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Emmaus

Emmaus

di Baricco Alessandro

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In sintesi

"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni, ma senza saperlo veramente, è l'unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato". Con queste parole inizia il nuovo romanzo di Alessandro Baricco, Emmaus. Il titolo evoca l'episodio narrato nel vangelo di Luca in cui due discepoli incontrano Gesù Risorto, senza riconoscerlo, sulla strada che va da Gerusalemme a Emmaus. I protagonisti sono quattro ragazzi diciassettenni divisi tra scuola e parrocchia. La città che fa da sfondo alla vicenda, pur non essendo nominata, sembra proprio essere Torino.

Dettagli del libro


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Voto medio del prodotto:  4.5

4.0 Indicazioni per il transito, 13-03-2010
di A. Rinaldi - leggi tutte le sue recensioni

«Dopo cinque mesi da I barbari, ho letto Emmaus.
Mi sembra che Baricco sia teso nell'impegno di conciliare gli opposti. Di mostrare come la società, i singoli, la vita siano, nei fatti, una sintesi o, quanto meno, un contenitore di realtà diverse.
Mi fa pensare all'Agostino del De civitate Dei. In comune il contesto culturale, generale: un tempo di passaggio tra un prima, che non è più, e non dopo, che deve ancora essere. Un dopo che si fa, che comincia ad essere proprio durante il passaggio.
Mi sembra rifletta su questo Baricco e ci provi a dare indicazioni per il transito in corso. Bisogna dargliene atto. »

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5.0 Assolutamente da non perdere, 04-12-2009, ritenuta utile da 38 utenti su 62
di B. Settimj - leggi tutte le sue recensioni

«Bisogna essere irriducibili amanti delle buone letture per avere ancora la voglia e la capacità di orientarsi in questo arrogante frastuono di euforie autopromozionali e sfondatimpani - autentiche promulgazioni - di qualsiasi balla o non balla scritta, guarda caso, proprio da (o dai famigli di) chi detiene le chiavi esclusive/elusive del potere su qualsiasi informazione/formazione mediatica, "perfino" quella libraria. Così oggi può capitare e capita che "perfino" qualche informatore tra i più irreprensibili - autentico residuato bellico - scivoli o venga per così dire scivolato in suggeriti suggerimenti d'acquisto, anche se ormai tiene famiglia diciamo "visibilmente" sistemata. Comprensibili cortesie di scambio, non sono queste le carognate, per l'amor di dio. Però questa atmosfera di reciproche indulgenze plenarie o quasi, comporta che anche taluni autori di insospettabile successo vengano presi sempre più vorticosamente nel giro indotto dei facili palati e si diano a centrifugare ai famelici editori anche i fondi meno appetibili dei loro cassetti. Confesso che con questo malinconico stato d'animo incline alla ineluttabilità dei nostri tramonti italici, o piuttosto alla improbabilità di una qualche alba, ho dato comunque ascolto ad Augias, perché nonostante tutto era ancora il nostro Augias, ed ho comprato quest'ultimo Baricco, in quanto autore che spesso amo: pur parendomi frettoloso secondo prassi e sospetto mercantile il suo freschissimo Emmaus. Bene, amici, sono arcilieto di confessare qui di aver preso una grande cantonata, perché questo Emmaus è forse il libro più bello di Baricco, un libro che potrebbe perfino fare storia nella intera letteratura italiana, anche per le felici innovazioni sintattiche con le quali l'autore riesce a modernizzare e snellire l'affannoso ansimare della nostra lingua scritta dietro a quella correntemente parlata. Anche le vicende narrate in prima persona sono di appassionante interesse. E' infatti un ragazzo dei nostri tempi che rende la sua cruda testimonianza sull'eterno fallimento per gli umani di vivere i propri sogni di amore e di purezza, quasi fosse la vita stessa a costituirne un incessante e cupo risveglio, e quindi la morte fosse la sola speranza di seguitare a sognare. Morire, dormire, forse sognare... »

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