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Comandante ad Auschwitz

Comandante ad Auschwitz

di Rudolf Höss


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Descrizione

Presentato da Primo Levi, il documento che per la prima volta ha illuminato dall'interno la mentalità e la psicologia dei nazisti, e la storia e il funzionamento delle officine della morte. Rudolf Hoss, ufficiale delle SS, fu per due anni il comandante del più grande campo di sterminio nazista, quello di Auschwitz, in cui vennero uccisi più di due milioni di ebrei. Processato da un tibunale polacco alla fine della guerra, venne condannato a morte. In carcere, in attesa dell'esecuzione, scrisse questa autobiografia. Si tratta di un documento impressionante che ci consente di cogliere dal vivo l'insanabile contraddizione tra l'enormità dei delitti e le giustificazioni addotte.

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5.0Il senso del dovere!, 14-12-2010, ritenuta utile da 5 utenti su 7
di M. Ceriali - leggi tutte le sue recensioni

«Rodolf Hoess fu il primo comandante di Auschwitz, a lui si deve la scritta all'entrata del campo "il lavoro rende liberi", perche' lui stesso, essendo stato incarcerato e poi scarcerato per omicidio, riteneva che la mancanza di lavoro per un prigioniero rendeva allo stesso la vita intollerabile, anzi il lavoro era uno strumento educativo per imporre disciplina e regolarita' nell'individuo. Rudolf Hoess presenziava alle selezioni, alle uccisioni col gas, era presente in ogni attivita' del campo, e svolgeva il suo lavoro con il rigore di chi adempie correttamente ai doveri che derivano dalla sua posizione di comandante del Lager, svolgeva il suo lavoro di consapevole assassino preoccupandosi soltanto di obbedirre agli ordini ciecamente per il raggiungimento dello scopo al quale i suoi superiori lo avevano addestrato. In queste sue memorie parla dei prigionieri del Sonderkommando e non si spiega il comportamento di questi detenuti costretti da lui stesso in qualita' di comandante del campo, ad uccidere e bruciare i deportati ad Auschwitz. Non realizzava che forse questi prigionieri cercassero in qualche modo di salvarsi la vita (se faccio tutto quello che posso forse mi salvo) . In queste sue memorie non ci sono sensi di colpa ma solo giustificazioni. Lui era solo un esecutore di ordini e tutte le colpe ricadono sui suoi superiori, ribellarsi agli ordini era impossibile perche' questo fatto avrebbe potuto creare disordini e lui Rudolf Hoess non accettava il disordine. Nonostante la fine della guerra, rimane fedele all'Idea folle nazista dicendo che l'uso del terrore era lo strumento ideale per rendere il popolo ubbidiente, perche' ogni tedesco doveva essere subordinato incondizionatamente allo Stato nazista perche' solo questo Stato avrebbe risposto ai suoi bisogni e lo avrebbe guidato nel modo giusto. Pure la guerra di aggressione era giusta perche' solo con essa si sarebbe ottenuto lo spazio vitale per il grande popolo Tedesco. E' un libro che tutti dovrebbero leggere perche' racconta in modo impressionante la ludica freddezza del gerarca nazista che compie il suo dovere consapevolmente e che lo fa solo in nome del cieco senso del dovere.»

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