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Il deserto dei tartari

Il deserto dei tartari

4.5

di Dino Buzzati


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In sintesi

In una fortezza ai limiti del deserto una guarnigione aspetta l'arrivo dei Tartari invasori. Ma sarà una lunghissima, vana, logorante attesa. Il romanzo più famoso di Buzzati.

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Dettagli del libro


Recensioni degli utenti


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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 32 recensioni)


2.0Noioso, 02-08-2014
di A. Furlan - leggi tutte le sue recensioni

La vicenda narra la vita del protagonista Giovanni Drogo che, dopo essersi arruolato, viene assegnato ad un'antica fortezza. Il libro procede molto lentamente, i personaggi non sono più di tanto interessanti, i paesaggi esotici descritti sono forse uno dei pochissimi elementi affascinanti del romanzo. Si respira un'aria diversa, quasi "surreale": le atmosfere sono placide e le giornate sono rigidamente scandite. Drogo piano piano evolve la sua personalità, e con il passare del tempo comincerà a rivalutare molte delle sue scelte. Libro "pesante", consigliato agli amanti di Dino Buzzati.

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3.0Particolare, 03-07-2014
di A. Furlan - leggi tutte le sue recensioni

Libro molto particolare che può incantare così come annoiare il lettore. In particolare il romanzo, che è uno dei testi più famosi scritti da Dino Buzzati, si incentra sulla vita di un soldato spedito a servire in una fortezza militare, che però non vede dei nemici da molto tempo, arroccata ai piedi di un deserto disabitato da millenni. L'atmosfera che pervade l'intero romanzo è quasi irreale. Sebbene non mi abbia particolarmente colpito, raccomando a tutti la lettura di uno dei più famosi romanzi classici italiani. Voto 3 stelle.

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2.0Un classico, 17-05-2012
di N. Serrano - leggi tutte le sue recensioni

E dunque, come ogni classico, questo libro può piacere o annoiare alla follia. Questo romanzo racconta la vita di un soldato mandato a servire in una fortezza posta al limitare di un deserto che da millenni è disabitato. In questo libro non succede mai nulla anche se ben scritto e molto particolare.

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4.0Cinque stelle è poco, 14-05-2012
di G. La rossa - leggi tutte le sue recensioni

La vita come attesa. La vita che delude. La vita che trascorre e non si sa. Un romanzo largamente introspettivo, con capitoli quasi bislacchi per la staticità su cui è saldamente costruito. Ma racchiude dentro di sè un bellissimo significato che, se permettete, lascio a voi il compito di cogliere.

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5.0Un'attesa tra incubo e realtà, 17-04-2012
di N. Lopomo - leggi tutte le sue recensioni

Un'atmosfera decisamente onirica pervade le pagine di questo stupendo romanzo di 'attesa' in cui il protagonista Drogo si reca pieno di speranze e di arditezza a prestare servizio nella fortezza Bastiani, al confine, appunto, con il deserto dei Tartari, fumosa popolazione che in passato era molto bellicosa, ma di cui ora sembrano essersi perse totalmente le tracce. Il tempo scorre inesorabile, finché, beffa delle beffe, arrivano i Tartari proprio quando Drogo, che aveva atteso 35 anni, viene congedato. Egli morirà in solitudine, ma con la pace interiore di aver compreso il senso ultimo della sua esistenza.

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4.0Per riflettere..., 17-03-2012
di V. Silvia - leggi tutte le sue recensioni

Dino Buzzati, forse nel più celebre dei suoi romanzi "Il deserto dei Tartari", narra la triste e ambiziosa attesa della guerra vissuta dai militari della sperduta fortezza Bastiani. Qui i giovani invecchiano portandosi dentro il desiderio della gloria delle armi, di una morte eroica in battaglia e, seppur certi che quella sia una fortezza dimenticata, nessuno di quei militari che ogni giorno attendono al loro inutile servizio, ha il coraggio di abbandonarla.
L'abilità dello scrittore è dimostrata dalla perfetta descrizione del nulla, delle vite vuote di questi soldati. Tutto ciò è reso attraverso uno stile originale che è la cifra del successo di quest'opera.


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5.0MAGICA ATMOSFERA, 08-03-2012
di L. Reccagni - leggi tutte le sue recensioni

Romanzo surreale che racconta del tenente Drogo mandato nella fortezza Bastiani, ai limiti del deserto dei Tartari, una distesa pietrosa. Il giovane ufficiale sa che un giorno da quel deserto spunterà il nemico e vive in un'atmosfera di magica attesa, sognando battaglie e gloria.
Classico della letteratura italiana da leggere.


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5.0Il deserto dei tartari, 06-03-2012
di L. Floris - leggi tutte le sue recensioni

Un romanzo che fa molto riflettere sulla condizione propria e del resto dell'umanità:
condizione legata spesso ad una speranza, un appiglio, che sembra non concretizzarsi mai ma che costituisce un elemento che fa ritardare una svolta o una decisione importante nella propria vita. Un romanzo di lettura scorrevole e profonda, con ottimi spunti, anche filosofici, e che rimane senz'altro impresso nel proprio animo.


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5.0Prova meravigliosa per Buzzati, 12-02-2012
di S. Vignati - leggi tutte le sue recensioni

Dino Buzzati disegna, ne "Il Deserto dei Tartari", un ritratto immediato e crudo dell'attesa, delle false promesse e dell'indomita speranza. Un dipinto sofferente, questo, in cui il nostro protagonista dovrà osservare con sconfortante pazienza il trascorrere dei giorni. E' la vita dei piccoli momenti, in cui l'attesa dell'evento si fa inerzia fatale, dove si vede (o si spera di vedere) la svolta nelle ombre. Doloroso e struggente.

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4.0 Il deserto dei tartari, 26-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

Per stile e linguaggio Buzzati merita un posto nel mio personale pantheon di scrittori italiani, il ricorso alla metafora per esprimersi raggiunge in lui vette eccelse e del resto la sua opera più celebre, Il deserto dei tartari, cosa è se non una metafora della vita degli uomini, sempre in attesa di un evento che non sanno nemmeno immaginare e che finirà con il concretizzarsi sempre nella morte?
E' ciò che accade al tenente Giovanni Drogo, protagonista di una vita che potremmo definire anche non vita e che arriva come sua prima destinazione alla Fortezza Bastiani, l'estremo avamposto dell'impero, oltre il quale si stende una landa deserta, del tutto inanimata.
In un lontano passato lì correvano a briglia sciolta i tartari, durante le loro incursioni, ma ora non c'è che silenzio e invano tutta la guarnigione attende di veder comparire un ipotetico nemico, in uno scorrere monotono del tempo che finisce con il segregare i militari, per renderli prigionieri di se stessi, come giocatori accaniti di carte sempre fiduciosi nel colpo della loro vita.
Benchè Drogo arrivi alla fortezza convinto di restarvi per poco, piano piano viene ammaliato da quell'atmosfera di tempo sospeso e, se da un lato, ci sono i buoni motivi per essere destinato altrove, dall'altro più pressanti, più forti sono le inconsce ragioni per rimanere.
In una vita in cui tutto è ripetitivo e regolato dalla struttura militare il giovane tenente si assopisce nel sogno di una prossima calata dei tartari, in battaglie in cui coprirsi di gloria, vivendo, di fatto, due vite, ma alla fin fine non vivendone nessuna.
Solo dopo 15 anni di permanenza si accorgerà del tempo trascorso, di quella giovinezza appassita nel nulla e sfuggitagli di mano "la prima sera che fece le scale un gradino per volta. ".
E' troppo tardi per ricominciare e del resto la malìa della fortezza, se lascia squarci di lucidità, è solo perché, nella consapevolezza di non poter rimediare, ravviva il sogno per il quale restare.
Passano altri anni, Drogo invecchia e proprio quando sta per lasciare quel luogo, minato da una grave malattia, per ironia della sorte il deserto si anima e i tartari attaccano.
Il tenente morirà in solitudine, nella camera di un'anonima locanda della città, cercando tuttavia di comprendere il senso della sua vita. E così si convince che l'autentica missione, quella suprema, è quella a cui sta andando incontro e in cui proverà tutto il suo valore; affronterà così la morte con dignità "mangiato dal male, esiliato tra ignota gente". Ha combattuto una sola battaglia, quella autentica, da cui non si esce mai vincitori, ma grazie alla quale, pur vinti, è possibile dare un senso anche ultraterreno a tutta un'esistenza.


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