Donna per caso

Donna per caso

3.0

di Jonathan Coe


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Descrizione

Per Maria non c'è nulla di certo. La sua vita è una sequenza di episodi accidentali. L'amicizia di chi la circonda non la smuove, e non la smuovono neppure le reiterate offerte di matrimonio da parte di Ronny, innamorato devoto. Le piace vivere dentro i confini che certamente sente come il suo mondo ma che altrettanto sicuramente sa non essere prodotto di una "sua" precisa volontà. Si laurea, si sposa, ha un figlio e continua a non capire come di quegli eventi si possa dire "la mia vita". Esiste un grimaldello capace di far saltare l'apparente freddezza esistenziale di Maria? O tutto è destinato a finire com'è cominciato, vale a dire "per caso"? "Donna per caso" è il primo romanzo di Jonathan Coe.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (2.9 di 5 su 10 recensioni)

4.0Romanzo gradevole..., 18-03-2012
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Breve e conciso, riesce a cogliere al meglio le dinamiche psicologiche e mentali della protagonista, che narra in prima persona, come in un lungo romanzo personale, dove annotare i momenti più significativi della propria vita, i pensieri e le difficoltà. Scritto in maniera semplice e diretta, è consigliato non solo per gli amanti di Coe.
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3.0Un mediocre romanzo per un grande scrittore, 13-03-2012
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Un Jonathan Coe di livello piuttosto scadente, il peggior romanzo dopo 'Questa notte mi ha aperto gli occhi' . Si coglie nella scrittura dell'autore una certa acerbità, che nel tempo ha saputo crescere fino a diventare grande capacità narrativa e maestria stilistica. Un esordio, per l'autore, non troppo felice, se paragonato con i suoi grandi successi.
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3.0Donna per caso, 10-03-2012
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Questo non è il Coe di livello, che lascia con la bocca aperta ad ogni riga. Il romanzo si fa leggere, ma non avanza la pretesa, e per altro non può farlo, di assurgere ai livelli degli altri romanzi dell'autore inglese. La caratterizzazione dei personaggi, che è uno dei punti forti dello scrittore, non è presente; così come manca la struttura articolata dell'intreccio cui ci ha abituati. Maria, la protagonista, alla fine di ogni conversazione con l'amica si chiede "E allora? ", ed è la stessa cosa che mi sono chiesta io alla fine del romanzo.
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3.0Donna per caso, 12-04-2011
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Libro apprezzatissimo, capolavoro per molta critica, grande successo di pubblico. Il primo libro di Coe, in cui già si vede il modo di scrivere che mi piacque molto ne "La famiglia Winshaw". Qui, però, è messo al servizio di una storia che più triste non si può. Intanto, mettiamo un punto a favore proprio sulla scrittura. O meglio, sul modo di porsi dell'io narrante rispetto alla storia. Una sorta di voce fuori campo, che accompagna tutto il film, non con intenzioni didascaliche quanto da demiurgiche. L'impressione mia è proprio di assistere ad un film della vita di Maria (nome omen) in una sala ben riscaldata, dove un sapiente commentatore ci fa vedere il susseguirsi delle scene, ce le commenta, e, poiché conosce già la storia, va su e giù per il testo, citando cose che verranno e ricordando cose successe. Un po' l'atteggiamento che altrove citavo dell'autore che sa tutto, e si sente in dirittodovere di punzecchiare sia i personaggi dello scritto sia i lettori. A volte i risultati sono godibili (qui lo sono in alcuni passi), altre volte rimangono freddi esercizi (e spesso mi verrebbe da interromperlo, di fare una discussione, perché autore commenti così l'atteggiamento di Maria? E se invece si potesse interpretare). Ma se la scrittura può essere discussa, ed è un elemento positivo del testo, quello che mi ha depresso è l'argomento. Lo scorrere della vita di Maria, cui non succedono cose particolarmente belle eo significative (forse a parte vincere il concorso di ammissione ad Oxford) e che trascina la sua esistenza, in maniera casuale, cioè rispondendo, ma senza vigore, al caso che le viene addosso. Il caso che le fa incontrare A prima di B, che le fa bere vino invece di tè, e via di accidente in accidente, ogni volta il caso le porta qualcosa di ancora più deprimente, e lei non solo non fa nulla, ma scivola nella vita, come se appartenesse a qualcun altro. E così fa una vita sbagliata ad Oxford, fa un matrimonio sbagliato, una gravidanza sbagliata, un fidanzamento sbagliato. Ma è tale l'ignavia del suo modo di affrontare la vita, che la seguiamo per 15 anni, fare un giro a tutto tondo per tornare al punto di partenza (più o meno) . Ma fai qualcosa, cribbio! Urla, piangi, sorridi, corri. Vero che l'autore ci sottolinea che non c'è nulla che la smuove, apaticamente abulica. Ma perché, allora, dovremmo seguirla per tutte queste pagine (che in fondo non sono tante, ma lo diventano) ? Perché Coe la mette in tutta una serie di situazioni in cui noi diremmo: allora fai così, allora dici questo, e così via. E Maria non lo fa. Anzi, ogni volta, come perversamente, dovendo scegliere tra due alternative, immancabilmente sceglie la più funesta per la sua vita successiva. Pagina dopo pagina, aspettavo un riscatto: ora le succede qualcosa di bello, ora avrà un po' di fortuna, ora si riscatta. Ma lei no. Maria continua a scendere le scale dell'inesistenza (cioè di un'esistenza senza nessuno sbocco). Riuscendo anche a sbagliare anche il suicidio. In fondo però sarebbe stato un colpo di coda troppo forte. Ed allora forse Coe ci presenta questo mondo come il contrario di quello che dovrebbe essere per avere un briciolo di felicità. Come quando Maria ascolta la musica al buio o fa le fusa con il gatto. Ma questi episodi di pseudo-felicità sono ben presto lasciati, perché la partecipazione di Maria era tutto fuorché con la testa. Avrei dato un po' più di voti al romanzo, se almeno avesse virato nelle procellose acque del comico (come avrebbe fatto se a scriverlo fosse stata che so la Campo che un po' usa la stessa tecnica di scrittura). Ma no, niente risate. Ed alla fine, solo una grande, immensa tristezza, neanche rischiarata da un barlume di speranza interna. Però Coe non mi dispiace ed alla fine penso che tornerò a leggerne.
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2.0Donna per caso, 03-04-2011
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Ennesimo libro di quest'autore che mi ha lasciato l'amaro in bocca. Coe ci racconta la vita di una donna a cui tutto è indifferente. Non vive, ma si lascia vivere. E' infelice, ma anzichè prendere in mano la sua vita, si lascia trasportare dagli eventi. Non mi ha entusiasmato, perchè la protagonista è talmente scialba e senza personalità, che mi deprimeva.
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2.0Donna per caso, 10-11-2010
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Opera prima di Coe. Il solito stile narrativo scorrevole e accattivante, una "voce fuori campo" interviene spesso nella storia, si rivolge direttamente al lettore quasi a voler richiamare l'attenzione su alcuni particolari.
Ironico, pungente, cinico, forse troppo cinico, nel corso della storia l'immagine di Maria, la donna per caso, viene completamente "stritolata", per lei nessuna critica palese ma neppure comprensione, solo un freddo, beffardo distacco.
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3.0Donna per caso, 05-11-2010
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La storia di una ragazza, dall'adolescenza alla maturità, raccontata dalla voce narrante con un assoluto distacco, spesso velato da ironia o addirittura da cinismo.
Speri sempre in qualche più umano sentimento,ma non arriva.
Lascia l'amaro in bocca.
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2.0Donna per caso, 31-10-2010
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Il primo romanzo di Jonathan Coe, non il suo capolavoro.
La protagonista, Maria, più che una donna per caso si potrebbe definire una "persona per caso": priva di slanci emotivi e di istintualità, troppo chiusa e riservata, quasi disinteressata al resto del genere umano; lei stessa afferma che le sarebbe piaciuto vivere come un gatto: mangiando, dormendo e facendosi coccolare da tutti senza implicazioni sentimentali.
Inizialmente questa figura ci ricorda un pò Meursault - lo straniero di Camus - come una donna lontana dalle convenzioni sociali e dai piccoli riti che scandiscono le giornate di ognuno di noi.
Avrei voluto comprendere il perchè di questo suo atteggiamento ma è lo stesso Coe, che veste i panni del narratore saccente e cinico, rivolgendosi direttamente al lettore, che ce la fa compatire più che capire.
L'autore è impietoso, la tratta come uno straccio: ce la mostra sola triste usata delusa spiantata provata confusa, raramente serena.
Dopo averci pensato a lungo, credo che Coe volesse metterci in guardia dai fallimenti e dalle delusioni che costellano l'esistenza di chi si mostra poco determinato e carente di obiettivi e ambizioni concrete.
É ovvio pensare che lasciarsi trasportare dagli eventi sia più facile che prendere in mano la situazione: se non hai uno scopo non hai paura di sbagliare e non ci sono imprese rischiose da intraprendere per ottenere ciò che vuoi, se non vuoi niente!
Coe sembra mostrarci che si può fallire anche senza un obiettivo da mancare: puoi rimanere sconfitto anche se non stai combattendo.
Concludendo direi che, per un lettore che ha amato Coe, questo romanzo potrebbe essere un mezzo per comprendere l'evoluzione della sua scrittura; per chi non ha mai letto altro di questo autore è caldamente sconsigliato.
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4.0Donna per caso, 03-10-2010
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Maria che insegue, blandamente, la vita e che sempre la canna: non c'è sfortuna, c'est la vie... Ma quanto risuona, fastidiosa, la sua vita nella nostra: Maria, o dello specchio dei tempi...
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3.0Gli inizi, 02-08-2010
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Non all'altezza dei suoi romanzi successivi, ma sicuramente una lettura piacevole.
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