Disegnare il vento. L'ultimo viaggio del capitano Salgari

Disegnare il vento. L'ultimo viaggio del capitano Salgari

4.0

di Ernesto Ferrero


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In sintesi

Un coro di voci racconta la vita difficile e le avventure immaginarie di Emilio Salgari, lo scrittore che ha infiammato generazioni di italiani. Tra Verona e Venezia, tra Genova e Torino si consuma la vicenda del «padre degli eroi», prigioniero dei mondi che lui stesso ha creato. Vive appartato in un caseggiato popolare sul Po, sfiancato dai ritmi di un lavoro forsennato. Chi è davvero l’uomo che si fa chiamare Capitano, sostenendo d’aver navigato tutti i mari del mondo? Da dove prende il favoloso repertorio di piante e animali con cui ricrea magistralmente l’essenza stessa dell’esotismo? Perché i suoi personaggi sono agitati da una ossessiva sete di vendetta? A cento anni dalla sua morte (un suicidio degno di un samurai) il romanzo di Ernesto Ferrero va oltre le biografie accostando documenti autentici e d’invenzione, e orchestrando le voci di una folla di testimoni: la moglie Ida detta Aida, minacciata dalla follia; i figli, i vicini di casa, i pochi amici, medici, giornalisti; ma soprattutto un’intrepida ragazza che lo accompagnerà nell’ultimo viaggio con tenera pietà. Sullo sfondo dell’Italia di De Amicis, delle prime automobili e delle Esposizioni Universali, il romanzo esplora il margine che corre tra la realtà quotidiana e l’immaginazione, tra la vita e la scrittura, tra quello che siamo e quello che vorremmo essere.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Disegnare il vento, 27-05-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
In poco meno di 200 pagine l'autore riesce at racciare il microcosmo in cui si muoveva Salgari. Della società, soprattutto: l'Italia a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo è un paese chiuso e provinciale, popolato di un'umanità spesso non meschina, ma immiserita dall'ambiente che la circonda e la soffoca in una vita senza speranze. Ferrero è scrittore fine e (si capisce) persona sensibile. Il suo tocco è sempre misurato, signorile. Mi è piaciuta molto la scelta dei vocaboli, soprattutto, desueti ed evocativi, così come il capitolo sulla nascente industria automobilistica. Se non che (mi è capitato di pensarlo anche a proposito di certi quadri del suo concittadino Casorati) la descrizione del tedio può finire per tediare il lettore, per avvolgerlo in un malessere da cui non riesce a sottrarlo neanche l'eccitazione degli arrembaggi salgariani.
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