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La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto

La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto

di Robert Hughes


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Descrizione

Secondo la dottrina americana del "politically correct" (mai apertamente enunciata ma ferocemente applicata) tutto deve essere "politicamente corretto": dai comportamenti sessuali ai gusti letterari, al modo di parlare, di vestirsi, di scrivere. Esisterebbe dunque un modo "giusto" di fare le cose. Secondo l'autore il pungolo segreto del "politicamente corretto" è l'insofferenza nei confronti di tutto ciò che ha una qualità, e per questo motivo stesso si distingue, operando una discriminazione verso tutto il circostante.

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3.0Contro il politicamente corretto, 19-03-2012
di L. Sardu - leggi tutte le sue recensioni

«Per capire quanto può sconfinare nel ridicolo la mania del Politically correct. Ci sono spunti interessanti sul falso perbenismo e sull'esasperazione dei diritti, però non è una lettura leggera e che scorre molto bene, perché il libro risente dei suoi anni, e degli anni in cui fu scritto, e poi del luogo. Abbondano i riferimenti a var personaggi americani dei primi anni Novanta, e polemiche del tempo, che probabilmente ora, molti, saranno stati dimenticati pure là. E ancora il localismo. Per portare avanti il suo discorso e dargli basi, va a suonare corde che forse saranno sensibili nel lettore americano, prima fra tutte la necessaria coesione di un paese che non è il nostro Stato-nazione all'europea. Fatto sta che anche fuori del suo contesto, i continui appelli all'unità contro i divisionismi bordeggiano spesso un'ecumenismo frusto e poco mordente; più che altro lo stesso che tanto alimento dona proprio al politicamente corretto: perché quest'ultimo è sì rafforzamento identitario esasperato, forza tribale centripeta, ma anche feroce appiattimento e omologazione verbale e concettuale. All'autore questo sembra in parte sfuggire: il politicamente corretto non è semplice divisionismo, separatismo, trinceramento di ghetti non comunicanti, o meglio, nel concreto può anche portare a tutto questo, ma soprattutto, pur se celata da una maschera di pace rispetto convivenza, è lotta spietata per l'instaurazione (eo il controllo) di meccanismi imprevedibili e permanenti di controllo della parola, onnipresenti e con ambizioni universali. Personalmente mi sono trovato spesso d'accordo, a volte in disaccordo. E sicuramente ho trovato certe tendenze della società americana molto speculari ad alcune dell'Europa e dell'Italia del 2009. E non mi sembra ci sia molto da rallegrarsene.»

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