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L' epoca geniale e altri racconti

L' epoca geniale e altri racconti

di Bruno Schulz

5.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi tascabili. Scrittori
  • Traduttore: Vivanti Salmon A.
  • Data di Pubblicazione: giugno 2009
  • EAN: 9788806200886
  • ISBN: 8806200887
  • Pagine: 140
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Accompagnato da un ampio e toccante saggio di David Grossman, questo volume raccoglie dieci racconti di Schulz, frutto di una scelta di Grossman stesso, racconti che provengono dalle due raccolte "Le botteghe color cannella" e "II Sanatorio all'insegna della Clessidra". Schulz, insieme a Gombrowicz e Witkiewicz, completa la grande triade della letteratura polacca del Novecento. I suoi racconti costituiscono un unico ciclo di ricordi d'infanzia, un album di abbaglianti quadretti a colori dove la fanciullezza riappare rimescolata e incongrua come nei sogni. I racconti che compongono il volume sono: "La visitazione", "Gli uccelli", "La notte della Grande Stagione", "Le botteghe color cannella" e "La Via dei Coccodrilli", "II Libro", "L'epoca geniale", "Mio padre entra nel corpo dei pompieri", "La stagione morta" e "L'ultima fuga di mio padre".

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.8 di 5 su 4 recensioni)

4.0L'epoca geniale, 24-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Prese dalla raccolta più famosa dell'autore polacco, le botteghe color cannella. I racconti hanno come tema comune i ricordi d'infanzia al centro dei quali c'è la figura paterna, invadente e sfuggente al tempo stesso con la sua progressiva deriva nella follia.
E poi il negozio di tessuti a gestione familiare con i suoi commessi e le sue tele stipate fino al soffitto, la onnipresente e sensuale cameriera Adela e Schulz stesso, il bambino ricco di sensibilità che in autunno nutriva le mosche con granelli di zucchero per farle sopravvivere all'inverno.
Sullo sfondo Drohobycz, la cittadina natale della Galizia orientale (oggi Ucraina) con le sue botteghe color cannella, vecchie e dignitose come i suoi venditori, contrapposte alla pretenziosa e volgare Via dei Coccodrilli.
Il carattere che rende unico questo libro è nella sua prosa ricca di ornamenti, onirica e visionaria che amplifica e ridisegna la realtà attraverso una straordinaria moltiplicazione sensoriale.
"Mi piaceva stare tra le ginocchia di mio padre, abbracciandole di qua e di là come colonne. A volte scriveva lettere. Sedevo alla scrivania e seguivo estatico gli svolazzi della firma, contorti e volteggianti come trilli di un soprano leggero. Nelle tappezzerie germogliavano sorrisi, si schiudevano occhi, rimbalzavano scherzi.
Per farmi divertire, mio padre lanciava da una lunga cannuccia bolle di sapone nello spazio dell'arcobaleno. Andavano a sbattere contro la parete e scoppiavano lasciando nell'aria i loro colori"
O ancora:
"Metallici e luccicanti i tafani solcavano guizzando la soglia del negozio, si fermavano un attimo sull'intelaiatura della porta, come soffiati dal vetro metallico: bolle di vetro uscite dalla cannuccia ardente del sole, dalla fucina di quel giorno fiammeggiante, si fermavano con le aluccie spiegate, vibranti di volo e di velocità, scambiandosi il posto con furiosi zig zag".
In contrapposizione ad una realtà così vivida, la realtà di Schulz è dimessa prima, di assoluta tragicità poi.
Timido insegnante di disegno e applicazioni tecniche nella città natale che non si decide ad abbandonare malgrado la minaccia dell'occupazione tedesca, verrà ucciso nel '42 da un ufficiale della Gestapo. Il gesto è una provocazione nei confronti di un altro ufficiale tedesco che, avendo apprezzato il suo talento di disegnatore, gli aveva fatto decorare le pareti della sua casa.
"Ho ucciso il tuo ebreo", si dice sia stata l'atroce rivendicazione.
Dice Grossman: "Da qualche tempo ho preso l'abitudine di rileggere, più o meno una volta all'anno, i racconti di Schulz. E' una sorta di "revisione periodica" per me, un modo di rinforzare gli anticorpi contro la tentazione di cadere nell'apatia e nella grettezza. Ogni volta che apro un suo libro mi sorprende come questo autore, quest'uomo che raramente aveva lasciato la sua città natale, abbia creato un mondo intero per noi, una realtà unica nel suo genere, e come ancora oggi, molti anni dopo la sua morte, continui a nutrirci con granelli di zucchero per irrobustirci in previsione di un gelido e infinito inverno ".
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5.0L'epoca geniale, 12-04-2011
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Impegnativo, faticoso al limite dell'estenuazione, ma bellissimo. Nella postfazione al libro, David Grossmann racconta che molte persone variamente legate all'opera di Schulz, egli incluso, hanno conosciuto questo scrittore - morto nel '42 durante il rastrellamento nazista in Polonia - in maniera particolare, quasi favolistica, come se fosse l'autore ad aver scelto il lettore.
A me è capitato, semplicemente, quest'estate, in una libreria, sedotto dal titolo di questa raccolta di racconti, e dalla domanda "vi fu mai un'epoca geniale? E quando fu? ", che non è solo l'interrogativo espresso in un singolo racconto, ma il leitmotiv di tutta la narrazione dell'immaginifico scrittore polacco, sospeso nella rappresentazione e continua ricerca di un tempo, che in tanti fanno coincidere con l'infanzia, in cui la vita, ancora in potenza, si apriva al possibile, ed alle sue sconfinate varianti, reali ed immaginifiche.
Lascio ad ognuno il gusto di scoprire Schulz e la creatività dei suoi particolari racconti, a volte ostici ma scritti con uno stile funambolico ed una ricerca ossessiva sulla simbologia di ogni parola, in cui realtà e fantasia coesitono nello stesso istante e nello stesso luogo, fino ad essere l'una ossigeno per l'altra.
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5.0Il pittore scrittore, 10-07-2009
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Rilevante evento culturale d'inizio estate per merito di Einaudi: l'omaggio che l'israeliano David Grossman rende ad un altro classico, Bruno Schulz. In un unico, breve testo sono riuniti dieci racconti, scelti dallo stesso Grossman, tratti dalle due raccolte Le Botteghe color cannella e Il Sanatorio all'insegna della clessidra, nate dalla penna dell'autore polacco, ucciso da un funzionario della Gestapo, il 19.11.1942, nel ghetto di Drohobycz (occupata dai tedeschi), quando era riuscito a procurarsi i documenti per espatriare. I dieci racconti trasportano il lettore in un mondo fantastico dove le coordinate spazio temporali saltano e tutte le regole del comune vivere paiono esser messe in angolo. La prosa è immaginifica, sognante, ricca di virtuosismi: vietato aver fretta nella lettura, ingannati dall'apparente semplicità di favola nello stile. Sono coniate nuove espressioni che la traduzione in italiano di Anna Vivanti Salmon ci rende con efficacia. Le cose sono spesso personificate; mentre le persone vengono reificate. E'il padre, Jakob, la figura principale nella poetica di Schulz. Negoziante di tessuti, da buon ebreo, litigava, con D-o; il figlio lo immagina, anzi lo vede, come una sorta di demone in grado di trasformarsi via via in uno dei suoi amati uccelli -o magari in un insetto- e di scomparire per giornate intere. Bruno ne traccia con la penna ritratti indelebili. La madre è una figura scialba, mentre fortissimo richiamo sessuale assume la giovane cameriera Adela. Schulz per vivere fece l'insegnante di disegno al liceo della sua città e anzi i racconti che scrive vengono pubblicati insieme alle sue illustrazioni. Un po' Toulouse Lautrec, un po' Franz Kafka, quando i tedeschi occupano Drohobycz, trova rifugio nella villa di un ufficiale delle SS, Felix Landau. Questi gli ordina di affrescare la stanza dei figli con immagini tratte della fiabe. E il pittore/scrittore, nell'illusione di sopravvivere e come reazione al buio che avanza, immortala in mille fantastici colori la bella, indimenticata, Adela come principessa, e se stesso nelle vesti di cocchiere, in "quella corsa luminosa nella notte più chiara dell'inverno". Degno coronamento del libro è un commovente saggio con cui David Grossman ci consegna il "suo" Bruno Schulz. L'importanza che l'Autore polacco riveste per lo Scrittore israeliano va ben oltre l'influenza puramente letteraria. David confessa qual è stata l'occasione del suo incontro con l'opera e con l'uomo Bruno, la molla tragica, legata in primo luogo all'uccisione di questi, che lo indusse a scrivere di Shoah: solo immedesimandosi in quell'esperienza non vissuta avrebbe potuto comprendere il significato della sua vita "di uomo, di padre, di scrittore, di israeliano, di ebreo".
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5.0Il sogno di Bruno, 10-07-2009, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Rilevante evento culturale d'inizio estate per merito di Einaudi: l'omaggio che l'israeliano David Grossman rende ad un altro classico, Bruno Schulz. In un unico, breve testo sono riuniti dieci racconti, scelti dallo stesso Grossman, tratti dalle due raccolte Le Botteghe color cannella e Il Sanatorio all'insegna della clessidra, nate dalla penna dell'autore polacco, ucciso da un funzionario della Gestapo, il 19.11.1942, nel ghetto di Drohobycz (occupata dai tedeschi), quando era riuscito a procurarsi i documenti per espatriare.
I dieci racconti trasportano il lettore in un mondo fantastico dove le coordinate spazio temporali saltano e tutte le regole del comune vivere paiono esser messe in angolo. La prosa è immaginifica, sognante, ricca di virtuosismi: vietato aver fretta nella lettura, ingannati dall'apparente semplicità di favola nello stile. Sono coniate nuove espressioni che la traduzione in italiano di Anna Vivanti Salmon ci rende con efficacia. Le cose sono spesso personificate; mentre le persone vengono reificate.
E'il padre, Jakob, la figura principale nella poetica di Schulz. Negoziante di tessuti, da buon ebreo, litigava, con D-o; il figlio lo immagina, anzi lo vede, come una sorta di demone in grado di trasformarsi via via in uno dei suoi amati uccelli -o magari in un insetto- e di scomparire per giornate intere. Bruno ne traccia con la penna ritratti indelebili. La madre è una figura scialba, mentre fortissimo richiamo sessuale assume la giovane cameriera Adela.
Schulz per vivere fece l'insegnante di disegno al liceo della sua città e anzi i racconti che scrive vengono pubblicati insieme alle sue illustrazioni. Un po' Toulouse Lautrec, un po' Franz Kafka, quando i tedeschi occupano Drohobycz, trova rifugio nella villa di un ufficiale delle SS, Felix Landau. Questi gli ordina di affrescare la stanza dei figli con immagini tratte della fiabe. E il pittore/scrittore, nell'illusione di sopravvivere e come reazione al buio che avanza, immortala in mille fantastici colori la bella, indimenticata, Adela come principessa, e se stesso nelle vesti di cocchiere, in "quella corsa luminosa nella notte più chiara dell'inverno".
Degno coronamento del libro è un commovente saggio con cui David Grossman ci consegna il "suo" Bruno Schulz. L'importanza che l'Autore polacco riveste per lo Scrittore israeliano va ben oltre l'influenza puramente letteraria. David confessa qual è stata l'occasione del suo incontro con l'opera e con l'uomo Bruno, la molla tragica, legata in primo luogo all'uccisione di questi, che lo indusse a scrivere di Shoah: solo immedesimandosi in quell'esperienza non vissuta avrebbe potuto comprendere il significato della sua vita "di uomo, di padre, di scrittore, di israeliano, di ebreo".
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