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Un dramma borghese

Un dramma borghese

di Guido Morselli


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4.0Un romanzo "borghese"?, 23-04-2012
di R. Pizzardo - leggi tutte le sue recensioni

«Lo stile di Morselli è tornito, a tratti inattuale, ma mai stucchevole. L'analisi dei personaggi è delicata, profonda, eppure terribilmente precisa, profonda. Trecentro pagine che si svolgono praticamente tutte in una stanza con due singoli personaggi, ma che si leggono con passione, con l'angoscia di chi vede una tragedia costruirsi sotto i propri occhi senza poter far qualcosa per evitarlo.»

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4.0Un dramma borghese, 18-11-2010
di F. Lopoldi - leggi tutte le sue recensioni

«In questo romanzo Morselli affronta un argomento scabroso nel suo solito modo sottile, elegante e raffinato: il rapporto ambiguo che si viene a creare fra un padre, per anni assente e lontano, e una figlia, una bambina-donna, appena uscita da un "roussoniano" collegio svizzero.
Gioca molto con la psicoanalisi l'autore in questo dramma borghese: da un lato c'è un uomo debole e incline alla pigrizia, un'animula blandula, una sottospecie di intellettuale come si autodefinisce che racconta in prima persona l'inadeguatezza del suo essere padre, l'incapacità di assumere un ruolo che per anni ha evitato con cura, con la scusa della vedovanza e del lavoro, e dall'altra una diciottenne innocente, spontanea e ingenua (innocente, spontanea e ingenua? ) che riversa su di lui tutto l'amore di cui è capace e a cui per tanti anni ha dovuto rinunciare. Un amore, il suo, però esclusivo, possessivo e morboso, aggravato dal fatto che i due sono malaticci (malati psicosomatici senza timore di azzardar diagnosi) e stanno trascorrendo una lunga convalescenza praticamente reclusi in un malinconico albergo lacustre.
Sono soli, abbandonati a se stessi, senza contatti né con parenti né con amici, se non quelli sporadici con un medico del posto (pure lui ideale cavia per un lettuccio freudiano) , immersi in un'opprimente atmosfera claustrofobica, che trasforma ogni gesto e ogni parola in un potenziale rapporto incestuoso.
Ma a metà romanzo, appena in tempo, forse, per sventare l'infrangersi del tabù, l'entrata in scena di un terzo personaggio modifica il quadretto, generando però le drammatiche conseguenze già anticipate nel titolo.
Anche questo è un romanzo splendido, e anche di questo l'autore non vide la pubblicazione per oscure scelte editoriali, scelte che mi lasciano ancora una volta attonita e incredula.
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