Le città invisibili

Le città invisibili

di Italo Calvino


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Descrizione

Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 25 recensioni)


5.0Geniale, 01-05-2012
di N. Lopomo - leggi tutte le sue recensioni

Lessi questo libro per un corso universitario e devo dire che all'inizio non ne compresi il senso profondo, infatti la lettura non era molto scorrevole, nonostante l'esiguità dei singoli capitoli. Tuttavia, al secondo approccio con questo libro, mi sono accorta della sua genialità: l'autore propone al lettore una serie di diversissime e fantastiche città che rappresentano l'effettiva unicità - con tutte le contraddizioni e le bellezze - delle città reali moderne. Veramente carino!

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2.0Inspiegabili gli "osanna" che riceve, 27-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 5
di G. Dalcielo - leggi tutte le sue recensioni

Anche in questo caso, il successo riscosso da questo libro per me rimane un mistero. Io proprio non sono riuscito a farmelo piacere. Calvino ha uno stile che o lo ami o lo odi. Non ha nemmeno una scrittura prettamente visiva, nel senso che mentre leggi la descrizione che Marco Polo fa di queste città, non ti sembra di vederle o di essere lì. E questo per me è un deficit dello scrittore.
Libro bocciato e sconsigliato


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4.0Le città invisibili, 22-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 3
di S. Alimonti - leggi tutte le sue recensioni

Pubblicato nel 1972, Le città invisibili è un romanzo di Italo Calvino in cui l'autore ricorre alla tecnica della letteratura combinatoria. Ho letto questo libro per la prima volta mentre studiavo per un esame. Ne sono rimasto affascinato al punto che oggi, ogni volta che visito una nuova città, sfoglio il libro e cerco di associarla ad una delle cittàinvisibili. E' un gioco simpatico e divertente.

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4.0Scrittura combinatoria e non solo, 10-03-2012
di L. Salvador - leggi tutte le sue recensioni

Una serie di resoconti di viaggi immaginari effettuati da Marco Polo, che racconta a Gengis Khan vicende particolari, usi e costumi delle località visitate. Una riflessione sul rapporto città - città e città - uomo che lascia piacevolmente stupiti. Un Calvino molto "in forma" adotta la scrittura combinatoria per effettuare una fitta serie di confronti e rimandi.

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5.0Geografia fantastica, 08-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di L. Sardu - leggi tutte le sue recensioni

Questo è un libro che o ti coinvolge completamente o ti risulta pesante o noioso, io personalmente l'ho amato. Seguendo le orme e le testimonianze di Marco Polo, qui in veste di esploratore per l'imperatore mongolo Kublai Khan, Calvino ci porta a visitare le sue cinquantacinque città invisibili, luoghi di fantasia che si succedono in una geografia indeterminata e rarefatta a formare un atlante che attraversa la storia per approdare nella memoria come un un cangiante coleidoscopio di forme, suoni, segni e colori, in parte visti e sentiti, in parte solo immaginati. Non bisogna cercare nulla di particolare, in questo testo, ma godersi pienamente tutto quel che vi si trova. Come un viaggiatore che si porta appresso, come bagaglio, soltanto la propria curiosità.

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4.0Le città invisibili, 06-03-2012
di A. Chiusa - leggi tutte le sue recensioni

Le città invisibili è l'immaginaria raccolta delle descrizioni delle città dell'impero che l'ambasciatore Marco Polo fa all'imperatore del Catai. Sono racconti scritti in periodi e in stati d'animo diversi. Sono veri e propri reportages del più grande viaggiatore di tutti i tempi, dei viaggi nell'estremo oriente, e che si trasformano in viaggi mentali, in sogno. Bisogna lasciarsi andare alle parole, e immaginare e immaginare. Questo libro è una specie di fiume con una corrente calma da seguire.

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5.0Semplicemente fantastico, 24-01-2012, ritenuta utile da 4 utenti su 6
di G. Urbani - leggi tutte le sue recensioni

Lo ammetto: per me Calvino è uno degli scrittori italiani più grandi di sempre. Amo tutte le sue opere che sono di una unicità strardinaria, ma questo romanzoè davvero fuori da tutti gli schemi: il fascino del viaggio e della scoperta di terre lontane, città irreali, illogiche, prspetticamente e strutturalmente anomale e aliene. Insomma, un libro da leggere e, sopratutto, da sognare.

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5.0Canto d'amore per lettori ingordi, 11-01-2012
di B. Forte - leggi tutte le sue recensioni

O ti coinvolge completamente o ti risulta pesante o noioso. Un po' come la matematica: o la capisci o è una noia mortale studiarla come ha scritto anche Pasolini in un suo commento all'opera, Calvino non inventa nulla, tanto per inventare: semplicemente si concentra su un'impressione reale - uno dei tanti choc intollerabili, che meriggi o crepuscoli, mezze stagioni o canicole, ci causano negli angoli più impensati o più famigliari delle città note o ignote in cui viviamo - e, pur sentendolo in tutta la qualità struggente di sogno, lo analizza: i pezzi separati, smontati, di tale analisi, vengono riproiettati nel vuoto e nel silenzio cosmico in cui la fantasia ricostruisce, appunto, i sogni.

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4.0Le città invisibili, 26-09-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di G. Lamanna - leggi tutte le sue recensioni

Calvino è, insieme a Borges, un must per tutti quelli che adorano le storie sospese tra realtà e fantasia. Se poi vogliamo avere un esempio di scrittura del "fantastico" ai suoi massimi livelli occorre per forza di cose leggere Le città invisibili, un libro che è necessario quasi spiluccare come se i vari capitoli fossero gli acini di un grosso grappolo d'uva. Del resto l'intento dell'autore non è solo quello di darci una rappresentazione metafisica della realtà, ma anche di stimolare le nostre percezioni sensoriali affinché possiamo costruire un nostro libro sul suo libro partendo dalla base che ci viene offerta. Se il pretesto è un resoconto di Marco Polo all'imperatore Kublai Kan del regno che ha attraversato e delle città che ha visto e conosciuto, tutte identificate da nomi femminili vagamente classicheggianti, in effetti lo scopo è quello di far giungere il lettore in un'altra dimensione, in cui l''ggancio con la realtà si affievolisce per lasciare spazio allo sviluppo della fantasia secondo la volontà di ognuno.
Così è possibile leggere descrizioni di questi agglomerati urbani, completamente diversi l'uno dall'altro, perché diversi sono i loro abitanti, non coincidenti sono le loro necessità e i loro desideri.
Se già questo è molto, occorre considerare i dialoghi surreali fra Polo e l'imperatore all'inizio e alla fine di ogni descrizione, quasi una cornice del discorso che è il fulcro di tutta l'opera, vale a dire entrambi tendono ad avere una visione di questi abitati trascendentale, ben oltre l'aspetto materiale delle costruzioni, ma volto alla ricerca di un significato, che potremmo definire assoluto e divino pur in una dimensione umana, non solo delle città, ma anche dei suoi abitanti, e dell'uomo in generale.
La loro visione della città è funzionale agli uomini che ne fanno parte e al centro del tutto vi sono proprio essi, così che il grande agglomerato urbano non sia semplicemente uno stanco e depauperante dormitorio, destinato progressivamente a svuotarsi, ma uno spazio in cui, anziché relegare i suoi abitanti, li proietti verso una libertà sempre più ampia.
Il vivere comune non deve essere motivo di un isolamento individuale, perché in caso contrario la città muore e i suoi abitanti, già morti dentro, l'abbandonano. Ritorna quindi un tema caro a molti letterati, cioè quell'incomunicabilità a cui sembra destinata sempre di più l'umanità.
Il grande insegnamento di Calvino è però che è sempre possibile intraprendere o riallacciare un dialogo, lo stesso che Marco Polo e Kublai Kan intrecciano nel corso delle pagine, pur essendo due esseri del tutto isolati e prigionieri dei loro ruoli, il primo reduce da un deserto che non è solo quello che ha attraversato, ma che l'animo umano tende a costruire quando cozza contro la chiusura altrui, e il secondo, per la sua natura d'imperatore, ristretto nella gabbia d'oro della sua funzione.
Per quanto possa sembrar strano, Calvino, con la sua grandiosa fantasia, non avrebbe potuto descrivere meglio il tema della città in funzione degli uomini in contrapposizione di quella che, giorno dopo giorno, nonostante i proclami di politici ed architetti, diventa un luogo di dissociazione.
Le città invisibili finisce con l'essere, con il suo alone poetico, un atto d'amore, forse l'ultimo, per quell'agglomerato di case, di persone che vogliono vivere e non vegetare, e che noi chiamiamo genericamente città.


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5.0Le città invisibili, 13-09-2011
di M. Montani - leggi tutte le sue recensioni

Le suggestioni dovute alle sperimentazioni matematico-letterarie dell'Oulipo e l'attitudine ordinatrice dello strutturalismo riescono a scatenare nel genio di Calvino questo romanzo modulare stupefacente: la presenza di macchine metanarrative che coinvolgono il lettore nei processi di costruzione letteraria, la componente geometrizzante e astrattizzante, le tensioni di un io immerso in un tempo storico, il percorso cosmi-comico, la fisionomia degli interlocutori ideali sono solo spunti di una riflessione che potrebbe essere infinita.

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