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Elisabeth

Elisabeth

di Paolo Sortino


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Data di Pubblicazione: aprile 2011
  • EAN: 9788806205911
  • ISBN: 8806205919
  • Pagine: 216
  • Formato: rilegato

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Non si pensa mai che possa succedere veramente qualcosa di così brutto come il fatto di cronaca da cui prende spunto “Elisabeth”, il primo romanzo di Paolo Sortino, classe 1982.
Non lo si pensa mai perché solo l’idea mette i brividi. La paura della solitudine imposta e della violenza brutale, la paura della prigionia insensata e dell’odio banalizzato, la paura proprio lì dove di solito c’è solo amore, la paura di non vivere e di non vedere il mondo.
Una vita rinchiusa in una cantina sbarrata dall’esterno. Ventiquattro anni chiusa al buio di luci fioche e sintetiche. Muffa d’umido sotto la casa di famiglia. Chiusa a chiave dentro una sorta di bunker antiatomico artigianale, costruito da suo padre ingegnere. Non solo per il timore dell’atomica in un eventuale guerra nucleare scatenata contro gli austro ungarici. Rinchiusa lì dentro da suo padre elettrotecnico. Era il 1984, e lei aveva diciotto anni. Da quel giorno, in ventiquattro anni, Josef Fritzl ha avuto sette figli, da sua figlia. Tre li ha cresciuti in casa, sopra. Tre li ha lasciati a Elisabeth, sotto. Per lei. Uno, morto poco dopo la nascita, è stato ridotto in calce e cenere dalla pericolosa stufa di casa. Cose che possono succedere, evidentemente. Cose successe ad Amstetten, una città d’Austria, Europa, pochi anni fa. Cose che nessuno avrebbe mai immaginato o sospettato potessero essere così terribili. E invece, lo erano eccome.
Quello di Paolo Sortino è un romanzo che catapulta il lettore direttamente dentro alla prigione di Elisabeth, per fargli provare cosa possa aver voluto dire essere lì. Ai limite dell’immaginabile, dove c’è molto altro. Come la normalità di gesti folli e violenti, scaturiti da una normalità folle e violenta. Pulita in superficie e sottoterra un disastro. La realtà delle cose e la finzione degli addobbi che si intersecano per tutta la storia.
In cerca delle ragioni di un male così profondo, assieme a molte altre tematiche che prendono vita da situazioni quasi fiabesche perché assurde e folli. Molto più della storia di un fatto di cronaca nerissima, di un orrore familiare rivestito dal silenzio assordate delle grida urlate da sotto delle fondamenta di casa, di un vicino anziano qualunque.
E la scelta di non lasciarsi andare a facili giudizi e colpe ovvie, evita sia il rischio di torbido compiacimento che potrebbe capovolgersi più morboso ancora, sia i pregiudizi così facili da pensare e indicare, ma tanto difficili da togliersi di dosso.

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