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Chi ha ucciso Cristian Kustermann?

Chi ha ucciso Cristian Kustermann?

di Roberto Ampuero

4.0

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Cayetano Brulé, "detective cubano, statunitense e cileno in parti uguali", ha un nuovo caso per le mani. L'ha assoldato Carlos Kustermann, un ricco industriale e proprietario terriero di origine tedesca. Il suo unico figlio Cristian, proprietario di pizzeria a Renaca, è stato ucciso quattro mesi prima nel suo locale. Forse una banale rapina, forse una storia di droga o di donne, ma la polizia non riesce a trovare i colpevoli. Cayetano Brulé inizia a indagare sul passato di Cristian, e soprattutto sui dieci anni che ha passato lontano dal Cile, passando dall'America Latina delle giunte militari e dei nuclei armati alla Germania, dove nei gruppuscoli di destra e di sinistra pullulano gli infiltrati, e a Cuba, dove si addestravano i guerriglieri.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Chi ha ucciso Cristian Kustermann?, 09-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Ottima l'ambientazione sudamericana, sembra quasi di respirare l'aria afosa del brasile, la storia si dipana borderline tra impegno e disimpegno, con qualche punta critica di chi ormai vive negli Stati Uniti. E questo si sente. Ampuero cerca di usare il genere giallo per raccontare un periodo della storia cilena, e di quella generazione che è passata attraverso la dittatura di Pinochet, si è rifugiata in Europa o a Cuba per prepararsi militarmente alla resistenza. Il detective Cayetano Brulé è assoldato da Carlos Kusterman per scoprire l'assassino del figlio Cristian ucciso nel suo locale di Renana, località balneare non lontana da Valparaso, Brulé non si accontenta della semplicistica versione data dalla polizia che liquida il caso come un regolamento di conti legato all'ambiente della droga e inizia ad indagare sul passato di Cristian. Vengono così ripercorsi gli spostamenti del ragazzo negli anni delle dittature in America Latina e della guerriglia, il detective va ad indagare in Germania dove, a Bonn, il giovane era riuscito a perdere una borsa di studio, ottenuta grazie all'influenza del padre, perché entrato in contatto con gruppi dell'estremismo di sinistra. Carlos aveva passato anche un lungo periodo a Cuba, dove Cayetano si reca per trovare i bandoli dell'intrigo fino a tornare a Santiago del Cile dove riesce a venirne a capo, in modo molto rocambolesco. Sarebbe interessante farne un parallelo con il giallo post-colonnelli di Markaris "Si è suicidato il Che". Un giallone da periodo natalizio, e non molto di più.
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