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Comandante ad Auschwitz

Comandante ad Auschwitz

di Rudolf Höss

5.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi tascabili. Saggi
  • Traduttore: Panzieri Saija G.
  • Data di Pubblicazione: aprile 2005
  • EAN: 9788806173845
  • ISBN: 8806173847
  • Pagine: XII-266
Presentato da Primo Levi, il documento che per la prima volta ha illuminato dall'interno la mentalità e la psicologia dei nazisti, e la storia e il funzionamento delle officine della morte. Rudolf Hoss, ufficiale delle SS, fu per due anni il comandante del più grande campo di sterminio nazista, quello di Auschwitz, in cui vennero uccisi più di due milioni di ebrei. Processato da un tibunale polacco alla fine della guerra, venne condannato a morte. In carcere, in attesa dell'esecuzione, scrisse questa autobiografia. Si tratta di un documento impressionante che ci consente di cogliere dal vivo l'insanabile contraddizione tra l'enormità dei delitti e le giustificazioni addotte.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)

5.0L'essenza del male moderno, 30-05-2015
di - leggi tutte le sue recensioni
Il male moderno è un male burocratico, razionale, efficiente, spersonalizzato, tecnologico, meccanico, "igienico", industriale.
Questa tipicità del male moderno emerge con impressionante forza, in tutta la sua tragicità e assoluto orrore, dalle pagine di questa autobiografia scritta da Rudolf Hoss, comandante di Auschwitz dal 1941 al 1943, poi nominato capo servizi all'ispettorato dei campi di concentramento.
Hoss fu arrestato dalla polizia militare britannica l'11 marzo 1946 nei pressi di Flensburg. Dopo il primo interrogatorio da parte della britannica Field Security Section vi furono altri interrogatori a Norimberga. Il 25 maggio 1946 Hoss fu inviato in Polonia, perché fosse giudicato dalla Procura di Stato del Supremo Tribunale polacco del popolo, istituito apposta per giudicare i criminali di guerra.
Il 2 aprile 1947 a Varsavia, il Tribunale emise la sentenza di condanna a morte, e il 16 aprile la sentenza fu eseguita per impiccagione nel campo di Auschwitz. Nel corso della prigionia Hoss scrive questa autobiografia nella quale descrive con dovizia di particolari l'assassinio igienico e industriale di massa avvenuto nel campo di sterminio da lui efficientemente comandato. Hoss descrive la fabbrica della morte come se stesse descrivendo un qualsiasi procedimento produttivo: evidenzia aspetti urbanistici, tecnici, logistici, difficoltà da superare, compiti da eseguire.
Il tecnicismo è agghiacciante: immaginate la relazione di un direttore di fabbrica in merito alla realizzazione di questo o quel prodotto. Hoss parla di trasporti, magazzini, processi, contabilità, divisione dei compiti, specializzazioni, analizza e prescrive ordini produttivi, migliora continuamente processi e procedure, ma la fabbrica da lui diretta produce un unico prodotto: la morte. Da leggere per capire e per non dimenticare. Mai.
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5.0Il senso del dovere!, 14-12-2010, ritenuta utile da 6 utenti su 9
di - leggi tutte le sue recensioni
Rodolf Hoess fu il primo comandante di Auschwitz, a lui si deve la scritta all'entrata del campo "il lavoro rende liberi", perche' lui stesso, essendo stato incarcerato e poi scarcerato per omicidio, riteneva che la mancanza di lavoro per un prigioniero rendeva allo stesso la vita intollerabile, anzi il lavoro era uno strumento educativo per imporre disciplina e regolarita' nell'individuo. Rudolf Hoess presenziava alle selezioni, alle uccisioni col gas, era presente in ogni attivita' del campo, e svolgeva il suo lavoro con il rigore di chi adempie correttamente ai doveri che derivano dalla sua posizione di comandante del Lager, svolgeva il suo lavoro di consapevole assassino preoccupandosi soltanto di obbedirre agli ordini ciecamente per il raggiungimento dello scopo al quale i suoi superiori lo avevano addestrato. In queste sue memorie parla dei prigionieri del Sonderkommando e non si spiega il comportamento di questi detenuti costretti da lui stesso in qualita' di comandante del campo, ad uccidere e bruciare i deportati ad Auschwitz. Non realizzava che forse questi prigionieri cercassero in qualche modo di salvarsi la vita (se faccio tutto quello che posso forse mi salvo) . In queste sue memorie non ci sono sensi di colpa ma solo giustificazioni. Lui era solo un esecutore di ordini e tutte le colpe ricadono sui suoi superiori, ribellarsi agli ordini era impossibile perche' questo fatto avrebbe potuto creare disordini e lui Rudolf Hoess non accettava il disordine. Nonostante la fine della guerra, rimane fedele all'Idea folle nazista dicendo che l'uso del terrore era lo strumento ideale per rendere il popolo ubbidiente, perche' ogni tedesco doveva essere subordinato incondizionatamente allo Stato nazista perche' solo questo Stato avrebbe risposto ai suoi bisogni e lo avrebbe guidato nel modo giusto. Pure la guerra di aggressione era giusta perche' solo con essa si sarebbe ottenuto lo spazio vitale per il grande popolo Tedesco. E' un libro che tutti dovrebbero leggere perche' racconta in modo impressionante la ludica freddezza del gerarca nazista che compie il suo dovere consapevolmente e che lo fa solo in nome del cieco senso del dovere.
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