Come Dio comanda

Come Dio comanda

4.0

di Niccolò Ammaniti


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Descrizione

In una landa ai margini di tutto vivono un padre e un figlio, Rino e Cristiano Zena, uniti da un amore viscerale che si nutre di sopraffazione e violenza. Tirano avanti un'esistenza orgogliosa insieme a un paio di balordi. Un giorno decidono che è arrivato il momento di dare una svolta alle loro vite. Il piano è semplice: scassinare un bancomat. I protagonisti di questa fiaba apocalittica si ritrovano così in una notte di tempesta, affollata di fantasmi e rimorsi, in cui i fiumi straripano e il fango sembra seppellire ogni speranza. Ma dalle tenebre emerge una ragazzina bionda che sprigiona una forza oscura e finisce per cambiare per sempre i loro destini. "Come Dio comanda" è una sinfonia in cui la più cupa tragedia e lo humour più scatenato si fondono, dando vita a un grande affresco sociale.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 20 recensioni)

4.0Quando uno scrittore è un vero scrittore, 05-02-2013, ritenuta utile da 1 utente su 1
di S. Carlesso - leggi tutte le sue recensioni

"Come Dio comanda" è un bellismo libro, scritto davvero bene. Ammaniti è eccezionale nel descrivere i suoi personaggi e le loro relazioni. Tutto a un senso nella vicenda, dal fatto insignificante a quello culminante nella vicenda. Premiato giustamente e consigliato vivamente.




5.0Ottimo romanzo., 04-05-2012
di L. Fraternale - leggi tutte le sue recensioni

Penso che sia uno dei libri piu belli di Ammaniti. Lo stile è crudo, la storia lascia amarezza in bocca. Ne è stato fatto anche un film che, personalmente, lascia molto a desiderare sopratutto per il fatto che viene tolto uno dei personaggi principali e che non riesce a dare le stesse spiegazioni del libro. Lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati di Ammaniti.




3.0Come dio comanda, 28-02-2012
di M. Napoli - leggi tutte le sue recensioni

Avvincente l'intreccio, resa brillante della coppia di protagonisti. La violenza fisica e verbale è presente in ogni pagina di questo romanzo. Quando si leggono più libri dello stesso scrittore spesso si riconosce il "marchio", ma non so se sia una cosa positiva o meno. I paragoni sono inevitabili, e Ammaniti è riuscito meglio in altre opere.




4.0Come Dio comanda, 20-07-2011
di A. Iolandi - leggi tutte le sue recensioni

Lo considero come il maggior scrittore italiano vivente al momento. E' vero che il mondo da lui descritto nel romanzo non si discosta molto da quello raccontato in Ti prendo e ti porto via, ma è anche vero che trovo doveroso per uno scrittore continuare un discorso di approfondimento su temi che gli stanno a cuore laddove questo non diventa un fare il verso a sé stesso e un accomodarsi sulla poltrona dei successi precedenti. E' un libro furbo, inteso per una volta come intelligentemente mirato e non come un ammiccamento al lettore, ed ha una freschezza che si rinnova capitolo dopo capitolo che impedisce al lettore di staccarsi dalla storia senza il desiderio di arrivare alla fine il prima possibile. Furbo perché Ammaniti si muove su un terreno a lui conosciuto e altre volte sperimentato con ottimi risultati: una realtà di provincia dove i personaggi e i protagonisti hanno tratti distintivi volutamente estremizzati e con sfumature caricaturali. Tutte le figure che inserisce nel libro assumono reciprocamente il ruolo di protagonista nella scene in cui compaiono, l'uso onnisciente e onnipotente della penna crea una sensazione di pieno controllo della trama, il suo uso della terza persona è così intimo che riesce a dare una tridimensionalità empatica ad ognuno dei nomi che il lettore impara a conoscere durante la lettura, i suoi stacchi hanno dei ritmi cinematografici velocissimi e non perdono mai l'inquadratura di quello che stanno riprendendo, anche nelle situazioni più concitate, forsennate e confuse (che splendidamente rendono il pathos emotivo dei personaggi e le loro pulsioni emotive) non perdono mai di mano la storia e riescono a mantenerla coesa in ogni suo elemento. Il finale non è all'altezza del resto del romanzo, appare affrettato pur ricucendo tutte le situazioni: crea un vacuo senso di insoddisfazione, un impercettibile ma concreta sensazione di incompiuto. Voto finale non assoluto, ma romanzo buonissimo.




4.0Come Dio Comanda, 05-07-2011
di M. Liccardo - leggi tutte le sue recensioni

Crudo e realistico dipinto della realtà di provincia italiana. Uomini ai margini che condividono la quotidianità con una società che li disprezza e li teme, ne è affascinata e disgustata. Una scrittura piacevole e accattivante, che riesce a ravvivare anche certi stereotipi ormai stinti. Consigliato ai duri.




4.0... Forse il miglior Ammaniti, 23-05-2011
di V. Spinetti - leggi tutte le sue recensioni

Un libro duro e crudo i cui protagonisti, padre e figlio, cercano di portare avanti una dignitosa esistenza nella triste realtà di provincia, fatta di miseria e contraddizioni. Una storia toccante, ben raccontata dall'autore che descrive perfettamente ambienti e situazioni, oltre ai vari personaggi secondari che comunque constirbuiscono a fare del libro uno dei migliori di Ammaniti.




4.0Come Dio comanda, 09-04-2011
di L. Seloprendi - leggi tutte le sue recensioni

Come in precedenza in suoi altri lavori, l'autore si ripete anche qui. Lo scrittore romano si è affrancato da tempo da un certo mondo e appare assurdo il fatto che dopo più di dieci anni c'è chi ancora oggi ne parla come un "giovane cannibale" o un esponente del pulp all'italiana, quando è ovvio che nel nostro paese, purtroppo, di solito, per pulp non si intende quasi per nulla letteratura popolare nel senso più ampio del termine, ma un certo tipo di paraletteratura che vivrebbe all'insegna del kitsch e dello splatter.

Se l'affermazione non risultasse preda di ridicoli equivoci, direi che Ammaniti ha progredito e fatto il salto nella grande letteratura. Ma tutto sommato, non è neanche questo il punto. La verità è che con i tre romanzi ("Ti prendo e ti porto via", "Io non ho paura" e "Come Dio comanda") ha creato un universo letterario di tale potenza narrativa, che nella scena italiana oggi non se ne trovano di uguali.





4.0Come Dio Comanda, 07-04-2011
di L. Menichini - leggi tutte le sue recensioni

Quando s'impegna, Ammaniti è un maestro del pessimismo cosmico e un profeta del dolore senza possibilità di riscatto. L'autore ha una capacità empatica, attraverso la quale immagini diventano mezzo perfetto per comunicare con il lettore. Il piccolo mondo suburbano da lui dipinto in questo romanzo è stipato di personaggi più o meno al limite, tutti con i loro problemi di sopravvivenza, tutti avvolti in un filo spinato di dramma che andrà man mano sempre più stringendosi loro addosso, fino all'apoteosi in cui tutto non può che andare male, e lo farà, come nei romanzi di Verga, o molto più spicciolamente, rispettando la legge di Murphy.
Ogni volta che pare di scorgere un po' di luce, un barlume di speranza, state tranquilli che Ammaniti correrà a chiudere le imposte. Come Dio comanda è una tragedia nuda e cruda, per certi versi molto ottocentesca, in cui c'è negata anche la possibilità di una catarsi, perchè i suoi personaggi sono solo vittime di un dio assente... O spregiudicato, come meglio si vuol vederlo. Il tutto trascritto in un linguaggio immediato, giovanile, secco, com'è stile dell'autore, che quando è in stato di grazia sa padroneggiare la sua materia in modo assolutamente efficace.
Unica sua pecca, forse, è che nello sforzo di esplorare il lato oscuro dell'animo umano, esagera certe situazioni e certe figure al limite della macchietta (cosa che, ad esempio, ha esasperato nel suo esecrabile ultimo lavoro) , e imbottisce le pagine di ridondanti parentesi sulla meschineria piccolo borghese.
E così sia, verrebbe da dire. Si chiudono le pagine di questo libro con un senso di oppressione ed imbarazzo, come se avessimo a lungo spiato dal buco della serratura gli accadimenti di un sordido esperimento scientifico, non troppo sicuri di quanto esso sia lontano dal mondo reale.





4.0Il miglior ammaniti, 22-03-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di G. Urbani - leggi tutte le sue recensioni

Bello, duro, trascinante. Sembra un McCarthy italiano che traccia con dolore la vita di padre e figlio, due poveracci sbandati nelle obre della (crudele) provincia italiana. La durezza del padre non è altro che affetto e paura trasfigurate e, come spesso accade, occorre l'intervento di una salvificafigura femminile. Forse uno dei più interessanti romanzi italiani del decennio.




4.0Amore, 19-03-2011
di S. Bugiani - leggi tutte le sue recensioni

Un libro duro, durissimo che racconta un realtà di miseria. Ma anche un libro d'amore, perché è l'amore per un bambino la cosa che accomuna tutti i personaggi. Un bambino che rappresenta la purezza e che riesce a guardare tutti coloro che lo amano senza pregiudizi...




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