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Per cosa si uccide

Per cosa si uccide

di Gianni Biondillo


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Descrizione

Inizio d'estate: con un cane sgozzato, una serie di omicidi lunga un anno nel quartiere di Quarto Oggiaro, periferia di Milano. Protagonista è, suo malgrado, l'ispettore Ferraro, uomo senza particolari qualità. Separato con un figlio, vive da solo. Attorno a lui ruotano poliziotti surreali, spacciatori, imprenditori rampanti, contrabbandieri, informatori, pendolari, "sciure" e manifestanti: il popolo di una città e della sua periferia. Le indagini di Ferraro servono da pretesto narrativo per raccontare il ventre molle di Milano, vera protagonista del romanzo. "Una città - sostiene l'autore - che non vuole morire e che, se muore, comunque rinasce, con orgoglio".

Dettagli del libro

  • Titolo: Per cosa si uccide
  • Autore: Gianni Biondillo
  • Editore: TEA
  • Collana: Teadue
  • Data di Pubblicazione: Aprile 2006
  • ISBN: 885020986X
  • ISBN-13: 9788850209866
  • Pagine: 285
  • Formato: brossura
  • Reparto: Gialli

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 2 recensioni)


4.0Buono lo stile , 12-05-2012
di M. Loggia - leggi tutte le sue recensioni

«Per scrivere un bel thriller ci vogliono la città e i personaggi; Biondillo ce li offre entrambi. E che città (Milano) e che personaggi (L'ispettore Ferraro è un personaggio mitico) . Quattro racconti sintetici che ripercorrono un anno di vita del detective uno per stagione con i personaggi che si avvicendano e escono dalle storie, così come nella realtà entrano ed escono dalla nostra esistenza. La trama è scorrevole, i dialoghi veloci e spiritosi, la fabula narrativa regge e la credibilità pure. »

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2.0Per cosa si uccide, 21-07-2011
di A. Iolandi - leggi tutte le sue recensioni

«Mi ha lasciato perplessa sopratutto l'avvio, estenuante e incocludente. Le seconde cinquanta pagine sono rimaste divertenti ma hanno smorzato l'entusiasmo iniziale. Le pagine restanti sono solo un'ennesima ripetizione di ciò che è stato scritto nelle prime cento pagine. Io credo che Biondillo avrebbe fatto meglio a scrivere tre o quattro racconti lunghi e pubblicarli separatamente, perchè, in questo romanzo, se si ride fino alle prime cento pagine, per quelle successive si ride degli stessi motivi delle prime, e anche il sorriso si smorza della spontaneità iniziale adeguandosi alle smorfie di circostanza che le solite battute cercano di insinuare. Il suo è un umorismo gradevole ma che non si rinnova, rimane statico, e ciò può provocare, alla lunga, il risultato opposto a quello che vuole ottenere, noia piuttosto che divertimento. La trama gialla è pressochè inesistente, non esiste tensione narrativa e nessun intreccio particolare degno di nota. Non posso esprimermi sulle pagine che parlano della città, posso anche dare per buono che il suo "sguardo" sia effettivamente come descritto nelle diverse critiche al libro, ma questi due elementi sono troppo pochi per poter dare un voto alto a questa lettura, Ferraro sarà anche un personaggio dai risvolti interessanti (a me piace che non sia il solito superuomo che fa della forza e dell'intelligenza le sue armi migliori) ma da solo non basta a reggere tutta la struttura del romanzo. Senza quei tanti ammiccamenti al lettore (decido io se una battuta mi fa ridere) e con una maggiore attenzione al thrilling - visto che di thriller si dovrebbe trattare, comodo dire sempre che il giallo è un pretesto per raccontare altro quando non viene bene - poteva essere un buon libro, così mi sembra un prodotto molto sopravvalutato, di facile lettura, sì, ma senza troppe pretese.»

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