Il diritto comparato dopo la riforma. Lezioni e appunti di una ricerca per l'insegnamento

Il diritto comparato dopo la riforma. Lezioni e appunti di una ricerca per l'insegnamento

di Francesco De Franchis


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In sintesi

Cambiare la carta argentata e il colore dei nastrini, ossia l'involucro, ma lasciare intatto il contenuto, è una non-riforma, si tratti dell'università o di altre cose. Stessi docenti, stessi libri di testo, stesse lezioni frontali, stessa piattezza di programmi, stesse dicotomie, stessa prospettazione ottocentesca del fenomeno giuridico; stessi abissi di incomprensione tra una materia e l'altra. Di più, la proliferazione degli insegnamenti, assai spesso molto ardui da giustificare sul piano scientifico, aggrava la ormai intollerabile soma di materiale didattico addossata agli studenti. Eppure una riforma seria dell'università non si può limitare ad una nuova legge, magari seguita subito dopo da un'altra nuova legge di riforma della riforma; essa dovrebbe significare in primo luogo un sovvertimento della didattica (e, per molti versi, anche della scienza) giuridica, di cui, peraltro, finora non si è visto nemmeno l'inizio di un dibattito nel mondo accademico. In ogni caso, di questo dato contenutistico, i libri di testo costituiscono l'aspetto fondamentale. In realtà, mentre in altri sistemi essi sono solo lo spunto di un dialogo tra docente e discenti, da noi il diritto (e non solo quello) si studia a casa. Per la quasi totalità degli studenti di diritto, anche in quelle università in cui si afferma, ma di fatto non si esige, l'obbligatorietà della presenza, il libro di testo è lo strumento unico della didattica. Come scriveva oltre trenta anni fa Mauro Cappelletti rifacendosi all'opinione di una schiera interminabile di giuristi stranieri e italiani, da Otto Kahn-Freund a Vittorio Scialoja a Piero Calamandrei, da Walter Bigiavi a Tullio Ascarelli, da Gino Gorla a Renato Treves, lo studio del diritto non può più consistere nell'anatomia delle strutture giuridiche, ma deve abbracciare la fisiologia del diritto nelle sue implicazioni politiche, economiche ed etiche, nel suo contesto storico. L'autore prospetta la materia in maniera insolita e originale nel tentativo di riannodare un filo ormai spezzato che ha ridotto lo studio del diritto a uno ""spezzatino"" senza né capo né coda.

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