Il novantennio che va dalle prime esperienze scolastiche di Ariosto e Machiavelli (1475 ca) alla fine del concilio di Trento (1564) è decisivo per il processo, tutt’altro che lineare secondo l’autore, della fissazione dell’italiano. Tra il polo colto che afferma il fiorentino letterario e quello popolare, si estende l’uso di una lingua “comune”, “mista”, “alla cortigiana” come valida alternativa letteraria al fiorentino trecentesco. Nella prima parte del volume (L’italiano nel primo Cinquecento) e nelle analisi testuali della seconda (Antologia di testi) l’autore analizza le situazioni “periferiche” e di confine concedendo ampio spazio, accanto a testi letterari più o meno canonici (dal levigato Bembo allo scandaloso Aretino), ai testi “pratici” (inventari, libri contabili ecc.), più vicini alle condizioni delle parlate locali.
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Titolo: Storia della lingua italiana. Il primo Cinquecento