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De vulgari eloquentia. Testo latino a fronte

De vulgari eloquentia. Testo latino a fronte

di Dante Alighieri

4.0

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  • Editore: Garzanti Libri
  • Collana: I grandi libri
  • Edizione: 7
  • Data di Pubblicazione: aprile 2005
  • EAN: 9788811364429
  • ISBN: 8811364426
  • Pagine: XXXI-141
  • Formato: brossura
Studio critico della storia letteraria del Duecento, l'opera è un contributo al dibattito che vedeva contrapposti il latino e il volgare italiano. Dopo aver affrontato l'origine del linguaggio, il suo dar forma alle lingue, il loro suddividersi in idiomi e dialetti, Dante spiega le ragioni della sua avversità alle parlate regionali e propone che, in mancanza di un idioma unitario, sia affidata agli scrittori un'opera di raffinamento della lingua viva, che sappia cogliere il meglio emerso nella produzione letteraria italiana: è il primo tentativo di dare dignità e struttura formale all'italiano nel suo farsi lingua.

Note su Dante Alighieri

Nasce a Firenze nel 1265, in una famiglia di guelfi di parte bianca, e per tutta la vita si dedica con passione alla letteratura, alla filosofia e alla politica della sua città. Le sue prime opere letterarie risalgono agli anni Ottanta del Duecento, e lo consacrano da subito come autore centrale per l’evoluzione e lo sviluppo della poetica stilnovista. Risalgono a questo periodo i suoi testi giovanili Il detto d’amore e Il fiore, le prime liriche raccolte nelle Rime e il prosimetro Vita nova, in cui Dante racconta in prosa e in poesia la nascita del suo amore per Beatrice, la donna angelicata che, secondo l’ideale stilnovista, è capace di condurre colui che l’ama alla salvezza.
Negli stessi anni Dante si dedica anche attivamente alla politica fiorentina, e proprio il suo impegno civile è alla base dell’evento più traumatico della sua esistenza, ovvero l’esilio a cui viene condannato nel 1302, mentre si trova in missione a Roma presso papa Bonifacio VIII. Per anni Dante prova a ritornare a Firenze, legalmente o per mezzo di un’azione di forza, ma tutti i suoi tentativi falliscono e il poeta non riuscirà mai a rientrare nella sua città natale. Trascorre il resto della sua vita muovendosi tra la Toscana, il Veneto e l’Emilia Romagna, ospite di famiglie amiche e di altri esponenti del partito guelfo. Durante l’esilio compone le sue opere più celebri, destinate a segnare indelebilmente la storia della letteratura italiana, come il Convivio, opera filosofica dedicata a temi civili, il De vulgari eloquentia, testo centrale per lo sviluppo della lingua volgare italiana, e soprattutto la celeberrima Comedìa(ribattezzata da Boccaccio Divina Commedia, nome con cui è comunemente conosciuta oggi), racconto in versi di un meraviglioso viaggio compiuto dall’autore nei tre regni dell’aldilà e vera e propria summa della filosofia, della teologia e del pensiero del Medioevo.
Il Paradiso, ultima cantica della Divina Commedia, è l’ultimo grande testo composto da Dante. Il poeta infatti muore il 14 settembre 1321, probabilmente di malaria, a Ravenna, dove era stato accolto dal signore della città Guido da Polenta che l’aveva nominato suo ambasciatore; la sua tomba si trova ancora oggi nella città romagnola, in un tempio costruito in onore di quello che è universalmente conosciuto come “Sommo Poeta”.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

5.0Un moderno dizionario, 20-03-2012
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Oh qual meraviglia di esempio di analisi linguistica ci ha lasciato il grande Dante Alighieri!
L'analisi della lingua che fa in questo testo, l'analisi quindi del volgare fiorentino, risulta una base fondamentale per la nostra letteratura.
Scritto in lingua latina e poi tradotto in Italiano per agevolarne la lettura, è davvero una specie di moderno trattato di stile e metrica.
Inizialmente avrebbe dovuto essere composto da quattro libri, ma Dante si è fermato poi solo al secondo.
Lo consiglio a chiunque faccia studi linguistici o comuqnue venga da una facoltà letteraria... E anche a chi prova un grande amore per la propria lingua madre.
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3.0Dante linguista, 09-12-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Il primo esempio di filologia romanza, nel quale Dante Alighieri, tra acute osservazioni di tipo linguistico, dimostra la superiorità del volgare fiorentino nella sua ambizione di lingua letteraria per la penisola italiana.
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