) , che crescerà i tre quattro figli, per poi morire ancor giovane. Lasciando il non ancora sessantenne Newland a riflettere sul cambiamento del mondo. Senza uscirne. Certo, si vede che il libro ha novanta anni, e che descrive un mondo di centocinquanta anni fa. Ma ha la forza di farci capire la difficoltà di affrontare il nuovo. E di essere sinceri con sé stessi. Qui c'è la contrapposizione tra ragione (stare accanto ad una donna gentile, affettuosa ma noiosa) e sentimento (stare accanto ad una donna autonoma e anticonvenzionale) . Fino a che punto si possono sfidare le convenzioni per seguire sé stessi? Newland non ce la fa. E noi? Alla fine, non è eccelso, è una buona lettura. Ma soprattutto un buon rimando al film, che avrebbe meritato maggior successo.
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4.0L'età dell'innocenza, 07-11-2010
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Un romanzo che avrei voluto non finisse mai. Mi sono immersa e persa in ogni momento, in ogni parola, in ogni personaggio... IL romanzo
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4.0Bella? Non lo so. Era diversa., 25-07-2010
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Un classico (in molti sensi...) romanzo d'amore ottocentesco che diventa grande grazie al vivido affresco che l'autrice ci regala della società newyorkese, e soprattutto dei suoi rituali, della seconda metà del XIX secolo. Su questo sfondo primeggiano per nitore l'estraneità di Ellen e l'abnegazione di May. Un po' più abbozzata la caratterizzazione di Newland Archer che, tra l'altro, credo fatichi non poco a simpatizzare col lettore
Bello e per nulla scontato il finale .
Eh sì, sarebbero 5 punti pieni se ogni tanto non ci si trovasse di fronte ad immagini degne del più banale Harmony (pag. 251: "Sentì qualcosa di rigido e freddo sulle ciglia e si accorse che aveva pianto e che il vento aveva gelato le sue lacrime").
Verrebbe poi voglia di chiedere alla TEA per quale assurdo motivo la trama del libro ci debba essere rivelata in maniera così cruda non solo sul retro del volume, ma anche sulla copertina dove "Il naufragio di un amore impossibile" è lì, bello, chiaro e netto sul dipinto della Cassat.
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