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Colloqui con il professor Y

Colloqui con il professor Y

di Louis-Ferdinand Céline

1.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Letture Einaudi
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2009
  • EAN: 9788806199494
  • ISBN: 8806199498
Céline finge di concedere un'intervista all'immaginario professor Y, trasformandola in un frenetico soliloquio sulla letteratura. Soliloquio "dove Céline - come scrisse Mario Bonfantini - condanna al fango e allo sterco tutti i moderni e contemporanei come noiosi e falsi, repellenti prodotti d'una marcia tradizione accademico-professionale". La conclusione ricorda l'improvviso, incalzante cambio di ritmo delle comiche finali al cinematografo: il professor Y, stremato e ubriacato dal fiotto di invettive di Céline, sviene, stramazza, cerca scampo prima negli alcolici, poi buttandosi in una fontana, e dona fiori all'editore, in una sequenza di scene grottesche, che hanno suggerito a Gianni Celati (autore della traduzione e della prefazione) i nomi di Harry Langdon, Buster Keaton, i fratelli Marx, Stan Laurel e Oliver Hardy.

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Voto medio del prodotto:  1.0 (1 di 5 su 1 recensione)

1.0Colloqui con il professor Y, 09-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
in fondo è abbastanza divertente. Ed è anche un buon modo per "cominciare" Céline, trovo (meno impegnativo di tanti altri). Ma tutta questa rabbia, questo scagliarsi contro tizio e caio, questa corsa senza scopo, alla fine mi lascia fredda (nonostante lui si incaponisca a dire che tutto il suo stile è pensato per cogliere l'emozione: sarà...).
C'è del talento, è vero, ma come sono datate le sue idee! Mi fa sempre pensare a Marinetti e ad altri avanguardisti, che come unico risultato hanno avuto quello... di diventare vecchi prima degli altri. Céline parla della morte del romanzo e della morte del cinema, ma mi sembra che ne sia passata di acqua sotto i ponti, e che questi generi siano ancora abbastanza in voga (e se ultimamente vi sembra che la qualità sia scadente -impressione che condivido- non credo certo che sia responsabilità di Céline... Forse si era un filino sopravvalutato!). L'unica cosa che ho trovato davvero vicina alla mia sensibilità è la sua avversione per il kitsch.
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