Il conto dell'ultima cena. Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico

Il conto dell'ultima cena. Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico

3.5

di Moni Ovadia, Gianni Di Santo


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Descrizione

Tra Vecchio e Nuovo Testamento, regole kasher, insegnamenti rabbinici, storielle ebraiche e ricette che contengono un antico sapere, il viaggio di Ovadia alla ricerca di un'etica del cibo. Un omaggio alla memoria e all'accettazione dell'Altro, ultimo antidoto slow all'intolleranza e al tempo frenetico di oggi. La tradizione ebraica della kasherut indica i cibi che si possono consumare perché conformi alle regole della Torah. Ma oltre a questo, il cibo ebraico ha prodotto un'enorme mole di storielle, divieti, ricette e prescrizioni che Ovadia ripercorre con la consueta miscela di umorismo e santità: cullandoci tra pasti e digiuni, tra falafel, molokheya, hommus e altre leccornie, tra antiche osterie e contaminazioni culinarie, e una musica che accompagna l'ospite a tavola, con l'ironia tipica dell'ebreo errante. Per un viaggio che guarda al cielo con il gusto della terra. Un viaggio dalla manna del deserto, il cosiddetto "pane degli angeli", fino a Pesakh, la Pasqua, dove un Gesù ebreo mangia agnello, pane azzimo, erbe amare e dessert.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 4 recensioni)

4.0Etica del cibo e antidoto all'intolleranza, 13-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Premetto che, secondo me, Moni Ovadia va visto, più che letto. Dice lui stesso di non sentirsi dotato come scrittore. Trovo la seconda parte del libro un po' arraffazzonata (Genesi, interviste, ricette...). Bellissimo il capitolo sul gran banchetto della fratellanza, forse perché parla di un film meraviglioso e straordinariamente poetico: Un tocco di zenzero. Titolo simbolico azzeccatissimo, per me, e riduttivo per Ovadia.
Sempre gradevole l'umorismo ebraico, anche se avrei dovuto dosare le storielle e leggerne magari due al giorno, per gustarle di più. Ho apprezzato molto l'etica del cibo di cui parla e la citazione di Singer "Nei confronti degli animali tutti sono nazisti, per gli animali Treblinka dura in eterno".
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4.0Proprio bello!, 22-04-2011
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È un libro che racconta le usanze della tradizione ebraica e da dove siano sorte, sottolineando l'importanza che esse hanno per l'uomo; e tutto questo intercalando con tante 'storielle' che danno un'idea di cosa sia l'umorismo ebraico, che riesce a prendere in giro anche se stesso. Spesso poi, per che ha già visto Ovadia, ci si immagina come lui le racconterebbe, col suo accento yiddish, e questo non fa che rendere ancora più gustose le sue 'barzellette' .
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1.0con quei soldi andate a mangiarvi una pizza!, 08-08-2010
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Con tutto il rispetto per il signor Ovadia e per le bellissime e interessantissime tradizioni ebraiche, mi sembra vergognoso chiedere 16 euro (ma anche 13,60 sono troppi) per un libercolo di 110 pagine (io mi sono arenato alla 50esima) che alterna poche righe con spiegazioni e concetti della tradizione ebraica con barzellette che non fanno ridere nessuno, in cui quasi sempre c'è il fesso ricco e lo scaltro contadino sgrammaticato, o il prete cattolico babbeo e di nuovo il contadino ebreo ignorante ma furbo.
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5.0e si possono provare le ricette, 02-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Eh già ... io ho iniziato dai carciofi fritti, e devo dire che erano eccellenti. Non conoscevo molti aspetti della cultura ebraica, ed ero anche un pò spaventato dal mondo di regole come noi lo vediamo; Moni Ovadia, invece, semplifica tutto, e fra una ricetta ed una storiella, ora di quelle tradizionali, ora di quelle familiari, fa capire che in fondo l'ebraismo è ben diverso dai rabbini vestiti di nero che ogni tanto vediamo ai TG. Ci spiega con umorismo il perchè di qualche comportamento e trasforma in giocosa qualche usanza che da distante sembra imposizione; ci porta dentro il significato della religione attraverso un atto elementare come il mangiare, che è si necessità, ma sempre nel rispetto del mondo che ci circonda: rispetto per gli animali, per le piante, per la divinità in cui crediamo ed anche per il resto degli uomini. E conclude con qualche ricetta, a dimostrare che questo rispetto non preclude il gusto del cibo, anzi, che questo gusto è ancora più grande sapendo che non contravviene ai propri ideali. Certo, ricordiamoci che è di parte, lui è ebreo: però non ci esclude, ci coinvolge.
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