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Il cimitero di Praga

Il cimitero di Praga

di Umberto Eco


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Bompiani


In sintesi

Il nuovo romanzo di Umberto Eco arriva a trent’anni esatti di distanza dal capolavoro che fu "Il Nome della Rosa" nel lontano 1980.
Da sempre interessato alle vicende esistenziali della nostra contemporaneità, anche questa volta Umberto Eco ha svolto un’analisi attenta e letteraria del mondo moderno, incentrando la sua nuova opera sulla nascita delle Nazioni moderne.
Il Cimitero di Praga è un romanzo ambientato nell'800 e racconta le vicende del Capitano Simonini, falsario di professione, ingaggiato dai servizi segreti di diversi Paesi.
Il protagonista si aggira per l'Europa architettando intrighi che hanno realmente influito sul corso della storia. Umberto Eco dipinge un Ottocento fitto di rivolte, congiure, insurrezioni, sollevazioni, e attorno a questo personaggio ci racconta la nascita delle nazioni, riversando una luce conturbante sui nostri tempi.

Incipit:
“Il passante che in quella grigia mattina del marzo 1897 avesse attraversato a proprio rischio e pericolo place Maubert, o la Maub, come la chiamavano i malviventi (già centro di vita universitario nel Medioevo, quando accoglieva la folla degli studenti che frequentavano la Facoltò delle Arti nel Vicus Stramineus o rue du Fouarre, e più tardi luogo dell’esecuzione capitale di apostoli del libero pensiero come Etienne Dolet), si sarebbe trovato in uno dei pochi luoghi di Parigi risparmiato dagli sventramenti del barone Haussmann, tra un groviglio di vicoli maleodoranti, tagliati in due settori dal corso della Bièvre, che laggiù ancora fuoriusciva da quelle viscere della metropoli dove da tempo era stata confinata, per gettarsi febbricitante, rantolante e verminosa nella vicinissima Senna. Da place Maubert, ormai sfregiata dal boulevard Saint-Germain, si dipartiva ancora una ragnatela di straducole come rue Maître-Albert, rue Saint-Séverin, rue Galande, rue de la Bûcherie, rue Saint-Julien-le-Pauvre, sino a rue de la Huchette, disseminate di sordidi hotel tenuti in genere da alvergnati, albergatori dalla leggendaria cupidigia, che domandavano un franco per la prima notte e quaranta centesimi per le seguenti (più venti soldi se si voleva anche un lenzuolo).
Se poi avesse imboccato rue Sauton, avrebbe trovato circa a metà di quella strada, fra un bordello travestito da birreria e una taverna dove si serviva, con vino pessimo, un desinare da due soldi (già allora assai pochi, ma quanto si potevano permettere gli studenti della Sorbona non lontana), un’impasse o vicolo cieco, che all’epoca già si chiamava impasse Maubert, ma prima del 1865 era chiamato cul-de-sac d’Amboise, e anni prima ancora ospitava un tapis-franc (nel linguaggio della malavita, una bettola, un’osteria d’infimo rango, tenuta ordinariamente da un pregiudicato, e frequentata da forzati appena usciti dal bagno penale), ed era rimasto tristemente famoso anche perchè nel XVIII secolo vi sorgeva il laboratorio di tre celebri avvelenatrici, ritrovate un giorno asfissiate dalle esalazioni delle sostanze mortali che distillavano sui loro fornelli.
A metà di quel vicolo passava del tutto inosservata la vetrina di un rigattiere che un’insegna sbiadita celebrava come Brocantage de Qualité – vetrina ormai opaca per la polvere spessa che ne lordava i vetri, i quali già poco rivelavano delle merci esposte e dell’interno, perchè ciascuno di essi era un riquadro di venti centimetri per lato , tutti tenuti insieme da una intelaiatura di legno. Accanto a quella vetrina avrebbe visto una porta, sempre chiusa, e accanto al filo di una campanella un cartello che avvertiva come il proprietario fosse temporaneamente assente.“

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 101 recensioni)


2.0Ripetitivo e scontato, 17-05-2012, ritenuta utile da 8 utenti su 9
di U. Tulli - leggi tutte le sue recensioni

«Dopo aver letto le prme 100 pagine, si resta affascinati. Dopo altre 100 pagine ci si inizia ad annoiare. Le 100 pagine successive possono anche non essere lette. La vicenda è sempre la stessa: Eco è bravo nell'intrecciare gesuiti, massoni, falsari, ebrei e tutti gli odiosi stereotipi che accompagnano questi diversi gruppi. Ma va avanti così dall'inizio alla fine, diventando ripetitivo ed estremamente noioso.»

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3.0C'è troppa confusione in queste pagine, 13-04-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di L. Rondinelli - leggi tutte le sue recensioni

«Visti i precedenti di Eco, mi aspettavo dal Cimitero di Praga più di quanto in realtà mi ha lasciato.
La storia era cominciata bene, mi ha intrigato quanto basta per farmi raggiungere la metà senza particolari problemi. Ci sono queste due persone, Simonini e l'abate Dalla Piccola, che scoprono di avere molte cose in comune, tanto da pensare di essere due facciate della stessa persona. Mentre entrambi cercano di scoprire la verità sulla loro vita mediante l'ausilio della memoria, la storia si fa più complicata, densa di flashback e di eventi storici, di personaggi, libri ecc ecc.
Insomma ad un certo punto la confusione ha prevalso sulla trama, impedendomi di gustare questo romanzo come avrei voluto. Mi spiace perché ritengo che Eco sia un ottimo autore, ma questa volta mi ha un pochino deluso. Sarà per il prossimo romanzo.
»

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3.0Mmmmm..., 30-03-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di A. Di vita - leggi tutte le sue recensioni

«Personaggi interessanti e trama buona, come al solito ben strutturata, ma la scrittura appare in qualche modo vuota così come il libro. Non ci sono emozioni, non si prova niente. C'è una sorta di distacco che rende incredibilmente pesante e stancante la lettura, tanto che la storia sembra quasi strascicare verso la fine.»

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3.0Umberto eco, 21-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 4
di S. Alimonti - leggi tutte le sue recensioni

«Il libro espone un intrico di fatti storici, che hanno richiesto un lavoro pazzesco di incastri e approfondimenti per giungere alla forma di romanzo, davvero apprezzabile, un capolavoro nel suo genere. Un libro tipicamente alla Umberto Eco: lungo, con grande sfoggio di erudizione, ma con sprazii di riflessione e anche ironici. Va letto, va apprezzato, ma non mi ha cambiato la vita.»

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3.0Il cimitero di praga, 17-03-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di A. Brunco - leggi tutte le sue recensioni

«Sicuramente non paragonabile a "il nome della rosa". Umberto Eco è uno scrittore un pò "pesante". Prima di iniziare a leggere bisogna avere la mente sgombra di qualsiasi pensiero altrimenti non si riesce a seguire! La trama è sicuramente intrigante, il personaggio principale affascinante ma non mi sento di consigliarlo. »

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2.0Umberto Eco, 09-03-2012
di R. Di benedetto - leggi tutte le sue recensioni

«Il protagonista di questo ultimo romanzo di Umberto Eco è un agente segreto e falsario odioso in giro per l'Europa ottocentesca che non guarda in faccia niente e nessuno davanti alla creazione del documento fortemente antiebreo "cimitero di praga". Sicuramente maestro nel racconto della storia dell'Ottocento europeo, l'autore sembra non preoccuparsi di suscitare emozioni nel lettore, il romanzo appare infatti molto pesante da leggere e a volte da decifrare. Nota positiva e intrigante è il personaggio affetto da disturbo bipolare. »

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4.0Piacevole, 09-03-2012
di M. Galasso - leggi tutte le sue recensioni

«Non c'è dubbio, si tratta di un romanzo affascinante e fortemete coinvolgente. Tuttavia le note dello scrittore sono più che giuste. Lo stile è impegnativo e avolte difficilmente comprendibile. Molte situazioni appasiono fin troppo enigmatiche e avrebbero necessitato di maggore risoluzione stilistica. Tuttavia un libro affascinante»

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4.0Come sempre affascinante, 23-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di D. Rossetti - leggi tutte le sue recensioni

«Umberto Eco è decisamente troppo per me. So perfettamente di non avere una cultura storica tale da compendere al cento per cento quest'opera che, in ogni caso, è piuttosto complicata... A parte questo però è un libro affascinante; con un linguaggio vagamente arcaico che esalta ancora di più l'idea del diario. Devo dire che tutta la vicenda può sembrare lenta o magari poco avvincente, se non ci si lascia catturare completamente dal contesto storico e dalla enorme ricerca che nasconde. In ogni caso, anche un lettore meno "intellettuale" non può non apprezzare la meravigliosa atmosfera che suscita. Consigliato, ma solo se si ha tempo e volontà da impegnare.»

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1.0Il cimitero di Praga, 15-02-2012, ritenuta utile da 4 utenti su 7
di L. Cella - leggi tutte le sue recensioni

«Ma siamo sicuri che si tratti dello stesso Umberto Eco che ha scritto "il nome della rosa", o "il pendolo di Foucault"? Sinceramente son rimasta delusissima da questa lettura, un romanzo pomposo, dove pare non si faccia altro che sfoggiare una gramamtica e una retorica di cattedra. Non mi sento di consigliarlo.»

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3.0Così così, 13-02-2012, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di D. Casella - leggi tutte le sue recensioni

«Sul fatto ormai assodato che Umberto Eco sia uno dei più grandi scrittori oltre che filosofo e letterato non solo Italiano vivente nessuno avrà e potrà mai avere da ridire. Detto questo credo che con questa sua ultima opera abbia fatto dei passi indietro rispetto alle grandi opere "Il nome della Rosa" in primis, cui ci aveva abituati. Comunque non meno di 3 su 5 per il Maestro»

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5.0Falsificare, 13-02-2012
di D. Marangon - leggi tutte le sue recensioni

«La grande capacità narrativa di Umberto Eco è espressa ai massimi livelli, un racconto avvincente in cui i fatti storici si intrecciano magicamente con la parte fantasiosa del romanzo creando un mix perfetto! Ad anni di distanza da Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault questo libro segna il ritorno di un grandissimo autore di questo genere.»

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1.0Il cimitero di Praga, 05-02-2012, ritenuta utile da 4 utenti su 8
di S. Marcello - leggi tutte le sue recensioni

«Conoscendo Eco pensavo di sapere cosa aspettarmi, e quindi avevo l'impressione di andare a colpo sicuro con questo libro. Non è stato così. Ho resistito solo per 150 pagine dopo non ne potevo più di questo mero sfoggio di cultura autocontemplativa a cui si è abbandonato questo autore che ho sempre stimato. Ve lo sconsiglio anche se avete amato altre sue opere.»

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