Conversazione in Sicilia

Conversazione in Sicilia

3.5

di Elio Vittorini


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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 13 recensioni)

2.0Diciamo che ho letto di meglio, 02-02-2013
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Delusione totale Conversazione in Sicilia, dopo circa una trentina pagine non ne potevo già più ed ero tentato di abbandonarlo, troppo illusorio e pieno di simboli tra le pagine, non accade mai niente e non riesco a esautorare le conversazioni ermetiche tra i protagonisti (troppe domande nel nulla senza risposta) ho dovuto sforzarmi per finirlo, ma l'impressione che ho tratto (non il dado) è pessima, forse Vittorini non fa per me (dico che è il suo secondo che leggo e che non mi ha arrizzato per niente). I personaggi del romanzo, i luoghi, i pensieri, sono solo puzzette di un passato "statico" che non trova alcun riscontro con l'attualità. Ne scaturisce una lettura distante e per niente piacevole. Anche come romanzo antifascista piuttosto innocuo.
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3.0Profondo, forse troppo, 24-05-2012
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Più che un romanzo, una interminabile sequenza di scene e personaggi surreali. Alcuni passaggi sono bellissimi, colmi di significato e momenti di riflessione profonda. Diciamo che mi attendevo qualcos'altro da questo romanzo. Non di più, sicuramente, semplicemente altro. Pensavo di leggere una vicenda di cui la Sicilia fosse più che un semplice personaggio di fondo.
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1.0Forse Vittorini non fa per me, 17-05-2012
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Delusione globale. Dopo circa un centinaio pagine non ne potevo già più ed ero tentato di chiudere la lettura, troppo criptico e abbondante di simboli tra le pagine, non succede mai nulla e non riesco a capire le conversazioni oscure tra i protagonisti (troppe domande nel nulla senza risposta) ho dovuto fare uno sforzo per terminarlo, ma l'impressione che ho avuto è deludente.
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5.0Uniamoci!, 15-05-2012
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UNIAMOCI! Di Matilde Perriera - 25. 00 euro ben spesi per un romanzo da suggerire ai giovani studenti, i quali, essendo "i più adatti a sentire il fresco profumo di libertà" (Paolo Borsellino) , potranno introiettare le connotazioni di alto sapore gnomico, parenesi di grande respiro insite in un'opera miliare che fa luce, attraverso la successione delle pagine fortemente sintetiche e dense di informazioni, sui nodi problematici dell'epoca e sulle incognite a essi correlati. CONVERSAZIONE IN SICILIA nasce dalla crisi determinata dalla guerra di Spagna, che aveva fatto cogliere a Vittorini la vera natura del regime, determinando in lui una crisi e una maturazione ideologica che lo aveva spinto a generose proteste in attività clandestine di dissenso alla dittatura. La storia di un viaggio iniziatico intrapreso da Silvestro, il quale, in preda ad "astratti furori", ma immerso nella "quiete" della "non speranza" determinata dal clima plumbeo degli ultimi anni del Fascismo, ritorna nella natia Sicilia. Ripercorre la propria infanzia e, accompagnando la madre infermiera nel suo giro quotidiano, scopre la realtà dell'indigenza, dell'angoscia e della morte. Si introduce, così, il motivo del "mondo bello, ma molto offeso", dell'attentato all'essenza stessa dell'uomo, principi ribaditi durante l'incontro particolarmente costruttivo con i personaggi cardine dell'ultima parte, "l'arrotino Calogero" e "l'uomo Ezechiele", che soffrono anch'essi dello stesso dolore per l'umanità. Questi ultimi ripropongono il nucleo fondante di questo specchio rinfrangente, incentrato sullo sdegno per l'oltraggio all'umanità prodotto dall'oppressione e dalla sofferenza, ma anche sulla convinzione che l'uomo perde la propria dignità quando è schiacciato, perseguitato, trasformato in un "cavo teso tra la bestia e il superuomo" (Nietzsche) . Per questo il protagonista autodiegetico, pur essendo di fronte a una terra misera e arcaica, non si sofferma su descrizioni naturali, ma connota il clima mitico e simbolico attraverso metaforiche allusioni documentarie. Vittorini si distingue, inoltre, per la struttura e il linguaggio del racconto, fondati sulla tecnica dell'anafora martellante, che conferisce al libro un tono oracolare e sapienziale, di rivelazione di verità essenziali e assolute. Di incisivo spessore sono i capitoli I e XXXV, con riflessioni di estrema concentrazione lirica in cui palpitano cuori in tempesta. Il primo ricalca movenze montaliane, con l'espresso riferimento all'inutilità di "chiedere la parola" rivelatrice (Montale, Non chiederci la parola) ; il "capo chino", gli "astratti furori", l'impotente e silenziosa protesta di fronte a "giornali squillanti", il silenzio assoluto persino con gli "amici" o, addirittura, con "una ragazza o moglie" e, ancora, "le scarpe rotte", l'inerzia di fronte ai "massacri sui manifesti" ribadiscono con forza il "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" (Montale, Ibidem) da opporre a un regime che ha tentato di annientare l'uomo, spegnendone le scintille vitali. L'opera d'arte, in questo clima, si associa al "Languore" di Verlaine (1844- 1896) , ricordando il poeta francese, che, smarrito di fronte al dominante "male di vivere", leit -Motiv del secolo, assume su di sé tutte le caratteristiche negative del periodo storico vissuto dalla sua generazione, caratterizzato da debolezza, corruzione, incapacità di fronteggiare i pericoli della realtà, passività nei confronti dei drammatici eventi della storia. Anche Vittorini, pertanto, affida la sua anima al "niente più da dire! ", al "tedio d'un non so che attaccato all'anima! ", ad "acrostici indolenti" impreziositi dal parnassiano "stile d'oro" (Verlaine) che tende unicamente alla levigatissima perfezione formale.
Il XXXV capitolo, invece, pur con la demistificante "quiete nella non speranza", fa rinascere la forza di andare avanti, convinti del fatto che, se anche "si è costretti a vivere nella selva oscura" (F. Fioretti, il libro segreto di dante) , non bisogna demordere "L'uomo Ezechiele, insomma, dà lezioni di vita, soffre e scrive tutte le offese, una per una, e anche di tutte le facce provocatorie che ridono per le offese compiute e da compiere. Se, dunque, si saprà tenere in mano "il punteruolo" (Vittorini) , si potrà riscattare la coscienza di un'intera Nazione. Solo così, si potrà tornare a vivere "in un mondo non ancora contaminato dalle offese" e "la maledetta lupa, non trovando più nulla da divorare, finirà per sbranare sé stessa" (F. Fioretti, Ibidem) .
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4.0Viaggio mistico, 13-03-2012
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Un romanzo che coincide con un viaggio alla ricerca delle proprie origini, ormai troppo lontane. Nel libro si coglie la voglia e la necessità di Silvestro - il protagonista - di allontanarsi dalla città delle grandi industrie, per riassaporare l'entroterra siciliano, marchiato da miti e credenze. Vittorini è capace di tenere vigile l'attenzione del lettore, creando una trama mistica, resa attraverso botta e risposta dialogici molto immediati. Un classico moderno da leggere..
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3.0Conversazione in Sicilia, 09-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro difficile, con un personaggio, Silvestro, lacerato e preoccupato per le vicende che lo circondano, in un'Italia fascista e alla deriva. L'incontro con la madre, "con un mondo ancora puro e libero dalle offese del mondo", porterà sollievo e la convinzione che la resistenza è l'unico modo per essere liberi. Profondamente simbolico, va letto con concentrazione per essere compreso e poter dare una propria interpretazione.
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5.0Tra realismo verghiano e sogno onirico, 05-09-2011
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Conversazione in Sicilia, lo attesta lo stesso Vittorini, è un romanzo denso di conversazioni e incontri che costernano le avventure che il protagonista vive nel corso di un viaggio di ritorno alla terra d'origine in cui però appare sperduto. Egli, migrante al nord da tempo, si reca nella terra dei genitori perchè il padre ha abbandonato la madre per un'altra donna; anche il ritrovo della stessa sarà come un incontro casuale. Così lo stesso per tutte le altre comparse, siciliani che vengono scambiati per stranieri, attestano la rottura affiliativa che il protagonista ha con la terra e l'identità del migrante come sradicato dal suo passato per essere impiantato in un presente che lo cambia completamente. Il sapore realista, che ricorda Giovanni Verga, lo scrittore di Acitrezza, si ritrova nella presentazione di una Sicilia, quella dei miserabili, che corrisponde ad uno stereotipo ormai comune in Italia e nel mondo.
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4.0Neorealismo, 05-07-2011
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Densità di significati da assaporare attraverso assolati scenari e magiche visioni.
Anfratti, dialoghi, onore, offesa, storia.
La Sicilia e l'essere umano. Il lavoro e il ricordo. Personaggi che danno voce a un modo di essere popolo, a un sentire politico dell'autore e a sentimenti più intimi come il ritrovo e il calore famigliare. Un viaggio per ritrovarsi.
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4.0Conversazione in Sicilia, 14-05-2011
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Qui c'è tutto il dramma della Sicilia postbellica. Illuminante percorso che va dagli "astratti furori", dall'inerzia e dal mutismo iniziale, verso il risveglio di piene energie morali, verso il recupero di una corposa colloquialità, all'approdo di una conversazione all'altezza di più "alti doveri verso gli uomini"; ecco, nonostante il rischio che si annida in ogni intenzione programmatica, in ogni tesi precostituita, il romanzo mantiene una sua altissima godibilità letteraria.
A sostegno delle più spontanee e suggestive divagazioni ho scoperto alcune bellissime sinestesie: "i fischi bagnati e come fischi d'acqua", "verde malaria", "lo sgorgare del silenzio", "aria cruda"; e all'interno del periodare più asciutto e stringato improvvisi inserti lirici: "senza dolcezza per la notte sulle mani", "gli occhi aguzzi formicolanti di riso".
Un'opera che contestualizzata nel suo tempo non può non apparirci che temeraria, in ogni suo aspetto.
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4.0L'opera migliore dello scrittore siracusano, 25-03-2011
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E' la mirabile storia di un ritorno in Sicilia come un viaggio alle radici prime dell'uomo, come simbolica ricerca delle origini e scoperta di un mondo offeso che obbliga a prese di responsabilità. Nello specifico, Silvestro, alias Elio Vittorini, si trova a 30 anni su un treno che lo porta in Sicilia da cui mancava da 15 anni. Scopre che la madre si è separata dal padre per la pusillanimità di questi e per vivere fa iniezioni ai malati. E proprio tra un malato ed un altro, madre e figlio conversano sulla miseria e sul senso della vita della povera gente. La fine del romanzo è degno del migliore dei libri di tipo psicodrammatico: trova la madre che lava i piedi ad un vecchio con i capelli bianchi, forse il padre, mentre dormiva e se ne va in punta di piedi senza salutarlo.
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3.0Ha qualcosa..., 20-02-2011
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Un libro che a mio parere ha i suoi punti di forza e suoi molti lati positivi, sono semplicemente io che temo di non essere portata per una lettura del genere. Mi è risultato un libro pesante, di cui ho davvero faticato a raggiungere l'ultima pagina. I personaggi non mi hanno complito e neanche il contorno, ma ci tengo a ridire che ci ho visto del buono quindi, se lo ritenete il vostro genere di lettura, dategli una chance.
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5.0Conversazione in Sicilia, 18-10-2010
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Il miglior romanzo (insieme ad "Uomini e No") di Vittorini. Un romanzo che sa di persone, di vita, di terra. Sospeso tra mito e realtà; alla ricerca di certezze perdute. Un ritorno in una Sicilia simbolica che diviene un viaggio alla ricerca di se stessi e di certezze perdute. Bellissimo.
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