Cristo si è fermato a Eboli

Cristo si è fermato a Eboli

4.0

di Carlo Levi


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Descrizione

E' la cronaca, trasfigurata in senso lirico e meditativo, di un soggiorno coatto in Lucania, cui l'autore fu costretto negli anni 1935-1936, perché militante di Giustizia e Libertà e condannato per attività antifascista.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 5 recensioni)

4.0Una favola, 01-05-2012
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Ho avvertito leggendo questo romanzo-saggio la stessa sensazione del protagonista: sono rimasto letteralmente coinvolto nel mondo lucano, fatto di povertà e leggende, dove nulla è quello che è, ma segno di qualcos'altro. Sembra impossibile che una realtà del nostro paese fosse così immobilizzata nel passato, nella tradizione, fino a poco tempo fa. Viene voglia di ritrovare quei luoghi per scoprirne il livello quasi mitologico.
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4.0Uno spaccato del sud, 27-03-2012
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L'autore durante il suo esilio nel profondo meridione entra in contatto con una realtà completamente diversa e contrastante a quella del Nord. Impara ad apprezzare le usanze e credenze di un popolo privo di cultura ma ricco di passione. Carlo viene accolto a Grassano e Gagliano con affetto e lo ricambia. Un viaggio che rimane profonde riflessioni sul modo di interagire dello Stato con il popolo rurale del Sud italia durante dittatura Fascista.
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5.0Il meridione di decenni fa, 10-03-2012
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Questo è stato un libro di culto per alcuni decenni del secondo dopoguerra, quando si doveva continuare a fare i conti col fascismo. Carlo Levi racconta il suo anno di confino (1935-36) in un paesino della Lucania. E' un mondo contadino miserabile e arcaico, lontano nello spazio e nel tempo dalla civiltà, che sembra essere scivolata per secoli sopra a queste terre brulle e scoscese senza lasciare quasi nessuna traccia. Questa lontananza è materiale ma anche culturale, e Levi a poco a poco ci racconta fame, malattie, fatalismo, superstizione, magia di un mondo che immaginavo possibile solo in qualche zona depressa dell'India o dell'Africa, e invece era qui, in Italia, nemmeno un secolo fa. Mi ha colpito il rispetto con il quale l'autore, piemontese, ha vissuto e descritto la Basilicata degli anni 30 e la sua popolazione rurale, totalmente estranee alle sue precedenti esperienze.
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3.0interessantissimo, 15-10-2010
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il confino politico: Eboli e il fascismo. Eboli ultima zona "civilizzata" dell'Italia di non molti decenni fa! Romanzo di denuncia sociale da leggere e riflettere, gli abusi, la spregiudicatezza e le curruzioni dei signorotti locali, che per fare un paragone di tempo/spazio non credo siano cessate... riflettete gente
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5.0Resistenza spirituale al fascismo, 10-07-2010
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Inizio questa recensione con una nota personale: ho letto questo libro durante un periodo di lavoro a Lampedusa, luogo che come la Lucania di Levi, era destinato durante il fascismo a confino per i criminali politici. Nonostante molte cose siano cambiate da allora, ho provato una maggiore "fratellanza" spirituale con l'autore torinese e la sua esperienza di confinato, che mi ha fatto sentire il suo libro come parte della mia stessa esperienza.
"Cristo si è fermato a Eboli" è una lettura interessantissima sia sotto il profilo della testimonianza storica e dell'analisi antropologica, sia per la qualità letteraria del testo. Levi infatti rappresenta in maniera nitida le relazioni sociali e i rapporti di dominanza della piccola borghesia sulla massa incolta e sfruttata dei contadini, i quali tuttavia sono portatori di un'umanità autentica e di un sapere ancestrale, che resistono nonostante tutto l'abbrutimento generato dal durissimo lavoro nei campi e dai tentativi di irreggimentazione culturale del regime fascista.
La miserabile piccola borghesia con la quale Levi entra in contatto, invece, emerge in tutta la propria meschinità, ottusità, ignoranza e nel totale e compiaciuto asservimento alle direttive del regime mussoliniano.
Levi analizza con sguardo profondo le dinamiche sociali della Lucania, prova a delineare un possibile percorso per il riscatto della classe contadina del Meridione, sostanziando la propria analisi non solo con gli strumenti dati dalla propria cultura, ma anche con l'esperienza di vita condivisa coi contadini lucani.
Quei contadini che riconoscono in Levi, a differenza degli altri "signori", una diversa qualità umana, una "bontà" che traspariva sia quando Levi esercitava la professione medica, sia quando si relazionava quotidianamente con loro.
Dal punto di vista letterario, la scrittura di Levi fa emergere con vivezza gli aridi, brulli paesaggi di quella zona della Lucania, le arcaiche e sofferenti sembianze dei contadini, la bruttezza estetica - anticipatrice di quella etica - della borghesia paesana. E' una scrittura con qualità pittoriche, specchio della passione dell'autore per la pittura, che però non diventa mai ridondante o barocca, ma conserva sempre una sobrietà e un nitore che rendono piacevolissima la lettura.
Questo libro dunque rappresenta una straordinaria testimonianza etica di resistenza alla barbarie del fascismo e un importante documento storico e sociologico sulla "questione meridionale", ancora attuale nonostante siano passati quasi 70 anni dalla sua composizione.
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