Sopra eroi e tombe

Sopra eroi e tombe

3.5

di Ernesto Sabato


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Descrizione

Il romanzo racconta i destini degli ultimi rappresentanti di una famiglia oligarchica decaduta nella Buenos Aires peronista degli anni Cinquanta, intercalati con la tragica storia dei seguaci del generale Lavalle, che da sconfitti trasportarono il cadavere del loro comandante fino in Bolivia nel 1841. Da un lato, la cronaca di un amore, quello fra il malinconico Martino e la misteriosa Alessandra, una relazione intensa e tormentata, con l'algida diciottenne incapace di sottrarsi a un atroce destino: la predisposizione genetica della sua famiglia alla pazzia. Dall'altro l'atmosfera nella quale si dibattono gli altri protagonisti: con le ossessioni paranoiche del padre di Alessandra che racconta (un vero e proprio romanzo nel romanzo) di un'implacabile setta di ciechi che governerebbe il mondo e le speranze di Bruno (il confidente dei due innamorati, nonché alter ego di Sabato).

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 3 recensioni)

4.0Mi ha ricordato Pirandello, 03-05-2012
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E' una vicenda intrisa di mitologia tipicamente sudamericana, di storia e di politica (è ambientato quasi solo a Buenos Aires alla fine del peronismo, ma con molti richiami alle prime battaglie argentine, dalla sua indipendenza, alla fuga degli inglesi, alle lotte politiche fratricide) , ma soprattutto è una vicenda d'amore e di morte, e di follia che aleggia in una famiglia "maledetta". Un grande romanzo della letteratura sudamericana. Una lettura nella quale è un godimento perdersi, abbandonando ogni percezione del tempo.
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4.0Nocturno a mi barrio, 20-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Signore e signori, ecco a voi un libro che sembra scritto da un Dostoevskij argentino. Il confronto, naturalmente, è di quelli ardui. Non intendo mettere sullo stesso piano la smisurata grandezza dello scrittore russo e le pur grandi doti letterarie di Sabato. Voglio solo segnalare una parentela molto forte, che, leggendo il romanzo, è a mio avviso impossibile non cogliere. Il ricordo del lettore corre spontaneo alla sezione del testo "Rapporto sui ciechi", vera e propria galleria delle ossessioni e delle paranoie, trapiantata da San Pietroburgo a Buenos Aires. Ma non si tratta solo di questo. Molte caratteristiche psicologiche dei personaggi, della protagonista femminile in particolare, ricordano quelle di alcune figure dostoevskijane: una su tutte, Nastasja Filippovna de "L'idiota". Nel romanzo di Sabato c'è molto altro, ad esempio la splendida descrizione della capitale argentina negli anni '50, dei suoi quartieri, delle sue strade, della sua gente. E poi c'è un gesto decisivo, quello che chiude il romanzo, salvando il protagonista dal peso del dolore, o almeno aiutandolo a trasformare questo dolore in qualcosa di attivo: è il gesto che traccia una linea di fuga, la linea nomadica della potenza della vita che inaugura un nuovo piano, a Sud, tra "i grandi spazi non coltivati", come scriveva Henry Miller.
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3.0Sopra eroi e tombe, 29-10-2010
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Iniziato con entusiasmo, ho proseguito la lettura sempre più perplesso. Ci sono pagine memorabili, ma non mi ha convinto fino in fondo. è disordinato, l'ho finito con la sensazione molto netta di non averlo capito e di essermi perso gran parte della sua bellezza. Mi aspettavo tantissimo dal Rapporto sui ciechi, che invece non mi è sembrato prodigioso.
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