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Conversazione in Sicilia

Conversazione in Sicilia

di Elio Vittorini

4.0

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Elio Vittorini, primo di quattro fratelli e padre ferroviere, cresce in mezzo ai treni. Più di una volta usa il treno per scappare da casa. Vive prima a Gorizia, poi a Milano. Diventa antifascista. Impara l'inglese e comincia a tradurre gli scrittori americani. Si impegna in politica: comunista, polemizza con i comunisti; fonda riviste letterarie ("Il Politecnico" nel 1945, "Il Menabò", con Calvino, nel 1959), scopre, tra gli altri, Fenoglio, Calvino e Cassola. Ha saputo raccontare, come pochi, trent'anni di vita italiana.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 9 recensioni)

3.0Profondo, forse troppo, 24-05-2012
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Più che un romanzo, una interminabile sequenza di scene e personaggi surreali. Alcuni passaggi sono bellissimi, colmi di significato e momenti di riflessione profonda. Diciamo che mi attendevo qualcos'altro da questo romanzo. Non di più, sicuramente, semplicemente altro. Pensavo di leggere una vicenda di cui la Sicilia fosse più che un semplice personaggio di fondo.
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4.0Viaggio mistico, 13-03-2012
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Un romanzo che coincide con un viaggio alla ricerca delle proprie origini, ormai troppo lontane. Nel libro si coglie la voglia e la necessità di Silvestro - il protagonista - di allontanarsi dalla città delle grandi industrie, per riassaporare l'entroterra siciliano, marchiato da miti e credenze. Vittorini è capace di tenere vigile l'attenzione del lettore, creando una trama mistica, resa attraverso botta e risposta dialogici molto immediati. Un classico moderno da leggere..
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3.0Conversazione in Sicilia, 09-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro difficile, con un personaggio, Silvestro, lacerato e preoccupato per le vicende che lo circondano, in un'Italia fascista e alla deriva. L'incontro con la madre, "con un mondo ancora puro e libero dalle offese del mondo", porterà sollievo e la convinzione che la resistenza è l'unico modo per essere liberi. Profondamente simbolico, va letto con concentrazione per essere compreso e poter dare una propria interpretazione.
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5.0Tra realismo verghiano e sogno onirico, 05-09-2011
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Conversazione in Sicilia, lo attesta lo stesso Vittorini, è un romanzo denso di conversazioni e incontri che costernano le avventure che il protagonista vive nel corso di un viaggio di ritorno alla terra d'origine in cui però appare sperduto. Egli, migrante al nord da tempo, si reca nella terra dei genitori perchè il padre ha abbandonato la madre per un'altra donna; anche il ritrovo della stessa sarà come un incontro casuale. Così lo stesso per tutte le altre comparse, siciliani che vengono scambiati per stranieri, attestano la rottura affiliativa che il protagonista ha con la terra e l'identità del migrante come sradicato dal suo passato per essere impiantato in un presente che lo cambia completamente. Il sapore realista, che ricorda Giovanni Verga, lo scrittore di Acitrezza, si ritrova nella presentazione di una Sicilia, quella dei miserabili, che corrisponde ad uno stereotipo ormai comune in Italia e nel mondo.
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4.0Neorealismo, 05-07-2011
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Densità di significati da assaporare attraverso assolati scenari e magiche visioni.
Anfratti, dialoghi, onore, offesa, storia.
La Sicilia e l'essere umano. Il lavoro e il ricordo. Personaggi che danno voce a un modo di essere popolo, a un sentire politico dell'autore e a sentimenti più intimi come il ritrovo e il calore famigliare. Un viaggio per ritrovarsi.
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4.0Conversazione in Sicilia, 14-05-2011
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Qui c'è tutto il dramma della Sicilia postbellica. Illuminante percorso che va dagli "astratti furori", dall'inerzia e dal mutismo iniziale, verso il risveglio di piene energie morali, verso il recupero di una corposa colloquialità, all'approdo di una conversazione all'altezza di più "alti doveri verso gli uomini"; ecco, nonostante il rischio che si annida in ogni intenzione programmatica, in ogni tesi precostituita, il romanzo mantiene una sua altissima godibilità letteraria.
A sostegno delle più spontanee e suggestive divagazioni ho scoperto alcune bellissime sinestesie: "i fischi bagnati e come fischi d'acqua", "verde malaria", "lo sgorgare del silenzio", "aria cruda"; e all'interno del periodare più asciutto e stringato improvvisi inserti lirici: "senza dolcezza per la notte sulle mani", "gli occhi aguzzi formicolanti di riso".
Un'opera che contestualizzata nel suo tempo non può non apparirci che temeraria, in ogni suo aspetto.
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4.0L'opera migliore dello scrittore siracusano, 25-03-2011
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E' la mirabile storia di un ritorno in Sicilia come un viaggio alle radici prime dell'uomo, come simbolica ricerca delle origini e scoperta di un mondo offeso che obbliga a prese di responsabilità. Nello specifico, Silvestro, alias Elio Vittorini, si trova a 30 anni su un treno che lo porta in Sicilia da cui mancava da 15 anni. Scopre che la madre si è separata dal padre per la pusillanimità di questi e per vivere fa iniezioni ai malati. E proprio tra un malato ed un altro, madre e figlio conversano sulla miseria e sul senso della vita della povera gente. La fine del romanzo è degno del migliore dei libri di tipo psicodrammatico: trova la madre che lava i piedi ad un vecchio con i capelli bianchi, forse il padre, mentre dormiva e se ne va in punta di piedi senza salutarlo.
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3.0Ha qualcosa..., 20-02-2011
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Un libro che a mio parere ha i suoi punti di forza e suoi molti lati positivi, sono semplicemente io che temo di non essere portata per una lettura del genere. Mi è risultato un libro pesante, di cui ho davvero faticato a raggiungere l'ultima pagina. I personaggi non mi hanno complito e neanche il contorno, ma ci tengo a ridire che ci ho visto del buono quindi, se lo ritenete il vostro genere di lettura, dategli una chance.
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5.0Vittorini e/è il mito, 06-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Capolavoro di Vittorini e di tutta la letteratura italiana del primo novecento. Lettura complessa ed affascinante, il libro si presta a più chiavi di lettura, sia politico che metaforico o "mitico". "Conversazione in Sicilia" è innanzitutto la storia di un Viaggio o di un Ritorno, nella fattispecie quello del protagonista Silvestro alla sua città natale.
Viaggio inteso come conoscenza: Silvestro compie una sorta di intinerario, con vari incontri siginificativi e simbolici, i quali portano il protagonista alla consapevolezza dei mali del mondo, in questo caso della "sua" Sicilia. Conosce gli oppressi e le oppressioni della sua terra, l'incontro è la causa dello spostamento da una condizione di apatia (disillusione) ad una di simpatia e compassione verso gli umili, gli offesi del mondo.
Viaggio inteso come iniziazione rituale: ciò che Silvestro compie è essenzialmente un "ritorno alle origini", con tutto quello che questa esperienza comporta, incontri con guide, prove da superare, conquiste di poteri e di qualità.
La grandezza del libro risiede, tuttavia, non tanto nelle tematiche (seppur molto interessanti) bensì nello stile, nella lingua con cui Vittorini narra.
L'invenzione linguistica è come purificata in immagini di folgorante intensità, tutto il superfluo è messo da parte (molto cara fu la lezione di Hemingway, di cui Vittorini era acceso ammiratore).
Punteggiatura ossessiva, unita a sintagmi brevissimi, altrettanto ossessivamente ripetitivi, implicano al discorso un'andatura cadenzante, cantilenante: ricorso eccessivo delle epifore e delle anafore come in una deprecazione, della preghiera e dell'invocazione, in cui la domanda viene rafforzata dalla ripetizione, unita a forme iterative e dell'uso sostantivante senza articolo, il quale conferisce grande pregnanza ad ogni singola parola, quasi a voler simulare un liguaggio che potremmo definire per certi versi "biblioco" o quanto meno "dantesco".
Insieme a Gadda, forse il più importante sperimentatore dei primi sessant'anni del novecento italiano.
Prima di darsi ad autori stranieri, mi pare doveroso confrontarsi con questo testo.
Peccato che "Conversazione in Sicilia" sia un caso isolato, altrimenti Vittorini occuperebbe una postazione privilegiata, non solo in Italia, ma all'interno di una più amplia dimensione europea.
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