A cosa serve Michelangelo?

A cosa serve Michelangelo?

5.0

di Tomaso Montanari


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Descrizione

C'è un'idea - di casa persino al ministero dei Beni culturali italiano in questi anni - secondo cui l'Italia potrebbe diventare una grande "Disneyland culturale": ma è davvero a questo che serve il tessuto artistico e paesaggistico che abbiamo ereditato e che stiamo rovinando? Per rispondere, si può partire dalla storia di un crocifisso attribuito a Michelangelo e acquistato dal governo Berlusconi per più di tre milioni di euro: raccontarla significa parlare del potere del mercato, dell'inadeguatezza degli storici dell'arte, della cinica manipolazione dei politici e delle gerarchie ecclesiastiche, del perverso sistema delle mostre, del miope opportunismo dell'università e della complice superficialità dei mezzi di comunicazione. Il degrado del ruolo della storia dell'arte nel discorso pubblico accompagna la metamorfosi del ruolo del patrimonio storico e artistico: da gratuito strumento di crescita culturale garantito dalla Costituzione, a parco dei divertimenti a pagamento.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)

5.0A cosa serve Michelangelo?, 20-04-2012
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Coraggioso libro di denuncia scritto da un bravo e competente storico dell'arte, "A cosa serve Michelangelo? " parte da un fatto di cronaca assai noto, l'acquisto del Crocefisso oggi al Bargello di Firenza da parte dello Stato italiano, per affrontare la non semplice questione dei beni culturali in Italia e della loro gestione e valorizzazione. Libro di piacevole lettura, estremamente utile e interessante, che in tanti dovrebbero leggere... Per imparare.
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5.0Un Michelangelo controverso., 22-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Tomaso Montanari, storico dell'arte e acceso difensore del nostro patrimonio di arte, cultura e civiltà, in questo libro mette a nudo un sistema politico di acquisti di opere d'arte da parte dello Stato italiano che a suo dire si può ben parlare di "incauto acquisto" e mi riferisco al famoso "Cristo in croce" ligneo che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha acquistato per una cifra davvero esorbitante, con attribuzione a Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Ma si tratta di un'attribuzione che Tommaso Montanari ha immediatamente analizzato e confutato, con validissimi argomenti stilistici e di metodologia della storia dell'arte. Gli stessi storici dell'arte e molti specialisti di Michelangelo non sono pienamente convinti che il Crocifisso ligneo appartenga al grande artista toscano. E non a torto. Montanari nel suo libro mette in luce un meccanismo di valutazione e di acquisto che lascia molti dubbi e molte perplessità, molto spazio a legittimi dubbi di paternità. E lo fa con argomentazioni ineccepibili per cui il libro si pone come una vera e propria indagine di tipo "poliziesco" volta a trovare il colpevole, cioè il vero autore del "Crocifisso". La stessa comunità degli storici dell'arte si è spaccata in merito, ci sono i sostenitori dell'attribuzione fatta a Michelangelo e ci sono anche accanitissimi confutatori di tale ipotesi. Fatto è che effettivamente, dal punto di vista stilistico, l'opera sembrerebbe essere troppo "smilza" per attribuirla a Michelangelo, un'opera priva della forza e dell'energia che sono proprie delle figure del grande Michelangelo: basti pensare ai nudi della Sistina, al Tondo Doni, al David, alla Pietà in San Pietro... Il dibattito è tuttora aperto e il libro di Montanari contribuisce ad alimentarlo ancora di più perché è importante che se ne parli in nome dell'arte e per l'arte. Il giallo della paternità dell'opera è ben lontano dall'essere risolto... Ai posteri l'ardua sentenza, semmai verrà!
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