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La Divina Commedia. Paradiso

La Divina Commedia. Paradiso

di Dante Alighieri

4.5

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Note su Dante Alighieri

Nasce a Firenze nel 1265, in una famiglia di guelfi di parte bianca, e per tutta la vita si dedica con passione alla letteratura, alla filosofia e alla politica della sua città. Le sue prime opere letterarie risalgono agli anni Ottanta del Duecento, e lo consacrano da subito come autore centrale per l’evoluzione e lo sviluppo della poetica stilnovista. Risalgono a questo periodo i suoi testi giovanili Il detto d’amore e Il fiore, le prime liriche raccolte nelle Rime e il prosimetro Vita nova, in cui Dante racconta in prosa e in poesia la nascita del suo amore per Beatrice, la donna angelicata che, secondo l’ideale stilnovista, è capace di condurre colui che l’ama alla salvezza.
Negli stessi anni Dante si dedica anche attivamente alla politica fiorentina, e proprio il suo impegno civile è alla base dell’evento più traumatico della sua esistenza, ovvero l’esilio a cui viene condannato nel 1302, mentre si trova in missione a Roma presso papa Bonifacio VIII. Per anni Dante prova a ritornare a Firenze, legalmente o per mezzo di un’azione di forza, ma tutti i suoi tentativi falliscono e il poeta non riuscirà mai a rientrare nella sua città natale. Trascorre il resto della sua vita muovendosi tra la Toscana, il Veneto e l’Emilia Romagna, ospite di famiglie amiche e di altri esponenti del partito guelfo. Durante l’esilio compone le sue opere più celebri, destinate a segnare indelebilmente la storia della letteratura italiana, come il Convivio, opera filosofica dedicata a temi civili, il De vulgari eloquentia, testo centrale per lo sviluppo della lingua volgare italiana, e soprattutto la celeberrima Comedìa(ribattezzata da Boccaccio Divina Commedia, nome con cui è comunemente conosciuta oggi), racconto in versi di un meraviglioso viaggio compiuto dall’autore nei tre regni dell’aldilà e vera e propria summa della filosofia, della teologia e del pensiero del Medioevo.
Il Paradiso, ultima cantica della Divina Commedia, è l’ultimo grande testo composto da Dante. Il poeta infatti muore il 14 settembre 1321, probabilmente di malaria, a Ravenna, dove era stato accolto dal signore della città Guido da Polenta che l’aveva nominato suo ambasciatore; la sua tomba si trova ancora oggi nella città romagnola, in un tempio costruito in onore di quello che è universalmente conosciuto come “Sommo Poeta”.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 6 recensioni)

4.0Massimo del cristianesimo, 18-04-2015
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I poeti antichi usavano invocare la Musa, o le Muse, perché li rendessero capaci di esporre agli uomini temi "grandi"; il cristianissimo e italianissimo, quindi greco-latino, Dante chiama lo stesso Apollo, richiedendo al dio musico per eccellenza la facoltà di accennare almeno alla potenza immaginaria del Paradiso. Il linguaggio si sforza di descrivere ai lettori non soltanto la trasumanazione prima, necessaria per ascendere i cieli, ma ogni transito da una dimensione all'altra fino al cospetto di Dio, essendo i beati tutti uguali per felicità, ordinati alla perfezione complessiva ma diversi quanto a ragioni di beatitudine, a seconda delle particolari azioni meritorie compiute nella loro vita terrena, svolta in vista della successiva vita eterna. Secondo la dottrina, la luce di Dio s'espande cogliendo in varia misura le parti del reale. Come artista, Dante vuole rendere in figure il sistema cristiano, come pensatore vuole colpire il meglio dell'uomo anche ateo, cioè la ragione, argomentando secondo i principi della scolastica le tante questioni circa la fede. Beatrice gli fa da maestra risolvendo i suoi dubbi e addirittura san Pietro lo esamina con un'interrogazione; ne risultano evidenti i paradossi del cristianesimo, che costringono Dante a ripararsi dietro la piccolezza dell'uomo e l'insondabilità del divino, ma questa rimane l'opera più riuscita dell'umanità, proprio perché ha tentato di rendere l'assoluto non mediante le confuse formule dei mistici bensì con ponderatissime fantasie di luoghi, personaggi e situazioni e con la struttura dell'universalismo medievale, intento non solo alla cura della propria anima ma alla realizzazione, in Terra, di una politica totale ispirata dalla carità e dalla sapienza.
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5.0Paradiso, 07-02-2012, ritenuta utile da 10 utenti su 108
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Anche le altre cantiche di Dante sono rivoluzionarie, ma il paradiso lo è particolarmente, sia per la poesia che diventa più profonda, sia perchè si sofferma più sulle anime che sul paesaggio. Il genio di Dante qui si esprime veramente con grande potenza, e diventa anche più complesso, ma si viene davvero trasportati nella luce man mano più splendente... Bè che dire... Sublime!
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4.0Le note, 26-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ottime la parafrasi ele note esplicative sia del contesto storico-letterario. La Divina commedia resa semplice si rivela anche ottima anche per anche per una lettura a casa. Molto buona per gli approfondimenti che rende qualsi inutile ricerche in altri testi o al limite la facilita. Vivamente consigliato alle superiori, Licei compresi.
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5.0Verso il bene assoluto, 24-02-2011
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In questa cantica Dante è accompagnato non più da Virgilio ma da Beatrice.
Libero dal peso del peccato percorre i nove cieli e sale verso l'Empireo.
Il Paradiso è la parte finale di un poema di straordinaria potenza, che arricchisce l'animo come nessuna opera è in grado di fare.
La Divina Commedia è tutta da leggere compreso il Paradiso dove vi sono versi di forza impressionante quindi non posso che consigliarne la lettura.
Particolare attenzione è da rivolgere alle introduzioni molto ben fatte dei canti nell'edizione Oscar Mondadori.
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4.0paradiso, 09-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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in questa cantica il linguaggio di Dante diventa più colto aulico e sofisticato per l'importanza della materia trattata. Dante percorrerà i cieli in cui risiedono i beati fino a giungere alla visione di Dio. Consigliato
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5.0il paradiso, 08-10-2010
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in questa ultima cantica de La divina Commedia Dante si trova di fronte a creature angeliche beate. Le anime sono poste in vari cieli ma Tutte sono perfettamente armoniche, contente della propria posizione e illuminate dal bene di Dio. Il linguaggio dantesco diventa aulico, ricco di metafore e di forte impatto emozionale.
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