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Certi bambini

Certi bambini

di Diego De Silva

3.5

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Rosario, undici anni, un completino da calciatore nella borsa degli allenamenti, va a compiere la sua prima esecuzione di camorra al termine di un lungo tirocinio d'istruzione a uccidere. Tornando nel suo quartiere in metropolitana, ripercorre a ritroso le tappe più significative del cammino che lo ha portato fino a quel punto. E la storia di Rosario diventa il racconto di un mondo spaventoso che è il nostro mondo. De Silva racconta uno dei peggiori delitti che la criminalità contemporanea abbia scelto di commettere, il furto dell'infanzia.

Note su Diego De Silva

Diego De Silva è nato a Napoli il 5 febbraio del 1964. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. Dopo aver conseguito la laurea, si dedica alla professione di avvocato penalista. Il suo romanzo d’esordio è stato pubblicato nel 1999 e si intitola “La donna di scorta”. Grazie a questa opera prima, Diego De Silva ha vinto il Premio del Giovedì Marisa Rusconi ed è stato finalista del Premio Montblanc. Il romanzo che gli farà decidere di abbandonare la professione di avvocato per dedicarsi completamente alla scrittura è “Certi bambini”, del 2001, finalista al Premio Campiello di Venezia dello stesso anno e dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto dai registi Andrea e Antonio Frazzi, vincitore di due David di Donatello e di altri numerosi premi nazionali ed internazionali. Successivamente Diego De Silva ha pubblicato: “Voglio guardare”, del 2002, “Da un’altra carne”, del 2004, “Non avevo capito niente” (finalista Premio Strega), del 2007, “Mia suocera beve”, del 2010, “Sono contrario alle emozioni”, del 2011, e “Mancarsi”, del 2013. Oltre a dedicarsi alla narrativa, lo scrittore napoletano scrive per il cinema e collabora con il quotidiano Il Mattino. Attualmente Diego De Silva vive tra Salerno e Roma.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 9 recensioni)

4.0La quotidianità del male, 10-05-2012
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L'esistenza attraverso gli occhi di un bambino di undici anni di Napoli. Quando un ambiente degradato, malato senza speranza incontra la generale psicopatologia non vi è alcuna possibilità di scamparla. Romanzo asciutto, mai melenso, quasi chirurgico nel raccontare la terribile esistenza di questo bambino. Il male si trasforma nella normalità quasi che si fosse in guerra, come succede per i soldati bambini in Africa. Qui si tratta di una guerra non allal uce del sole che si evolve nella nostra società e di cui purtroppo non si vede una probabile soluzione.
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4.0La mafia nei bambini, 02-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Napoli. Una città che pullula di abitanti. Un bambino, neanche adolescente, è già un killer. De Silva ci racconta la sua storia, la storia di Rosario, fanciullo spaccone di undici anni che arriva a unirsi alla mafia locale. In ogni capitolo vi è il motivo che lo spingerà a tale scelta. Una scelta che deriva da abbandono e sofferenza, di cui la mafia si nutre per reclutare "giovani promesse".
Un romanzo disarmante, molto reale. Un affresco di alcuni bambini che non dovrebbero sapere neanche cosa vuol dire morte.
Un romanzo forte ma consigliato perché ben scritto e dalla storia quasi veritiera.
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4.0Certi bambini, 04-08-2011
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Si rimane increduli, ma è possibile che dei bambini possano, debbano, vivere così? In una città che è Napoli senza essere nominata, la vita scorre tra furti e rosari (quelli di chiesa). E si può passare dall'uno all'altro senza nessun vero perché. Magari solo perché Caterina ha guardato storto. Mi ero incuriosito di De Silva con i Corti del Corriere ed ho voluto leggere indietro, questa sua opera prima di una decina di anni fa. Sarebbe un interessante spaccato sociologico del piccolo mondo del sottobosco malavitoso di una qualsiasi città in degrado. I bar dove si perde tempo. I piccoli furti per sbarcare il lunario. Qualche innamoramento (se non passione) per una ragazza già sulla cattiva strada. E qualche buon ragazzo, che anche se sbandatino cerca quanto meno di dare una mano a chi ha più bisogno. Dico sarebbe se i protagonisti avessero quattro - cinque anni di più. Invece si parla al massimo di dodicenni e salta addosso tutto l'orrore che può suscitare questo degrado. In fondo forse è più così che come lo immagino io, ma leggendo viene l'angoscia per i propri figli, per chi ha passato indenne quell'età e per chi ci sta arrivando. E si spera che il nostro comportamento ed il vivere in un mondo un poco meno degrado ce li preservi. Ma sottile è la linea di confine. Questo il messaggio che molto volte mi è venuto da questi libri sull'urbanità italiana. Ci sarebbe voluto tanto così per non essere qui, ma lì, ad esempio tra i miei allievi scolari dei corsi di musica italiana.
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4.0Un pugno nello stomaco, 04-12-2010
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Una scrittura tesa e affilata ci catapulta nei pensieri e nelle azioni di Rosario, undicenne privato della sua innocenza da una realtà spietata e violenta. Colpisce duro e rimane lì, come un senso di colpa.
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1.0Certi bambini, 09-11-2010
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Non basta scegliere di trattare un argomento "difficile" per essere considerati automaticamente scrittori "coraggiosi" o di qualità. Riconosco che si è sforzato di non essere stucchevole, ma mi sembra che alla fine non sia ben chiaro dove il tutto vada a parare, inoltre la struttura è confusa. Nel complesso l'ho trovato gratuito e non in grado di trarre conclusioni di rilievo. Non basta descrivere: per essere scrittori bisogna capire.
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4.0Certi bambini, 02-11-2010
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Bel libro!
Duro e crudo al punto giusto.
L'unica cosa che mi ha lasciato l'amaro in bocca è il finale.
Non so cosa avrei voluto ma non certo quello che mi ha proposto l'autore.
Avrà avuto i suoi motivi ma ancora non li comprendo.
Son curioso di vedere la trasposizione cinematografica.
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4.0Certi bambini, 29-10-2010
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gomorra, vista dal basso.
dal basso di un ragazzino di 11 anni che si crede già grande, come se avere in mano una pistola e poter uccidere qualcuno possa significare in qualche modo essere grande.
dal basso di una napoli che non serve nemmeno nominarla per capire in quali vicoli ti sta accompagnando l'autore, in quali bar malfamati berne uno, in quali vagoni sostare.
dal basso di un mondo che ha dei valori, per quanto distorti e difficili da capire per chi non li condivide, per noi che quanto meno siamo cresciuti in quartieri tranquilli e magari abbiamo portato a termine gli studi, seppure tra mille difficoltà, e quando avevamo 11 anni pensavamo al massimo al pallone, mica a come uccidere un uomo.
dal basso di un degrado morale che non è poi diverso da quella fanghiglia nella quale è immersa l'italia, nella quale sta affondando ogni giorno un po' di più.
dal basso di un mondo in cui - e questo sì che sembra davvero incredibile per noi cresciuti tra piazzette placide e innocui campetti da pallone - scegliere il crimine non è una devianza ma semplicemente una delle opzioni a disposizione. una delle poche. e anche una delle più convenienti.
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3.0Troppo, per me, 28-08-2010
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Troppo scarno, socialmente impegnato e "neorealista" per i miei gusti.
Sicuramente per chi vive (o conosce meglio) certe realtà il libro assume una valenza tutta diversa.
A me ha detto poco, per quanto la personalità di Rosario, in perenne equilibrio tra killer e ragazzetto dell'oratorio, è magistralmente descritta nello svolgersi della trama.
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5.0Prima di Gomorra, 25-07-2010
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Un pugno nello stomaco a noi belle coscienze anestetizzate ormai al dolore della società contemporanea. De Silva ci obbliga a guardare e a non voltare la faccia quando lo spettacolo non ci piace più. Un libro per risvegliare l'anima.
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