Nel cuore profondo

Nel cuore profondo

3.5

di Henning Mankell


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Descrizione

Dopo ventidue anni Kristina riesce a scappare dall'ospedale psichiatrico in cui è internata e a poco a poco qualcosa finalmente affiora alla sua memoria: il ricordo di un uomo, suo marito, capitano della marina svedese esperto di misurazioni batimetriche. E quello di una mattina dell'ottobre 1914, quando il capitano Lars sta per imbarcarsi sulla corazzata Svea con una missione segreta da svolgere, una missione che avrebbe immediatamente sconvolto la sua esistenza.

Note sull'autore

Henning Mankell nasce a Stoccolma il 3 febbraio del 1948. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza nelle città svedesi di Sveg e di Borås. A 20 anni inizia l'attività presso il Riksteater di Stoccolma, dove lavora come autore ed assistente. Negli anni a seguire, continuerà ad occuparsi di teatro, lavorando in numerosi teatri della Svezia e fondando nel 1985 il teatro Avenida, a Maputo, in Mozambico. Nel 1998 sposa Eva Bergman, figlia del celebre regista Ingmar Bergman. Inizia a scrivere romanzi all'inizio degli anni Novanta e diventa un autore affermato grazie alla fortunata serie del commissario Wallander, le cui avventure vengono tradotte e lette in tutto il mondo. Nel 2001 costituisce una casa editrice, la Leopard Förlag, con l'intento di promuovere i talenti emergenti africani e svedesi. Nel 2008 riceve la Laurea Honoris Causa dall'Università scozzese di Saint Andrews. Henning Mankell attualmente vive e lavora tra la Svezia e il Mozambico, dove continua a dirigere il teatro da lui fondato.
 

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 3 recensioni)

4.0Un Mankell diverso, 12-05-2012
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Henning e' un autore a tutto tondo che in questo romanzo "sfortunato" sotto certi aspetti (non solo per le vicende del protagonista) , mostra un talento di ampio respiro. Raramente i confronti tra autori rendono giustizia al valore reale dello scrittore arrogantemente accostato al predecessore ma in questo caso definirlo come al "Simenon dei ghiacci" non e' totalmente inopportuno.
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2.0Nel cuore profondo, 30-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Non mi è piaciuto, ho trovato la trama molto risicata e nnon esprime le potenzialità dell'autore. Ha un solo pregio, quello di ruotare idealmente intorno ad una frase che si sente verso la fine sul misurare le distanze e non accorgersi delle vicinanze. Mankell scrive sempre bene, ma quando si allontana dal suo commissario Wallander ogni tanto (non sempre) perde colpi. Come detto, non mi è piaciuto, e l'ho trascinato un po'. Anche se poi, mentre ne penso e ne scrivo, vado recuperandone dei pezzi. E non a caso, molte sono le citazioni che me ne sono rimaste. Perché in fondo è la storia di un uomo e della sua incapacità di capire chi sia, cosa vuole, quali siano i rapporti umani su cui fondare la sua esistenza. Per trovare certezze, si aggrappa al suo mestiere, quello di misurare. Perché lui (siamo nel 1915 circa) fa il batinauta, cioè uno di quei pionieri che con il batimetro misuravano le profondità dei mari per permettere a chi di dovere di tracciare rotte sicure per le barche che sempre più pescano e bisognano di fondali sicuri. Lars si aggrappa a questa sicurezza dove i numeri gli rimandano le certezze che non trova nella fragile moglie, nella vita marinara, e nella scoperta di questa strana donna-pescatrice che vive selvaggia su di un'isola deserta. E qui, tra il retto stare, il misurare, e il trasgredire, il volere tutto, senza sapere poi realmente cosa volere, si consuma il dramma della sua vita. Con il suo percorrere tutti i gradini verso qualcosa che non solo non sa, ma che non credo che troverà mai. Ecco, da questo nocciolo, si dipanano forse troppe pagine, quasi diluendo un brodo che forte sarebbe stato concentrarlo in meno pagine. Certo, empatizzo con questa persona indecisa, cerco di capirne i motivi delle sempre maggiori bugie che come bolle riempiono a poco a poco la sua vita, fino a far uscire tutto fuori. Henrietta, Sara, Laura. Fino a quel passaggio illuminate che citavo prima, sul fatto di aver passato tutta la vita a misurare le distanze e non aver capito di farlo per aver paura delle vicinanze. Perché le persone a noi vicine ci fanno paura, dovendo di forza modificarci per essere. Ed è un compromesso che a molti non va giù. Questo fa riflettere sull'uomo e sulla sua vita sociale. Un punto a favore di Mankell per avere messo a nudo questo nodo. Il resto, come direbbe il Califfo, è noia.
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5.0bravo Mankell!!, 10-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Quando l’ho iniziato a leggere mi sono predisposta alla scrittura di Mankell, quella che già conosco attraverso la serie del commissario Wallander, sono rimasta fin da subito colpita dal protagonista Larss che pagina dopo pagina svela sempre di più una personalità borderline e al tempo stesso una profonda inquietudine esistenziale. Lo si detesta, per le sue menzogne ma al tempo stesso quest’uomo suscita pietà e repulsione.
Larss si aggira in un andirivieni di viaggi in condizioni climatiche estreme, la natura, il silenzio, il candore del ghiaccio, il freddo intenso fanno da sfondo al dramma interiore, le profondità del mare che lui scandaglia rappresentano per lui motivo di interrogarsi sul suo vuoto interiore, fino a dove è profondo e spingerà gli avvenimenti in un crescendo drammatico, si macchierà di omicidio, tenterà di uccidere ancora, e coinvolgerà nella sua tragedia personale due donne innocenti e ignare.
La prima guerra mondiale è nello sfondo, testimone di una follia collettiva oltre che di Larss.
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