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Diritti negati. Le leggi razziali dell'Italia fascista

Diritti negati. Le leggi razziali dell'Italia fascista

di Luca Vandone, Francesco Agostini


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Descrizione

Il volume offre una documentata panoramica sul contesto nel quale, a seguito dell'avvento del fascismo al potere, fecero la loro comparsa in Italia le prime avvisaglie di antisemitismo, che si trasformarono, fra il 1938 e il 1939, in uno stillicidio di provvedimenti legislativi antiebraici, le cosiddette "leggi razziali", la cui promulgazione si protrasse fino ali inizio del 45. Tutti i principali documenti vengono riprodotti nella loro versione integrale e puntualmente commentati, al fine di farne capire la terribile portata e di lare comprendere quanto capillarmente e odiosamente queste leggi riuscirono a incidere sulla vita di migliaia di Ebrei italiani, che vennero privati dei loro diritti, perseguitati, deportati e uccisi.

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3.0Diritti negati., 18-07-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 4
di M. Ceriali - leggi tutte le sue recensioni

«"In Italia non si fanno distinzioni tra ebrei e non ebrei", sosteneva Mussolini, tanto e' vero che accosle sul territorio italiano numerosi profughi ebrei tedeschi in fuga dalle leggi razziali imposte in Germania. E ancora il Duce, divenuto amico e complice di Hitler, sosteneva che non esistevano sentimenti antisemiti in Italia, nel frattempo la sua stampa cominciava la sua vera campagnia di discriminazione razziale. Era una questione di purezza della razza. Ed ecco che vengono emanate le prime leggi razziali a danno delle razze inferiori: "La razza ebraica". Decreti e decreti di divieti e privazioni, l'ebreo non puo' insegnare, l'ebre non puo' studiare, l'ebreo non puo' possedere. E poi la creazione dei centri di raccolta e segregazione per le razze impure da consegnare agli sgherri del suo socio e amico, fino al totale allontanamento della comunita' ebraica dal suolo italiano. La Chiesa Cattolica tace, partirono sei mila ebrei italiani per i Lager nazisti, pochissimi fecero ritorno. Partirono anche gli stranieti ingannati e intrappolati dalla finta' bonta' del Duce, che diede loro ospitalita' alimentando una speranza succesivamente vergognosamente infranta.»

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