Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere

Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere

4.5

di Jared Diamond


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Descrizione

Sono molte le civiltà del passato che parevano solide e che invece sono scomparse. E se è successo nel passato, perché non potrebbe accadere anche a noi? Diamond si lancia in un ampio giro del mondo alla ricerca di casi esemplari con i quali mettere alla prova le sue teorie. Osserva somiglianze e differenze, storie e destini di antiche civiltà (i Maya, i Vichinghi, l'Isola di Pasqua), di società appartenenti al Terzo Mondo (Ruanda, Haiti, Repubblica Dominicana) o che nel giro di un solo secolo si sono impoverite, e individua le cause principali che stanno dietro al collasso: degrado ambientale, cambiamento climatico, crollo dei commerci, avversità dei popoli vicini, incapacità culturali e politiche di affrontare i problemi.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 6 recensioni)

4.0Libro interessante e ricco di spunti, 15-05-2012
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un volume interessante e erudito, anche se lascia un senso di malinconia su quello che sarà il futuro del nostro pianeta. In effetti ripete spesso alcuni argomenti ma se lo fa è, a mio giudizio, per farci comprendere che i problemi su cui si ha necessità di riporre l'attenzione sono molteplici, ma eliminarli è l'unica possibilità che ci resta per scongiurare il peggio.
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5.0Collasso, 28-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 5
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Un saggio sicuramente molto interessante che ci offre uno sguardo sulle società passate e moderne e di come esse siano arrivate al declino o siano sfuggite ad esso. Non è un libro che racchiude in sè la grande verità, ma sicuramente ci aiuta a riflettere e a vedere le cose da un diverso punto di vista.
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5.0Un gran bel libro, 19-07-2011
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Ho letto e riletto "armi acciaio e malattie", che considero come uno dei saggi più istruttivi che abbia mai letto e pensavo che non fosse nulla da aggiungere e mi sbagliavo. Con "Collasso" Diamond riesce ancora a darci uno studio approfondito e credibile di come le civiltà riescano a sopravvivere o meno grazie alla loro capacità di gestire l'ambiente in cui vivono. Un libro che fa riflettere tantissimo su come noi oggi viviamo e soprattutto sprechiamo le risorse su cui si basa il nostro stile di vita, attuando quotidianamente un vero e proprio, lento, suicidio. Leggere questo libro aiuta a capire meglio la realtà e le scelte politiche che dovremmo fare per cercare di salvare il salvabile prima che sia troppo tardi.
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4.0Una bella analisi che pecca di ridodandanza, 08-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un libro molto molto interessante. Che fa riflettere sul giorno d'oggi e sulle nostre abitudini. Che fa aprire gli occhi sul nostro modus vivendi e prova a farci imparare dal passato. Palesando come, finora, non siamo stati capaci di far fruttare errori storici evidenti. Una visione generale dei grandi disastri ambientali causati dall'uomo. Che non è mai stato capace di lungimiranza, se non quando si trovava in piccole comunità, in cui il senso di rispetto degli ecosistemi è maggiore e più profondo.
Libro abbastanza corposo. Con un paio di difetti a mio avviso: la prima parte del racconto, sul Montana, è di difficile comprensione e tendenzialmente slegato dal resto del volume. Inoltre spesso alcune storie simili non sono state accorpate dall'autore, causando nel lettore un calo di attenzione all'ennesima rilettura di un meccanismo storico-ambientale ormai assimilato. Forse avvicinare i popoli per tipologia di errore avrebbe potuto evitare questo problema.
Comunque un libro da leggere e da far leggere. Certamente non una lettura da ombrellone.
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5.0Un libro indispensabile, 06-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Questo libro dovrebbe essere nelle librerie di chiunque abbia a cuore la società in cui vive. Analizzando il percorso autodistruttivo delle società del passato Diamond getta luce non solo sul passato, ma anche sul futuro: il rischio è che la nostra società dei consumi, basata su un sistema economico impazzito e soprattutto su una totale incuria verso l'ambiente, faccia la stessa fine della civiltà maya.
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4.0il destino che ci aspetta, 24-03-2009, ritenuta utile da 1 utente su 1
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"Homo homini lupus", l'uomo è un lupo nei confronti dell'altro uomo. Si potrebbe iniziare in questo modo, con un’espressione proverbiale risalente a Plauto per sottolineare l'egoismo e la crudeltà della natura umana per riassumere il saggio su come le società moderne scelgono di vivere o morire scritto dall'etologo americano Jared Diamond.
Sì, perchè grazie alla storia di popolazioni e territori lontani nel tempo e nello spazio (Isola di Pasqua, Groenlandia, Islanda,) dalla nostra civiltà moderna, è possibile comprendere e, se possibile, non ripetere gli errori e i comportamenti autolesionistici commessi dall'uomo nei confronti delle risorse ambientali a sua disposizione che ne hanno decretato la prematura scomparsa.

La prima parte del saggio è costruita sulla complessa analisi delle cause e degli effetti devastanti nati dai comportamenti consapevoli-inconsapevoli dell'uomo inseriti in un territorio e un ambiente naturale caratterizzato da una fragilità e da un ecosistema lento a rigenerarsi, tali da essere prima la vittima e poi il carnefice dei suoi stessi abitanti. Un'analisi ad ampio raggio basata su dati storico-archeologici difficilmente opinabili prende in esame realtà continentali geograficamente distanti ma tutte accumunate da un processo evolutivo-distruttivo sfociato nella stessa tragica sorte.

La seconda parte si concentra sui possibili parallelismi e sulle dinamiche polito-sociali dei giorni nostri che, se non cambiate, potrebbero risultare esiziali per le future generazioni. Scioccano per l'oggettiva attualità alcuni esempi posti a confronto tra due popolazioni che hanno contemporaneamente vissuto nello stesso territorio. Una è sopravvissuta, l'altra è estinta. Gli inuit (eschimesi) e i norvegesi della Groenlandia. Paradigma attualissimo di come si può sostenere uno standard di vita accettabile (inuit) e di come, invece, non si può protrarre uno stile di vita basato sullo sfruttamento e il conseguente esaurimento (norvegesi) delle risorse naturali a propria disposizione.

I nodi nevralgici su cui si basa lo studio di Diamond sono il costante disboscamento non programmato delle foreste pluviali con inaridimento e salinizzazione del territorio, la crescita demografica con aumento geometrico del fabbisogno alimentare e sanitario, utilizzo scriteriato e irresponsabile dei combustibili fossili con danni incalcolabili all'ecosistema terrestre, oltre che all'impatto inquinante provocato dal rilascio di sostanze velenose nella lavorazione dei giacimenti minerari (oro, rame, argento, carbone) nel globo acquatico.
A bilanciare le azioni di un processo degenerativo generato dall'evoluzione biologica-sociale dell'uomo, l'autore, in dodici punti, spiega come è possibile arrestare il disfacimento in atto, invertendo la rotta intrapresa, assecondando e promuovendo comportamenti virtuosi ad iniziare dalla vita individuale di ogni cittadino mondiale. L'opinione pubblica, il formarsi di associazioni ambientaliste nel corso degli ultimi cinquant'anni hanno portato alla modificazione se non all'eliminazione (clorofluorocarburi) di sostanze altamente inquinanti.

Una goccia nell'oceano? Forse si vista la crescente modificazione del tessuto economico-sociale cinese e indiano (Cindia) che si avvicinano paurosamente a standard di vita conosciuti sinora soltanto dal mondo occidentale con un fabbisogno energetico e alimentare che cresce di giorno in giorno. Se i tassi di consumo pro capite cinesi raggiungessero i livelli del primo mondo (Europa, America) e se niente cambiasse a livello mondiale (ovvero la popolazione e i tassi di produzione/consumo rimanessero invariati nel resto del pianeta), allora la produzione totale mondiale dovrebbe aumentare del 94% solo per far fronte alla domanda della Cina. In altre parole, se i cinesi diventeranno ricchi come noi l'umanità avrà bisogno del doppio delle risorse attualmente disponibili. Come arginare tutto questo? Come scongiurare un tracollo globale? Leggete questo libro, potrete capire che le alternative, non indolori, esistono.
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