Democrazia, autonomie locali e partecipazione fra diritto, società e nuovi scenari trasnazionali

Democrazia, autonomie locali e partecipazione fra diritto, società e nuovi scenari trasnazionali

di Carlo Di Marco


  • Prezzo: € 36.00
  • Nostro prezzo: € 34.20
  • Risparmi: € 1.80 (5%)
Normalmente disponibile in 1/2 giorni lavorativi
 Questo prodotto appartiene alla promozione  Cedam

Spedizione a 1€ Spedizione con Corriere a 1€    Scopri come

In sintesi



Se per democrazia può intendersi, più che un modello concreto, un parametro ideale in cui si coniugano in sincronia società e potere, insorgono implicazioni esponenziali che inducono lo studioso a indagini coinvolgenti categorie molto ampie di fenomeni (giuridici ed extragiuridici) fra loro collegate da un legame inevitabile.

La prima e più immediata, fra tali implicazioni, è quella che riguarda il ruolo della rappresentanza nel gioco democratico. La discussa identificazione della democrazia nel sistema della sola rappresentanza, infatti, allontana da quel parametro i sistemi politici occidentali (specie quello italiano), poiché, in essi, poteri e società civile sono sempre più lontani. Il progetto kelseniano di rinnovamento del sistema liberale cozza con la metamorfosi degenerativa del sistema dei partiti, fulcro principale su cui era incentrato. La schumpeterizzazione delle classi politiche occidentali sembra determinare la fine di un’illusione.

Inoltre, la democrazia si esercita più facilmente nelle collettività locali, ma, nell’Italia pluralista, la rinuncia alla realizzazione del programma costituzionale del sistema della autonomie prolungatasi per quasi mezzo secolo e il suo problematico avvio nel 1990 (tutt’ora fortemente contraddittoria), hanno causato notevoli guasti: il mancato affermarsi di un vero e proprio senso politico del municipalismo; la nascita di strumenti giuridici di partecipazione nascosti fra le righe degli statuti comunali dei quali i più ignorano l’esistenza. Eppure, la centralità delle autonomie locali, la loro valorizzazione e la loro potenziale spinta verso l’affermarsi di una nuova visione del rapporto fra società civile e politica, fra democrazia e sviluppo, sono programmi contenuti nella Costituzione repubblicana, ma anche in contesti internazionali di primaria importanza: dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite (che con il Rapporto Brundtland del 1987 consacra il principio dello sviluppo sostenibile), all'earth summit di Rio de Janeiro del 1992; dall’avvio del movimento delle città sostenibili d’Europa, avutosi con la conferenza di Aalborg nel 1994, al libro bianco sulla governante della Commissione europea del 2001.

Intanto, le esperienze di democrazia partecipativa che tentano la coniugazione fra politica e società (sogno di sempre), si moltiplicano e trovano interessanti applicazioni (come il bilancio partecipativo, i sondaggi deliberati, le giurie dei cittadini) in vari ordinamenti locali europei e dell’America latina. Ma, anche in quelle esperienze, fatalmente, si ripropone il dilemma di sempre generato da quello che l’Autore definisce un equivoco secolare: la democrazia deve porsi a completamento della rappresentanza o questa a completamento della democrazia?

Altri utenti hanno acquistato anche:


Dettagli del libro