Eredi di un mondo lucente

Eredi di un mondo lucente

3.0

di Cynthia Ozick


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Descrizione

Nel 1935 la diciottenne Rose Meadows, orfana, brillante, colta, distrutta, "essenzialmente una persona che si limita a guardare e ascoltare" e appena buttata fuori dalla casa di suo cugino Bertram dall'odiosa fidanzata comunista, risponde a un annuncio di un giornale di Albany che richiede un'assistente per una famiglia recentemente arrivata da Berlino che deve, da lì a poco, trasferirsi a New York. Sebbene non sia chiaro se Rose debba fare da segretaria a Rudolf Mitwisser (uno studioso ossessionato dall'antica eresia ebraica del kartismo), da infermiera a sua moglie Elsa (ex ricercatrice nel più importante istituto scientifico tedesco, espulsa perché ebrea) o da tata ai loro cinque difficili figli, Rose è l'unica ad aver risposto all'annuncio.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 2 recensioni)

3.0Non decolla, 18-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
La scrittura è fluida, i personaggi caratterizzati e ben delineati, l'ambientazione è originale e trasmette tutta la difficoltà e l'alienazione che dei profughi, conosciuti e aiutati in patria, possono provare se si vengono a trovare in un mondo a loro sconosciuto. Il discorso del romanzo, ad un certo punto, si complica, spezzandosi. Gli spostamenti dei temi conduttori si fanno un po' complessi da seguire e tutti i personaggi accusano come di una carente di spessore, in un prosieguo in cui ti è difficile simpatizzare con loro.
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3.0Eredi di un mondo lucente, 08-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Nonostante il titolo promettente, ho trovato che questo romanzo mancasse l'obiettivo. E' ammirevole il tentativo di mostrare lo strappo che provano le persone quando sono costrette a cambiare paese, l'ondeggiare tra due identità che non ti appartengono mai completamente, le reazioni al rifiuto, gli equilibri sbilenchi che si instaurano nelle famiglie, la necessità che abbiamo di avere una funzione; tuttavia, in qualche modo rimane sempre sulla superficie: non basta descrivere gli eventi, il rocambolesco non può sostituire una reale riflessione sul tema, l'insieme risulta sfilacciato, senza coerenza.
In questo senso, ho trovato assai più riuscito Il giornale invisibile, di Dovlatov: la sua capacità di autoironia di fronte alle debolezze di carattere sua e dei suoi amici accentuatesi in seguito all'emigrazione, unita alla profondità e alla chiarezza delle riflessioni, ne fanno un romanzo assai più prezioso.
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