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Il deserto dei tartari

Il deserto dei tartari

di Dino Buzzati


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In sintesi

In una fortezza ai limiti del deserto una guarnigione aspetta l'arrivo dei Tartari invasori. Ma sarà una lunghissima, vana, logorante attesa. Il romanzo più famoso di Buzzati.

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Recensioni degli utenti


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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 30 recensioni)


2.0Un classico, 17-05-2012
di N. Serrano - leggi tutte le sue recensioni

«E dunque, come ogni classico, questo libro può piacere o annoiare alla follia. Questo romanzo racconta la vita di un soldato mandato a servire in una fortezza posta al limitare di un deserto che da millenni è disabitato. In questo libro non succede mai nulla anche se ben scritto e molto particolare. »

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4.0Cinque stelle è poco, 14-05-2012
di G. La rossa - leggi tutte le sue recensioni

«La vita come attesa. La vita che delude. La vita che trascorre e non si sa. Un romanzo largamente introspettivo, con capitoli quasi bislacchi per la staticità su cui è saldamente costruito. Ma racchiude dentro di sè un bellissimo significato che, se permettete, lascio a voi il compito di cogliere. »

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5.0Un'attesa tra incubo e realtà, 17-04-2012
di N. Lopomo - leggi tutte le sue recensioni

«Un'atmosfera decisamente onirica pervade le pagine di questo stupendo romanzo di 'attesa' in cui il protagonista Drogo si reca pieno di speranze e di arditezza a prestare servizio nella fortezza Bastiani, al confine, appunto, con il deserto dei Tartari, fumosa popolazione che in passato era molto bellicosa, ma di cui ora sembrano essersi perse totalmente le tracce. Il tempo scorre inesorabile, finché, beffa delle beffe, arrivano i Tartari proprio quando Drogo, che aveva atteso 35 anni, viene congedato. Egli morirà in solitudine, ma con la pace interiore di aver compreso il senso ultimo della sua esistenza.»

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4.0Per riflettere..., 17-03-2012
di V. Silvia - leggi tutte le sue recensioni

«Dino Buzzati, forse nel più celebre dei suoi romanzi "Il deserto dei Tartari", narra la triste e ambiziosa attesa della guerra vissuta dai militari della sperduta fortezza Bastiani. Qui i giovani invecchiano portandosi dentro il desiderio della gloria delle armi, di una morte eroica in battaglia e, seppur certi che quella sia una fortezza dimenticata, nessuno di quei militari che ogni giorno attendono al loro inutile servizio, ha il coraggio di abbandonarla.
L'abilità dello scrittore è dimostrata dalla perfetta descrizione del nulla, delle vite vuote di questi soldati. Tutto ciò è reso attraverso uno stile originale che è la cifra del successo di quest'opera.
»

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5.0MAGICA ATMOSFERA, 08-03-2012
di L. Reccagni - leggi tutte le sue recensioni

«Romanzo surreale che racconta del tenente Drogo mandato nella fortezza Bastiani, ai limiti del deserto dei Tartari, una distesa pietrosa. Il giovane ufficiale sa che un giorno da quel deserto spunterà il nemico e vive in un'atmosfera di magica attesa, sognando battaglie e gloria.
Classico della letteratura italiana da leggere.
»

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5.0Il deserto dei tartari, 06-03-2012
di L. Floris - leggi tutte le sue recensioni

«Un romanzo che fa molto riflettere sulla condizione propria e del resto dell'umanità:
condizione legata spesso ad una speranza, un appiglio, che sembra non concretizzarsi mai ma che costituisce un elemento che fa ritardare una svolta o una decisione importante nella propria vita. Un romanzo di lettura scorrevole e profonda, con ottimi spunti, anche filosofici, e che rimane senz'altro impresso nel proprio animo.
»

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5.0Prova meravigliosa per Buzzati, 12-02-2012
di S. Vignati - leggi tutte le sue recensioni

«Dino Buzzati disegna, ne "Il Deserto dei Tartari", un ritratto immediato e crudo dell'attesa, delle false promesse e dell'indomita speranza. Un dipinto sofferente, questo, in cui il nostro protagonista dovrà osservare con sconfortante pazienza il trascorrere dei giorni. E' la vita dei piccoli momenti, in cui l'attesa dell'evento si fa inerzia fatale, dove si vede (o si spera di vedere) la svolta nelle ombre. Doloroso e struggente.»

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4.0 Il deserto dei tartari, 26-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Per stile e linguaggio Buzzati merita un posto nel mio personale pantheon di scrittori italiani, il ricorso alla metafora per esprimersi raggiunge in lui vette eccelse e del resto la sua opera più celebre, Il deserto dei tartari, cosa è se non una metafora della vita degli uomini, sempre in attesa di un evento che non sanno nemmeno immaginare e che finirà con il concretizzarsi sempre nella morte?
E' ciò che accade al tenente Giovanni Drogo, protagonista di una vita che potremmo definire anche non vita e che arriva come sua prima destinazione alla Fortezza Bastiani, l'estremo avamposto dell'impero, oltre il quale si stende una landa deserta, del tutto inanimata.
In un lontano passato lì correvano a briglia sciolta i tartari, durante le loro incursioni, ma ora non c'è che silenzio e invano tutta la guarnigione attende di veder comparire un ipotetico nemico, in uno scorrere monotono del tempo che finisce con il segregare i militari, per renderli prigionieri di se stessi, come giocatori accaniti di carte sempre fiduciosi nel colpo della loro vita.
Benchè Drogo arrivi alla fortezza convinto di restarvi per poco, piano piano viene ammaliato da quell'atmosfera di tempo sospeso e, se da un lato, ci sono i buoni motivi per essere destinato altrove, dall'altro più pressanti, più forti sono le inconsce ragioni per rimanere.
In una vita in cui tutto è ripetitivo e regolato dalla struttura militare il giovane tenente si assopisce nel sogno di una prossima calata dei tartari, in battaglie in cui coprirsi di gloria, vivendo, di fatto, due vite, ma alla fin fine non vivendone nessuna.
Solo dopo 15 anni di permanenza si accorgerà del tempo trascorso, di quella giovinezza appassita nel nulla e sfuggitagli di mano "la prima sera che fece le scale un gradino per volta. ".
E' troppo tardi per ricominciare e del resto la malìa della fortezza, se lascia squarci di lucidità, è solo perché, nella consapevolezza di non poter rimediare, ravviva il sogno per il quale restare.
Passano altri anni, Drogo invecchia e proprio quando sta per lasciare quel luogo, minato da una grave malattia, per ironia della sorte il deserto si anima e i tartari attaccano.
Il tenente morirà in solitudine, nella camera di un'anonima locanda della città, cercando tuttavia di comprendere il senso della sua vita. E così si convince che l'autentica missione, quella suprema, è quella a cui sta andando incontro e in cui proverà tutto il suo valore; affronterà così la morte con dignità "mangiato dal male, esiliato tra ignota gente". Ha combattuto una sola battaglia, quella autentica, da cui non si esce mai vincitori, ma grazie alla quale, pur vinti, è possibile dare un senso anche ultraterreno a tutta un'esistenza.
»

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4.0Un classico, 06-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di M. Saponaro - leggi tutte le sue recensioni

«Un classico della letteratura italiana del novecento. Sembra un po' pedante e noioso come libro ma è la storia di un uomo che trascorre la vita in attesa del grande evento che segnerà la sua esistenza. Anche nella nostra vita abbiamo situazioni simili, ad esempio il desiderio del sabato sera pieno di aspettative e poi magari...
E' stato il libro che mi ha spinto ad amare la lettura.
»

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5.0Vita inespressa, 03-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di V. Lorello - leggi tutte le sue recensioni

«Il Deserto dei Tartari è la storia di una vita debole, che si trascina nei giorni, valendosi delle proprie speranze per non cambiare le carte in tavola.
Il Deserto dei Tartari è morire ogni giorno che passa, è noia, è svuotare la vita per far posto alle attese, è ironia della sorte e solitudine umana.
»

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5.0Il deserto dei Tartari, 31-07-2011
di M. Loggia - leggi tutte le sue recensioni

«Imprescindibile capolavoro della narrativa italiana tout court. E' il triste specchio di molti lavoratori, che, spinti da false promesse, si trovano incastrati in un tran tran quotidiano dal quale si illudono di poter ricavare, prima o poi, un perchè della loro presenza... E al contempo è un monito a non fossilizzare le proprie energie in qualcosa di statico e astratto e ad agire sempre e comunque, valutando e prospettando ciò che abbiamo di fronte e pretendendo il meglio dalle nostre vite, cosa che non è facile, decisamente. Ne deriva un sentimento di amarezza, angoscia e solitudine, e una voglia matta di gridare al mondo "Io voglio fare la differenza! ". Da magone poi il lirico finale. Impossibile restarne impassibili, impossibile non leggerne l'infelice epilogo di molte esistenze umane, impossibile non coglierne un messaggio illuminante e purificatore. Perchè la letteratura è vita. »

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5.0Una vita di attesa, 25-07-2011
di M. Del boca - leggi tutte le sue recensioni

«Attesa e speranza. Questi sono gli elementi chiave di un romanzo in cui si susseguono giornate tutte uguali e apparentemente inutili, riempite, però, da un'attesa capace di dare loro un senso. Di fronte a uno spazio sterminato e vuoto anche la fantasia si perde e così la contemplazione si trasforma in speranza e la speranza in attesa.»

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