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Diary

Diary

di Chuck Palahniuk

3.5

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Piccola biblioteca oscar
  • Traduttore: Colombo M.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2008
  • EAN: 9788804577300
  • ISBN: 8804577304
  • Pagine: 288
  • Formato: brossura
Da quando ha sposato Peter, enigmatico compagno di corso alla scuola d'arte, Misty è venuta ad abitare sull'idilliaca Waytansea lsland. Ora Peter, dopo un oscuro tentativo di suicidio, giace in coma all'ospedale. E Misty tiene un diario per quando (semmai) tornerà alla coscienza. Ma - trattandosi di un'opera di Chuck Palahniuk - è inevitabile che il contenuto del diario sia molto bizzarro: misteriosamente cominciano a sparire una dopo l'altra alcune stanze dalle case per le vacanze della zona che Peter aveva ristrutturato. Misty, con l'aiuto di un grafologo, scopre che sulle pareti delle stanze (in realtà murate) sono stati scribacchiati dei messaggi terribili e minacciosi che a poco a poco svelano verità sconvolgenti su di lei e sul suo destino.

Note su Chuck Palahniuk

Chuck Palahniuk è nato a Pasco, nello Stato di Washington, il 21 febbraio del 1962. Dopo il divorzio dei genitori, lui e i suoi fratelli sono stati affidati ai nonni materni, con i quali hanno vissuto in un ranch nello Stato di Washington. A vent'anni, Palahniuk studia presso l'Università dell'Oregon, dove nel 1986 consegue la laurea in Giornalismo. Dopo la laurea, si trasferisce a Portland, dove lavora come giornalista per i quotidiani locali. Dopo poco però, lascia l’attività per lavorare a tempo pieno come meccanico specializzato in motori diesel. Tornerà ad occuparsi di giornalismo solo dopo essere diventato uno scrittore affermato. A partire dal 1988 inizia a fare il volontario, maturando quelle esperienze che poi si potranno ritrovare nelle sue opere. Aiuta i senzatetto e lavora nelle case di riposo, provvedendo al trasporto dei malati terminali e portandoli ai gruppi di sostegno. In seguito alla morte di un paziente a cui si era affezionato, decide di abbandonare l’attività come volontario. Superati i trent’anni, decide di frequentare un laboratorio di scrittura tenuto da Tom Spanbauer. I suoi primi racconti, “Negative Reinforcement” e “The Love Theme of Sybil and William”, vengono pubblicati nel 1990 sulla rivista mensile Modern Short Stories. I suoi primi romanzi furono inizialmente respinti dalle case editrici a causa dei contenuti forti ed inquietanti. Nel 1996, però il suo editore decide di pubblicare “Fight Club”. Il romanzo inizialmente non ebbe un grande successo commerciale, ma in seguito alla trasposizione nell’omonimo film diretto da David Fincher e interpretato da Edward Norton, Brad Pitt ed Helena Bonham Carter, il romanzo acquistò fama e divenne un successo internazionale. A questo primo successo, ne seguirono molti altri, tra cui “Survivor” (1999), “Invisible Monsters” (1999), “Soffocare” (2001), “Cavie” (2005), “Pigmeo” (2009) e “Dannazione” (2011). Lo stile di Palahniuk è asciutto e grottesco, le trame sono caratterizzate da un ritmo incalzante. La libertà, intesa come rifiuto e fuga dalle oppressioni della società, dalla competizione e dai mass media, rappresenta il punto cruciale della sua scrittura. Attualmente Chuck Palahniuk vive a Vancouver, quando non scrive romanzi, lavora come giornalista free-lance. 

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 7 recensioni)

4.0Originale, 29-05-2012
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Bello, dissacrante, sempre sopra le righe, come tutti i libri di Chuck. L'idea iniziale, quella di un diario scritto per il marito in coma, poteva essere banale ma l'autore riesce a trasformarla in qualcosa di irriverente, anticonformistico e, come suo solito, diverso. Il linguaggio, i suoi tormentoni sono sempre fenomenali.
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3.0Diary., 06-03-2012
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Lo stile visionario di Palahniuk è inconfondibile. In Diary l'ho trovato meno odioso del solito. Probabilmente perchè, pur mantenendo il suo linguaggio trash, il suo cinismo portato all'eccesso, pur descrivendo dei personaggi la cui vita tocca vette di miseria difficilmente raggiungibile, in Diary riesce a scrivere una storia che almeno ha un senso. E' un horror, ne più, nè meno.
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3.0Particolare , 31-08-2011
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Palahniuk ci presenta una nuova storia interessante e un pò particolare. Il libro parla principalmente di una donna la cui vita si vede stravolta quando scopre uno sconcertante segreto che comprende tutti gli abitanti della sua isola. Inizialmente il racconto sembra non avere niente di particolare ma posso assicurare che più si va avanti più diary si fa appassionante.
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4.0Un buon libro, 21-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 3
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Sicuramente un gradino sotto Fight Club e Rabbia ma un gradino sopra Invisible Monsters.
Mantiene sempre una capacità di coinvolgere non indifferente con un'accelerazione narrativa nell'ultima parte veramente incredibile. Anche il finale non è assolutamente male.
Una lettura piacevole per chi ama Palahniuk.
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3.0Diary, 22-11-2010
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Questo libro è stato visto come l'inizio della parabola discendente di Palahniuk. Secondo me invece, sebbene un po' sotto tono e sebbene non presenti grandi innovazioni rispetto ai predecessori, Diary risulta assai godibile, con un'atmosfera sospesa molto caratteristica e molto affascinante.
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4.0Bello, 14-10-2010
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In questo romanzo troviamo un Palahniuk un po' inusuale rispetto alle opere precedenti.
L'inizio del libro, un po' lento ed apparentemente sconclusionato, può far desistere dalla voglia di proseguire a vedere come va a finire, ma poi la pazienza viene premiata e tutto d'un tratto l'autore ci catapulta in una storia improvvisamente folle e crudele, come (quasi) solo lui sa fare.
Bella anche la scelta dell'ambientazione, un'isola misteriosa in cui avvengono avvenimenti inspiegabili.
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4.0Ha ragione Platone, siamo tutti immortali, 29-08-2010
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quelle che sembrano essere le vicende di una donna ricca caduta in disgrazia, svelano presto un mondo spietato e assetato di sangue, quell'isola che si stipa di turisti per poi inghiottirli e sopravvivere all'invasione. E Misty, la protagonista, è l'unica che può salvare l'isola dai turisti. Ma potrà farlo solo attraverso la sofferenza, la vera, ineguagliabile illuminazione dei più grandi artisti. C'è una frase che ricorre spesso e che si rivela quanto mai azzeccata: "A quello che non capisci puoi dare qualunque significato".
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