La concessione del telefono

La concessione del telefono

4.5

di Andrea Camilleri


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Descrizione

Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del 1997). La concessione risale al 1892... Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi e gli altri fatti sono invece inventati di sana pianta. A. C.

Note sull'autore

Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle il 6 settembre 1925. Dopo una breve esperienza di studi presso il collegio vescovile, dove viene espulso per il comportamento poco disciplinato, ottiene la maturità classica nel maggio del ‘43 presso il Liceo Empedocle di Agrigento, pur non sostenendo gli esami di maturità in quanto il preside della scuola decise che sarebbe stato sufficiente lo scrutinio, visto l'imminente sbarco in Sicilia degli alleati. Nel ‘44 si iscrive all'Università, alla facoltà di Lettere, ma non consegue la laurea. Nel ‘45 entra a fare parte del Partito Comunista Italiano e inizia a pubblicare brevi racconti e poesie. Dal '48 al '50 studia regia all'Accademia Nazionale d’ Arte Drammatica Silvio d'Amico per poi lavorare come regista e sceneggiatore. Nel ‘54 tenta l'ingresso in RAI, ma non ha successo in quanto appartenente al Partito Comunista. L'ingresso in RAI avverrà anni dopo. Nel ‘57 sposa Rosetta Dello Siesto, da cui ha tre figlie. L'esordio nella narrativa avviene nel 1978 con un romanzo dal titolo "Il corso delle cose", scritto dieci anni prima e pubblicato da un editore a pagamento. Seguiranno altre numerose opere, ma il vero successo avviene con la serie dedicata al commissario Montalbano, il cui primo romanzo è del 1994 ed è intitolato "La forma dell'acqua". La serie legata al commissario Montalbano dà vita ad una serie televisiva di successo, dal titolo omonimo, che trova il favore del grande pubblico, aumentando la fama dell'autore. Camilleri è un autore che, attraverso i romanzi, racconta la Sicilia, con ambientazioni, atmosfere, personaggi e dialoghi che emanano quel fascino e quella simpatia tipica della sua terra.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.4 di 5 su 11 recensioni)

4.0La concessione del telefono, 26-04-2012
di S. Bugiani - leggi tutte le sue recensioni
Un libro bellissimo, in forma epistolare, in cui Andrea Camilleri racconta la complicata vicenda della concessione del telefono. In una Vigata dell'ottocento l'autore riesce a mescolare personaggi realmente vissuti con altri di fantasia, in un contesto storico solo in parte inventato, Un libro che lascia sul viso il sorriso.
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4.0La concessione del telefono, 26-09-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di G. Lamanna - leggi tutte le sue recensioni
Ultimamente mi sta capitando di rivalutare il Camilleri non montalbaniano, quello dei romanzi storici, per intenderci. Fra questi ce n'è uno un po' particolare, realizzato parte in forma epistolare, parte come dialoghi e che ha conosciuto il suo maggior successo nella versione teatrale. Per appassionare il lettore o lo spettatore ci sono tutti gli elementi giusti, amalgamati con la consueta abilità da Camilleri, sì che ne esce un'opera dal difficile, ma esemplare equilibrio e che per certi versi può ricordare la famosa pochade francese. Le coincidenze impossibili, o quasi, l'assurdità della burocrazia sabauda, un gioco a guardie e ladri, condito con un pizzico di tradimento coniugale e ne esce un libro godibilissimo, che di certo non potrà che appagare sia chi è alla ricerca di righe d'evasione, sia chi ama scoprire, sotto gli aspetti esilaranti, una critica dura, spietata di una società su cui incombe greve la rigida morale e il formalismo estremo del casato piemontese.
Non ho visto la commedia, ma sono dell'opinione che, per l'impostazione e la struttura del testo, sul palcoscenico la fertile creatività di Camilleri, particolarmente felice in questo libro, dove i colpi di scena e gli equivoci si rincorrono, sia uscita ancora più dirompente e che quindi la gradevolezza si sia ulteriormente incrementata.
Da una vicenda di corna, che prende avvio con la richiesta di una concessione telefonica, si srotolano una serie di fatti concatenati in un crescendo quasi rossiniano. Si ride, certamente, ma piuttosto amaro e senza dir oltre aggiungo solo che la visione critica dell'autore è tale che, se pur la vicenda è ambientata alla fine del XIX secolo, certi risvolti, taluni atteggiamenti, le conclusioni presentato una straordinaria attualità, nella scia di una storia che per l'Italia sembra sempre la stessa.
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5.0La concessione del telefono, 20-09-2011
di M. Milighetti - leggi tutte le sue recensioni
Uno dei più bei libri di Camilleri, le opere di Camilleri ambientate nella Vigata di fine '800 hanno davvero una marcia in più rispetto agli altri romanzi, lo stile epistolare e' geniale e si adatta perfettamente alla storia, l'intreccio e' divertente e avvincente, come bellissimi e molto azzeccati sono i personaggi di questo straordinario romanzo.
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3.0Ottimo libro, 04-09-2011
di V. Cafari - leggi tutte le sue recensioni
Eccessivo il paragone con Il Gattopardo, comunque un bel ritratto di storia contemporanea. Con la solita ironia di Camilleri, un libro che porta agli estremi tutti gli stereotipi siciliani ed italiani di un'epoca. Non riceve il massimo della valutazione perchè la lettura è meno scorrevole degli altri scritti dell'autore.
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5.0La concessione del telefono, 27-07-2011
di V. Longo - leggi tutte le sue recensioni
Andrea Camilleri è grandissimo e molto popolare quando scrive delle indagini del commissario Montalbano. Ma lo è ancora di più nei suoi romanzi storici. La concessione del telefono è uno dei suoi libri migliori, in cui scrive una cronaca di italianissima quotidianità ambientata nel 1800, con uno stile perfetto.
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3.0Quando una telefonata... Non allunga la vita!, 03-05-2011
di P. Formusa - leggi tutte le sue recensioni
Vigata, fine '800. Pippo ha come amante la moglie del suocero... (giovane in quanto sposata in seconde nozze) . Per poter interagire comodamente con l'amata chiede la concessione del telefono (da cui il titolo) . Ma questa richiesta generera' tutta una serie di incredibili effetti collaterali: contatti con la mafia per smuovere la pratica, ferimenti, atti di violenza vari.
Ma alla fine Pippo ottiene la tanto sospirata linea telefonica. Tuttavia il suo utilizzo durera' lo spazio di una, la prima e ultima, telefonata. Il suocero aveva scoperto tutto ed uccide Pippo. Poi si uccide egli stesso. Per coprire tutta la vicenda si cerca anche di far credere che Pippo e il suocero siano stati ammazzati da una bomba, ad opera di un improbabile dinamitardo.
La verita' e il suo triste oscuramento.
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4.0La concessione del telefono, 07-11-2010
di S. De Giovanni - leggi tutte le sue recensioni
Mistione di stile epistolare e dialogo, con sintassi e lessico che spaziano dal sermo cotidianus all'aulico, al cancelleresco, siamo dinanzi a un'opera di stampo teatrale.
Privilegiare una struttura narrativa classica avrebbe penalizzato una storia di per sé estremamente complessa a causa dell'intreccio volutamente contorto.
Partendo da un documento storico si realizza un affresco straordinario della Sicilia post-unitaria, in cui convergono i topoi locali, la moderna Idra di Lerna (la burocrazia), la sicilianità più sottile, tanto asservita all'onestà quanto alla corruzione.
Romanzo che affronta la questione meridionale con quel tratto ironico ed a grodolce così caratteristico dello scrittore, polverizza la contrapposizione fra nativi e continentali.
Tra le figure più belle quella del questore, un nordico pragmatico e schietto, e del suo locale collaboratore.
Intelligenti e sensati come pochi, in questo guazzabuglio di "maffiosi", amici venduti, funzionari folli e rappresentanti della legge miopi e scorretti, riceveranno il "giusto" riconoscimento per tali doti con il distaccamento in quella che, fedele all'ottusità generale, era ritenuta la Cayenna italiana: la Sardegna.
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5.0divertentisismo, 26-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di L. Portaro - leggi tutte le sue recensioni
Il raffronto tra le lettere ufficiali, susseguiose e prolisse, e le note confidenziali creano un grandissimo effetto comico indimenticabile!
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5.0Consigliato!, 08-10-2010
di C. Delfino - leggi tutte le sue recensioni
E' il primo libro che leggo di Camilleri e il mio giudizio è sicuramente positivo! Mi aspettavo di trovarmi davanti a una lettura leggera, di cui non mi sarebbe rimasto nulla, ma sono stata felice di ricredermi! Oltre ad essere indubbiamente divertente, è un interessante e veritiero scorcio di una terra, a me molto vicina, che ha molto da raccontare!
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5.0Esilarante, 28-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di V. Bandini - leggi tutte le sue recensioni
Ci troviamo nel 1892, una quidicina d'anni dopo Il Birraio di Preston, con piú o meno, gli stessi personaggi. La storia narra delle peripezie, gli intrallazzi ed i malintesi per ottenere una linea telefonica. Un'odissea che termina per svelare corna e, finalmente, sfociare in omicidi.
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5.0Corna e burocrazia, 05-03-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di R. Montagnoli - leggi tutte le sue recensioni
Per quanto associamo subito al nome di Camilleri quello di Montalbano, il personaggio senza dubbio più conosciuto, l'autore siciliano si diletta anche a scrivere romanzi storici o comunque di ambientazione storica.
Fra questi ce n'è uno un po' particolare, realizzato parte in forma epistolare, parte come dialoghi e che ha conosciuto il suo maggior successo nella versione teatrale. Per appassionare il lettore o lo spettatore ci sono tutti gli elementi giusti, amalgamati con la consueta abilità da Camilleri, sì che ne esce un'opera dal difficile, ma esemplare equilibrio e che per certi versi può ricordare la famosa pochade francese. Le coincidenze impossibili, o quasi, l'assurdità della burocrazia sabauda, un gioco a guardie e ladri, condito con un pizzico di tradimento coniugale e ne esce un libro godibilissimo, che di certo non potrà che appagare sia chi è alla ricerca di righe d'evasione, sia chi ama scoprire, sotto gli aspetti esilaranti, una critica dura, spietata di una società su cui incombe greve la rigida morale e il formalismo estremo del casato piemontese.
Non ho visto la commedia, ma sono dell'opinione che, per l'impostazione e la struttura del testo, sul palcoscenico la fertile creatività di Camilleri, particolarmente felice in questo libro, dove i colpi di scena e gli equivoci si rincorrono, sia uscita ancora più dirompente e che quindi la gradevolezza si sia ulteriormente incrementata.
Da una vicenda di corna, che prende avvio con la richiesta di una concessione telefonica, si srotolano una serie di fatti concatenati in un crescendo quasi rossiniano. Si ride, certamente, ma piuttosto amaro e senza dir oltre aggiungo solo che la visione critica dell'autore è tale che, se pur la vicenda è ambientata alla fine del XIX secolo, certi risvolti, taluni atteggiamenti, le conclusioni presentato una straordinaria attualità, nella scia di una storia che per l'Italia sembra sempre la stessa.
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