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Il conto dell'ultima cena. Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico

Il conto dell'ultima cena. Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico

di Moni Ovadia, Gianni Di Santo


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Descrizione

Moni Ovadia se ne va in giro tra Antico Testamento e regole kasher, insegnamenti rabbinici e storielle ebraiche, ricette tipiche e cucina che se la fa con la religione, alla ricerca di un'etica del cibo. D'altra parte Adamo ed Eva erano vegetariani. È solo dopo il diluvio universale che la carne entra a far parte dell'alimentazione dell'uomo. E tutto nasce ancora dalla storia del popolo ebraico. La tradizione ebraica della kasherut indica i cibi che si possono consumare perché conformi alle regole della Torah. Ma oltre questo il cibo ebraico ha prodotto un'enorme mole di storielle, divieti, ricette e prescrizioni che Ovadia cullandoci tra cibi e digiuni, tra falafel, halle, krapfen, e altre leccornie, tra antiche osterie e contaminazioni culinarie, e una musica che accompagna l'ospite a tavola, con l'ironia tipiche dell'ebreo errante.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)


4.0Proprio bello!, 22-04-2011
di D. Ottolenghi - leggi tutte le sue recensioni

«È un libro che racconta le usanze della tradizione ebraica e da dove siano sorte, sottolineando l'importanza che esse hanno per l'uomo; e tutto questo intercalando con tante 'storielle' che danno un'idea di cosa sia l'umorismo ebraico, che riesce a prendere in giro anche se stesso. Spesso poi, per che ha già visto Ovadia, ci si immagina come lui le racconterebbe, col suo accento yiddish, e questo non fa che rendere ancora più gustose le sue 'barzellette' . »

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5.0e si possono provare le ricette, 02-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di V. Chiappa - leggi tutte le sue recensioni

«Eh già ... io ho iniziato dai carciofi fritti, e devo dire che erano eccellenti. Non conoscevo molti aspetti della cultura ebraica, ed ero anche un pò spaventato dal mondo di regole come noi lo vediamo; Moni Ovadia, invece, semplifica tutto, e fra una ricetta ed una storiella, ora di quelle tradizionali, ora di quelle familiari, fa capire che in fondo l'ebraismo è ben diverso dai rabbini vestiti di nero che ogni tanto vediamo ai TG. Ci spiega con umorismo il perchè di qualche comportamento e trasforma in giocosa qualche usanza che da distante sembra imposizione; ci porta dentro il significato della religione attraverso un atto elementare come il mangiare, che è si necessità, ma sempre nel rispetto del mondo che ci circonda: rispetto per gli animali, per le piante, per la divinità in cui crediamo ed anche per il resto degli uomini. E conclude con qualche ricetta, a dimostrare che questo rispetto non preclude il gusto del cibo, anzi, che questo gusto è ancora più grande sapendo che non contravviene ai propri ideali. Certo, ricordiamoci che è di parte, lui è ebreo: però non ci esclude, ci coinvolge.»

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