Effi Briest

Effi Briest

4.0

di Theodor Fontane


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Descrizione

"L'uomo naturale," spiega Fontane, "vuole vivere, non vuole essere devoto, o casto, o morale, tutti tratti artificiali il cui valore, poiché manca l'autenticità e la naturalezza, è sempre dubbio. Tale elemento naturale mi affascina da molto tempo, è l'unica cosa cui attribuisco importanza, l'unica che mi attira, ed è forse questo il motivo per cui i miei personaggi femminili sono tutti un po' disturbati. Proprio per questo mi sono cari; mi innamoro non delle loro virtù ma della loro umanità, detto altrimenti, delle loro debolezze e dei loro peccati." Il destino di Effi, la "figlia dell'aria", che ancora giovanissima viene data in moglie al prefetto von Innstetten, sarà segnato, infatti, proprio dal conflitto tra i suoi contraddittori impulsi interiori, la sua aspirazione a una vita di "tenerezza e amore", a un futuro "bello e poetico", e una realtà che invece impone all'individuo rigorosi confini. Effi Briest, più ancora di Emma Bovary, tradisce non per passione, ma per noia, per rompere la monotonia della vita coniugale. La sua è stata anche ripresa in un bellissimo film del regista tedesco Fassbinder.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Effi Briest, 28-06-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 7
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Solitamente si associa Effi Briest a Madame Bovary ed Anna Karenina nella cosiddetta "trilogia matrimoniale del XX secolo", in realtà la "povera Effi" (espressione con cui Fontane si riferiva al suo personaggio) ha molte meno colpe delle altre due: un bacio e qualche lettera galante scambiata con il maggiore Campras per ingannare la solitudine di un lungo inverno. Tempo dopo, quando ormai Effi vive a Berlino e ha dimenticato il maggiore, suo marito scopre casualmente delle lettere e si confida con un amico. La successiva decisione di sfidare in duello il suo rivale e di ripudiare Effi appare per lo più motivata, e questo credo sia il nodo fondamentale del romanzo, dal fatto di voler salvare le apparenze. Il barone Instetten distrugge la sua pace domestica non tanto perchè offeso o geloso di quanto avesse fatto sua moglie, ma perchè, avendolo raccontato ad un amico, avvertiva il dovere, dettato dalle tacite convenzioni sociali che quell'amico appunto rappresentava, di farlo. Nella parte finale del romanzo, infatti, aleggia la terribile sensazione che il barone, se solo non fosse stato costretto da determinati schemi di comportamento, avrebbe offerto ad Effi il suo perdono.
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