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La democrazia in trenta lezioni

La democrazia in trenta lezioni

di Giovanni Sartori

4.0

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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar argomenti
  • Data di Pubblicazione: maggio 2009
  • EAN: 9788804589198
  • ISBN: 8804589191
  • Pagine: 124
  • Formato: brossura
Che cosa vuoi dire, esattamente, "democrazia"? Quali sono le condizioni necessarie per renderla "possibile"? In quali e quanti modi può funzionare il processo che porta milioni di elettori a scegliersi poche decine di rappresentanti? Chi sono i filosofi che hanno formulato le grandi leggi della democrazia? In che cosa consistono la libertà politica e l'eguaglianza? Esistono diverse "gradazioni" di democrazia? Quali sono le differenze tra la democrazia dei moderni e quella degli antichi? Come si sono sviluppati i modelli politici del liberalismo e del socialismo? Perché dobbiamo preferire la democrazia? Che cosa distingue la "destra" dalla "sinistra"? La democrazia si può esportare? Tra l'Occidente e l'islam è in corso un conflitto di civiltà? Qual è il rapporto tra democrazia e sviluppo economico? La democrazia è in pericolo? E qual è il suo futuro?


Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 7 recensioni)

5.0La democrazia in trenta lezioni, 16-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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"La democrazia in trenta lezioni" per la semplicità analitica di cui è caratterizzato sarebbe anche potuto intitolarsi "la democrazia spiegata ai bambini": siamo in presenza infatti di uno strumento quasi pedagogico direi, uno strumento davvero tanto utile sopratutto in un paese come l'Italia, sempre molto poco attento ai temi che riguardano la sfera pubblica
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4.0Un utile breviario democratico, 11-03-2012
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Libro comprensibile anche a chi non si intende molto di politica e temi sociali, che spinge il lettore a ragionare sulle tematiche, anche difficili, poste da Sartori con incredibile fluidità All'inizio, quando definisce i termini e fa distinzioni fra varie interpretazioni, non è sempre chiarissimo, e aiuta poco alla comprensione dei concetti che contano. Più avanti, quando affronta i rapporti fra la democrazia occidentale e gli altri stati (in particolare gli stati islamici teocratici) è più chiaro, ma non sempre mi trovo daccordo con le sue conclusioni.
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5.0Una perla, 15-02-2012
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Sartori sintetico come al solito ripercorre trenta lezioni semplici ed efficaci per spiegare vari aspetti della democrazia. Si parte dalle prime definizioni di democrazia greca alle attuali democrazie rappresentative passando per i conflitti attuali religiosi.
Ancora una volta Sartori scrive un libro dai temi importanti senza troppi giri di parole, va dritto al sodo ottenendo un libro di facile comprensione, estremamente interessante e adatto a tutti, dallo studente di politica al vacanziero sotto l'ombrellone.
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3.0Breviario di democrazia, 11-01-2012
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Sartori ci insegna che la democrazia con la sua solita semplicità riesce a portarci nel mondo della democrazia, spiegandocene i meccanismi, i difetti ed i meriti questa ha un equilibrio instabile, alcune volte ve ne è di più ed altre di meno. Quindi la domanda da porci non è se in Italia vi sia o meno democrazia, ma quanta ve ne sia.
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4.0Bello, 21-12-2010
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Libro comprensibile anche a chi non si intende molto di politica e temi sociali, che spinge il lettore a ragionare sulle tematiche, anche difficili, poste da Sartori con incredibile fluidità (i capitoli 30 vanno da due a quattro pagine l'uno) . Interessante la riflessione sul ruolo della religione e dell'Islam nei confronti della democrazia.
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3.0Un libro sintetico ma ricco, 23-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il libro cerca di analizzare sinteticamente l'essenza e la sostanza della democrazia in base a una trasmissione televisa suddivisa in diverse puntate condotta dallo stesso Giovanni Sartori e promossa da Laura Foschini.Il più celebre politologo italiano analizza così la democrazio a partire dal suo significa sino ad arrivare alla sua aaplicazione negli stati moderni.
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3.0Breviario di democrazia , 06-07-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 6
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Personalmente mi sono procurato questo libro per dare una piccola sistemata a tutte quelle conoscenze che, in maniera più o meno diretta, ruotano attorno alla parola "democrazia", che innegabilmente è una delle più usate e, soprattutto abusate, degli ultimi tempi.
In tale prospettiva credo che Sartori in queste trenta lezioni, concepite a dire il vero per "studenti" un pochino svogliati (quali possono essere gli spettatori di un programma televisivo di approfondimento come quello da cui è stato tratto il libro), non tradisca le attese. Il politologo, infatti, ripercorre con grande chiarezza, nonostante la brevità, le principali tappe della storia della democrazia, dalla Polis ai giorni nostri, e in particolare insiste sulle condizioni necessarie affinché uno stato possa dirsi democratico, non sottraendosi poi alle questioni più attuali e, se vogliamo, spinose, come l'esportabilità teorica della democrazia e il rapporto tra democrazia e religione.
Ho trovato molto condivisibile, inoltre, la scelta di soffermarsi con una certa sistematicità sulla storia e l'etimologia delle parole chiave che punteggiano il discorso, rendendo più efficace la comprensione dei momenti in cui parole come "democrazia", "rivoluzione", "eguaglianza" o "liberalismo" cominciano a venire percepite in un senso affine a quello corrente e di come nascano alcuni paradossi o ambiguità.
Il prezzo da pagare per tanti argomenti (le "pillole" scelte dall'autore comprendono anche utopismo, liberismo, socialismo, mercatismo, economicismo, etc.) in così poco spazio è, inutile a dirsi, la profondità con cui gli stessi vengono trattati, e se Sartori riesce comunque a venire più che dignitosamente a capo delle sue conclusioni pur con tanto materiale, ciò non toglie che molte sue argomentazioni risultino, necessariamente, solo abbozzate e a volte scheletriche, più che asciutte.
Per quanto riguarda le questioni più o meno controverse mi ha abbastanza convinto la posizione di Sartori sulla paternità occidentale della (liberal-)democrazia e anche la sua esportabilità, almeno in linea di principio (nel testo sono citati gli esempi di Italia, India e Giappone), il tutto in aperta, polemica, contrapposizione con la "democrazia degli altri" propugnata senza i dovuti riferimenti a strutture politico-istituzionali da diversi intellettuali, e tra questi è preso di mira il premio Nobel per l'economia Amartya Sen, accusato espressamente di "terzomondismo" politically correct.
Mi ha lasciato invece più scettico la risolutezza con cui Sartori sembra escludere, di fatto, una convivenza tra democrazia e Islam, riconosciuto come un ostacolo in qualche modo insormontabile per una conversione delle società di stampo teocratico in democrazie compiute, su questo mi pare troppo legato agli esempi forniti dalla storia recente.
Un altro punto su cui mi trovo in disacordo è la connotazione restrittiva in senso antidemocratico di multiculturalismo, teso qui ad indicare esclusivamente un tipo di società disgregata in un caotico insieme di componenti incoerenti ed inconciliabili, presentato, quindi, come antitetico al pluralismo, che invece è il sale della democrazia. Dal mio punto di vista il termine multiculturalismo andrebbe inteso in un contesto più generale, e una società plurale non è detto che non possa anche essere multiculturale, con più culture che si integrano in maniera soddisfacente o, comunque, pacifica.
Apprezzabili, infine, le critiche al massiccio fronte degli economisti incapaci (disinteressati?) di prevedere le crisi sistemiche e ormai del tutto organici ai mantra dell'economicismo che ignora i limiti del Mercato, così come lucida è l'autocritica, estesa a tutte le scienze sociali, che da decenni sono incapaci di fornire modelli in grado di ottenere risultati apprezzabili, perché elaborati con l'illusione di poter prescindere da condizioni contingenti ed effetti collaterali. Per far fronte a questo rifiuto nefasto dell'empirismo Sartori propone una ricetta che chiama "calcolo dei mezzi", che sarebbe una versione generalizzata del rapporto "costi/benefici"; nulla di innovativo quindi, però fa una certa impressione che prima di tuffarsi in ponderose opere di ingegneria costituzionale politici e tecnici non attuino di routine misure che, i fin dei conti, sarebbero dettate dal semplice buon senso.
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