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La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere

La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere

di J. François Lyotard

5.0

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Idee
  • Edizione: 14
  • Traduttore: Formenti C.
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2008
  • EAN: 9788807090066
  • ISBN: 8807090066
  • Pagine: 128
Uscito nel 1979, il libro di Lyotard si è imposto fin da subito, e non solo nel dibattito filosofico, come un testo di riferimento. In questo libro l'autore, con radicalità, chiude i conti con la tradizione storico-filosofica del pensiero classico. Una tradizione che aveva segnato con forza, nel bene e nel male, la storia del Novecento. Non più quindi sistemi filosofici e grandi narrazioni basate sull'eredità dell'Illuminismo e sui grandi sistemi emancipativi, in primo luogo l'hegelismo e il marxismo, ma comprensione piena e accettazione di un nuovo modello di pensiero che identifica una nuova idea di modernità, basata essenzialmente sulla rottura netta con il passato: il "postmodernismo" per l'appunto. Questa espressione del filosofo francese fu immediatamente usatissima in tutto il dibattito culturale. Nel cambiamento epocale di paradigma Lyotard identifica un fattore centrale di trasformazione: il sorgere e il mutare di senso dell'apparato di pensiero tecnoscientifico, e con esso l'avanzare impetuoso delle nuove tecnologie, in grado di diventare vere e proprie protesi di linguaggio, cioè modi del pensiero dalla struttura innovativa. Lyotard non intendeva solo valorizzare la tecnoscienza, ma anche, e soprattutto, dare pari dignità a tutti i linguaggi, senza più porre una modalità di pensiero come "superiore" alle altre.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0La condizione postmoderna, 27-02-2010, ritenuta utile da 12 utenti su 14
di - leggi tutte le sue recensioni
«L'attuale processo di massificazione dell'arte e il problema dell'incisività di giudizio della pratica critica, ripropongono con forza la questione del postmoderno e del soggetto. Le questioni non sono prive di fondamento se pensiamo alle trasformazioni sociali, economiche e mediali avvenute nel corso degli anni. E' ragionevole pensare allora che l'attuale configurazione della società postindustriale necessiti di un generale ripensamento, proprio a partire dalle categorie moderno/postmoderno che ne hanno costituito dagli anni 70 fino ad oggi, i parametri di riferimento concettuali. Per questi motivi forse la rilettura de 'La condizione postmoderna' Les Editions de Minuit, Paris 1979 di J F. Lyotard, può rivelarsi un utile strumento di riflessione ed analisi. Come annuncia il sottotitolo si tratta di un 'rapporto sul sapere' nelle società più sviluppate e sulle conseguenze che le trasformazioni scientifiche e tecnologiche hanno prodotto sulla scienza e sul suo statuto. L'analisi di Lyotard segna la fine del sapere come totalità. Le nuove condizioni di trasmissibilità del sapere affidate all'informatica, hanno privato i cosiddetti grandi racconti o ideologie: cristianesimo, marxismo ed hegelismo, della loro istanza legittimante. Una conferma la troviamo nella frammentazione dei linguaggi e nelle molteplici neo-discipline la cui azione è ridotta in campi di studio sempre più specifici. Un fatto questo che conclude la parabola formativo/educativa dell'insegnante, e di un sapere moderno governato dall'emancipazione, dal progresso e dall'idealismo. La crisi della modernità non è però la fine del sapere, infatti Lyotard scrive: "da questo punto di vista non è la fine del sapere che si prospetta, tutto al contrario. L'enciclopedia del domani son le banche di dati. Esse eccedono la capacità di ogni utilizzatore. Rappresentano la 'natura' per l'umanità postmoderna." Si delinea finalmente l'opportunità per il singolo, di accedere liberamente al sapere, seguendo modalità oblique, trasversali, rizomatiche direbbero Deleuze e Guattari, assolutamente postmoderne. Per Lyotard si tratta di superare il sistema moderno, chiuso, votato per definizione al nuovo secondo una scala prevedibile e darwinistica, e rivalutare l'instabilità e l'incertezza di un sistema in movimento, flessibile, disposto a rimettersi in 'gioco' e quindi a 'immaginare'. Qui la libera associazione surrealista e l'arte di Duchamp vengono in aiuto al filosofo francese. Infatti dice: "possiamo definire immaginazione questa capacità di mettere in relazione ciò che non lo era." Non è un caso infatti che abbia dedicato all'artista francese il libro: "I transformatori di Marcel Duchamp. Studi su Marcel Duchamp", Metafora, 1993, e che s'ispiri al gioco degli scacchi, di cui Duchamp era un autentico cultore, quando parla di "mossa inattesa". Oppure quando riferendosi al sistema trova più opportuno pensarlo come un gioco anziché configurarlo con un linguaggio specialistico. Infatti per poter cambiare le regole del sistema è necessario secondo l'autore, produrre uno scarto immaginativo molto vicino all'agire artistico. Anche quando parla di performatività e di efficienza del sistema, lo fa nella convinzione che una gestione informatica dei dati non esclude la creatività ma anzi ne diventa parte integrante del processo di crescita. Dice: "il sovrappiù di performatività, a parità di competenza, nella produzione, e non più nell'acquisizione del sapere, dipende dunque finalmente da questa "immaginazione" che consente sia di effettuare una nuova "mossa", sia di cambiare le regole del gioco." E' proprio nell'arte che si concretizzano le ipotesi filosofiche dello studioso francese, quando, nel 1985, veste i panni del filosofo-curatore e realizza la mostra: "Les immatériaux". Un tentativo, peraltro riuscito, di tradurre il disorientamento della condizione postmoderna da lui teorizzato, in un'opera installativa e interattiva che anticipa la performance, autentica protagonista della scena artistica degli anni novanta. Il visitatore, rapito dall'articolazione labirintica dei percorsi, viene scosso e trascinato con accostamenti inusuali di oggetti comuni e opere d'arte, nella fluidità e nella contaminazione, categorie oggi tanto di moda. Insomma la fine del moderno inteso come progetto e l'inizio di un mondo in cui convivono smarrimento e perplessità, materiale e immateriale, oggetto comune e opera d'arte insieme a rimescolare le carte a rimettere tutto in "gioco" con una nuova "mossa inattesa".»
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