Il custode

Il custode

4.0

di Carmelo Samonà


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Descrizione

Un recluso e l'ombra del suo custode. La voce del primo e il silenzio del secondo. Chi è il custode? Se fosse possibile vedere il suo volto ogni enigma sarebbe risolto. Eppure non c'è nulla di più interessante di quel- l'ombra che per il recluso diventa l'unico bene. Il romanzo che risulta da questo sottile intreccio acquista un carattere di dolente lucida meditazione sui temi della libertà e della reclusione, della solitudine e della malattia, della normalità e delle sue innumerevoli devia- zioni.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Samonà e il custode mai stato, 03-09-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 6
di - leggi tutte le sue recensioni
Un recluso: corpo glommero di sensazioni avute. Un custode: ombra pesa di concessioni date. Ed una parete che si rivela siepe: escluso all’orizzonte il guardo, leopardianamente, “interminati spazi al di là da quella” riporta in pagina. Isolamento e reclusione, difformità e disagio nel romanzo di Carmelo Samonà ma, si badi, non coniugabili al singolare. L’ispanista fattosi scrittore cede al letto-re più attento la condivisione d’una condizione d’anima: incidente per carnalità soppressa. Gli occhi son “decine di pupille lucide”, il pensiero si fa “idea multipla, ricca, spesso contraddettoria” e il corpo “si raddoppia anche, e addirittura si moltiplica”. Quanto poco conta il fisico degrado del tangibile: contare e ricontare i propri passi, misurare lo spazio per apertur di braccia, calcola re il tempo per respiro. Il recluso sa che è cinto da “una specie di rivolta della materia”. Il silenzio si fa clamore, la stasi è movimento. Si legga: “Fra le pareti tutto circola e ondeggia, si sposta, si propaga, si scuote, le cose mirano a sfiorarsi, a intrecciarsi da ogni parte, seppure a strappi, ad ammiccamenti fulminei, come rubando il tempo a un copione già rigido e ormai superato”. Un malato, un prigioniero, forse un folle. Un idiota immemore che esiste un ordine, un paranoico disabituato al raziocinio, un dissociato dal vero condiviso. Oppure un’anima gravata dal candore, sedotta e violata dalla vita, inadatta ora a quel nero pesto che chiamiamo mondo. Terminata la lettura, chiuso il volume, vien da guardarsi intorno: è parete, guscio o siepe quello che ci cinge? E’ libertà o prigionia ciò che respiriamo?
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