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La discontinuità della coscienza. Etiologia, diagnosi e psicoterapia dei disturbi dissociativi

La discontinuità della coscienza. Etiologia, diagnosi e psicoterapia dei disturbi dissociativi

di G. Liotti (a cura di)

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4.0Disturbo Dissociativo d'Identità , 05-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Liotti afferma che al di là dell'orientamento terapeutico, risulta di pregnante importanza per la riuscita della terapia del DID costruire un'esperienza relazionale positiva, correttiva delle precedenti relazioni traumatiche del paziente.
La caratteristica fondamentale che il DSM elenca nella categoria dei disturbi dissociativi (disturbo da personalità multipla, disturbo da depersonalizzazione, fuga psicogena, amnesia psicogena e disturbo dissociativo non altrimenti specificato) è rappresentato dalla perdita della continuità dell'esperienza soggettiva.
L'esperienza cosciente di sé è interrotta da ampie lacune amnesiche, da astati alterati di coscienza o da bruschi cambiamenti di condotta, di cui a posteriori il paziente ricorda poco o nulla. L'alternanza di condotte talvolta inconciliabili genera nel paziente l'impressione che il senso di continuità e unità del sé è minacciato o perduto.
Minimo comune denominatore dei differenti approcci esaminati è costituito dalla relazione terapeutica, costituente l'esperienza emozionale correttiva, che riattiva e ricostruisce i modelli interpersonali appresi, trasportando il paziente dalla richiesta di accudimento (SMI attaccamento) alla cooperazione paritetica con il terapeuta.
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