A un cerbiatto somiglia il mio amore

A un cerbiatto somiglia il mio amore

4.0

di David Grossman


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Descrizione

Israele, guerra dei sei giorni. Avram, Orah e Ilan, sedicenni, sono ricoverati nel reparto di isolamento di un piccolo ospedale di Gerusalemme. Il conflitto infuria e nelle lunghe e buie ore del coprifuoco i tre ragazzi si uniscono in un'amicizia che si trasformerà, molto tempo dopo, nell'amore e nel matrimonio tra Orah e Ilan. Dopo trentasei anni da quel primo incontro, Orah è una donna separata, madre di due figli, Adam e Ofer. Quest'ultimo, che sta svolgendo il servizio di leva, accetta di partecipare a un'incursione in Cisgiordania nonostante siano ormai i suoi ultimi giorni di ferma. Orah, che aveva progettato una gita a piedi con il figlio per festeggiare la fine del servizio militare, decide di partire lo stesso. Non riesce infatti a vincere un oscuro presentimento che si agita dentro di lei, e d'altra parte non resiste all'idea di trascorrere altre notti con l'incubo di essere svegliata nel cuore della notte, come da protocollo dell'esercito israeliano, e ricevere la notizia di una disgrazia.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 27 recensioni)

3.0Guerre interiori, 05-03-2015
di B. Pesapane - leggi tutte le sue recensioni
Un libro piuttosto pesante sia nei contenuti che nel volume. Tre ragazzi – Orah, Ilan e Avram – si incontrano in un ospedale a Gerusalemme e stringono amicizia. Da qui nasce anche un matrimonio tra Orah e Ilan, che porta alla nascita di due figli. Vent'anni dopo, Orah si separa e suo figlio parte per la guerra. La donna decide di lasciare tutto e partire, per paura di trovarsi a casa e ricevere la notizia della morte del figlio, e ad accompagnarla ci sarà Avram, ricomparso dopo parecchi anni. I due cominciano così una sorta di viaggio interiore. Una lettura nel complesso molto pesante.
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4.0Un viaggio nell'animo umano, 20-05-2012
di O. Varricchio - leggi tutte le sue recensioni
Un viaggio sorprendnete e dolorosissimo nei meandri nell'animo umano, alla scoperta delle sue passionalità, della sua forza insperata. E' un romanzo sul'amore, tra uomo e donna, tra amici, tra parenti e figli. Grossman ci ha risparmiato la sofferenza di un finale che poteva essere tragico, colpito personalmente dal drammatico medesimo dolore. Si empatizza con i personaggi, con loro si vive, si ama, si soffre, si spera, si prega.
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3.0Bel libro, 03-05-2012
di G. Sandulli - leggi tutte le sue recensioni
Mi piace molto leggere questa sorta di "mattoni", sono molto incuriosita dai libri che hanno moltissime pagine, ed è proprio il caso di questo. Una storia molto particolare, che comincia raccontando un evento passato, per poi fiondarsi moltissimi anni dopo, quando ormai i protagonisti sono cresciuti ed hanno altro da raccontare. Un bel libro, anche se la lettura sfianca un pò.
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3.0A un cerbiatto somiglia il mio amore, 04-03-2012
di T. BALDONI - leggi tutte le sue recensioni
Romanzo di difficile comprensione per chi non conosce e non vive la specifica condizione della società israeliana. Sicuramente profonda la visione della vita e delle relazioni tra i personaggi che però viene dispersa dalla frammentazione della line story del racconto, che raggiunge aimè il culmine con un finale invalutabile.
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5.0Un libro intenso e coinvolgente, 22-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di D. Bartoli - leggi tutte le sue recensioni
Di solito non amo i libri troppo lunghi: mi piace sapere come si conclude la storia abbastanza in fretta e non ho mai la pazienza di aspettare! Questo libro di pagine ne ha più di 500 e io le ho adorate tutte! E' un libro coinvolgente, interessante, pieno di spunti per riflettere. La mattina dopo la sera che l'avevo finalmente terminato ho pensato che mi sarebbero mancati molto i protagonisti! E' un bel viaggio, un'avventura che declina l'amore in tutte le sue diverse espressioni e l'epoca storica in cui è ambientato lo rende ancora più intenso!
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3.0L'incubo di una madre, 19-01-2012
di B. Pesapane - leggi tutte le sue recensioni
Tre ragazzi Orah, Avram e Ilan si incontrano in un ospedale israeliano durante un ricovero, molti anni dopo le loro vite sono ancora intrecciate in modo profondo per quanto inusuale. La narrazione accompagna una gita che Orah e Avraam fanno lungo i sentieri campestri di Israele, fuori dal mondo di cui Orah non vuole avere notizie. Una storia molto densa e ricca di sentimenti intensi, in alcuni periodi un po' lenta. Un profondo significato da cogliere.
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1.0Che noia, 28-08-2011
di C. Fuschi - leggi tutte le sue recensioni
Attratta dal titolo ho pansato che il libro fosse una delicata narrazione che la quinta di copertina descrive, e invece già dalle prime pagine mi sono resa conto di aver acquistato un mattone formato UNI... Pesantissimo. Ritmo lento, pensieri ed emozioni incondivisibili, finale tutto da intiure.
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5.0Lungo i sentieri della Galilea, 18-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di M. CANTINI - leggi tutte le sue recensioni
Un lungo romanzo che sembra nella sua lunghezza volere percorrere passo passo il tragitto della gita che i due vecchi amici-amanti percorrono lungo le strade della Galilea, e al tempo stesso ripercorre il passato, le vicende tragiche e liete che hanno segnato la vita dei protagonisti. Un romanzo che letteralmente gronda emozioni, attraverso il racconto dei protagonisti ma anche attraverso le splendide descrizioni del paesaggio, e che permette diversi livelli di immedesimazione: Grossman, conosce molto bene l'animo umano, anche quello femminile e i suoi personaggi presentano mille sfaccettature, non sono piatti, monolitici, sono "tridemensionali", insomma sono personaggi veri, sembra a volte di essere in mezzo a loro ed ascoltare i loro racconti sotto le stelle della Galilea.
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2.0A un cerbiatto somiglia il mio amore, 01-08-2011
di P. Ardino - leggi tutte le sue recensioni
Mi dispiace ma non cambio il mio giudizio, questo romanzo è un vero mattone, e perdipiù indigeribile. Veramente poi ha anche dei bei momenti, ma è faticoso: faticosa la scrittura, faticosa la trama, faticoso il sovra testo. La trama in sé è anche linearmente raccontabile: si inizia in Israele, durante la guerra dei Sei Giorni (cfr. Mahfuz). Avram, Orah e Ilan, sedicenni, sono ricoverati (per qualche ignota malattia) nel reparto di isolamento di un ospedale di Gerusalemme. I tre ragazzi si uniscono in un'amicizia che si trasformerà, molto tempo dopo, nell'amore e nel matrimonio tra Orah e Ilan.
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5.0A un cerbiatto somiglia il mio amore, 26-07-2011
di M. Leccisi - leggi tutte le sue recensioni
Somma della sua arte letteraria, questo romanzo fiume va letto in ogni sua sfaccettatura. E' , dunque, una riflessione sulla comunicazione in quanto fonte di vita e sulla creazione - o piuttosto sul tentativo di creazione- di una zona franca in cui sopravvivere al mondo, e in cui permettergli di sopravvivere a se stesso.
E' un pensiero amaro sul modo in cui il linguaggio forma e deforma gli esseri umani, ma anche li salva riportandoli ad un Eden interiore dimenticato.
Una considerazione malinconica sull'amore. Sul modo in cui gli uomini e le donne si conoscono e dimenticano poi di essersi conosciuti. Sulla dimenticanza volontaria o involontaria; sull'incapacità di amare e sul terrore vasto e profondo che l'amore genera.
E, soprattutto, è un libro sui figli. Sul modo in cui il mondo li cambia, e li sottrae non solo ai genitori, ma soprattutto a se stessi. Com'è, allora, che un figlio bambino che rifiuta di nutrirsi di carne, da adulto accetta poi l'idea di uccidere altri esseri umani? Quale processo alchemico è avvenuto, non sui metalli, ma sulla carne umana ?.
Non ci sono risposte. Ognuno dovrà trovare la propria. Questo libro è il racconto di un viaggio. E così come Sheherazade raccontava per salvarsi la vita, qui Orah racconta il figlio per salvare la vita a quest'ultimo. Parole in viaggio; parole lungo una strada, che è quella della vita. Non sapremo mai se Ofer sarà salvato da quelle della propria madre; come in ogni vita vera, infatti, a nessuno è dato di conoscerne la fine...
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4.0Meraviglioso e struggente, 19-05-2011
di P. Raffo - leggi tutte le sue recensioni
Un libro meraviglioso e struggente, scritto con uno stile che a volte sembra sconfinare nella poesia, che racconta di una donna straordinaria, di una famiglia, di un'amicizia e attraverso vicende private racconta soprattutto un popolo. Ne resterete piacevolmente incantati
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3.0A un cerbiatto somiglia il mio amore, 08-04-2011
di S. Yuffredi - leggi tutte le sue recensioni
Meglio leggere in privato questo libro, vi strapperà più di un emozione. Orah, cinquantenne madre di un soldato appena ripartito volontario per una missione, non regge la tensione e si tuffa in un folle trekking casuale nella splendida regione della Galilea, accompagnata dal suo vecchio amicoamante Avram, la cui vita è stata devastata dalle torture inflittegli dagli egiziani durante la guerra del Kippur. Arrancando nel verde i due ricostruiscono la relazione singolare fra Orah, Avram e Ilan, migliore amico di lui, e marito di lei. Dei due figli della coppia, infatti, il minore, quello che è soldato, è occasionale figlio di Avram, che si è sempre rifiutato di ammetterne anche l'esistenza. Così ora camminando Orah ricostruisce per Avram tutta la vita del bambino, fno alla sua partenza per il militare, cercando col narrare un antidoto all'insostenibile angoscia. Fra ricordi e sovrapposizioni, angosce e splendidi panorami, scorrono così settecento pagine, fino alla fine, che non risolve praticamente niente o quasi.

Bello, però troppo, troppo isterico. I protagonisti sono tutti costantemente sopra le righe, i bambini sono grovigli di nevrosi, la donna è ossessiva, Ilan è odioso ed incolore, l'unico che si salva è proprio Avram, anche se la sua genialità adolescenziale è troppo caricata mentre lo stato quasi catalettico dopo la tortura non è descritto per niente ma solo evocato. Insomma, tagliando la metà delle pagine, facendo un po' rilassare i personaggi, sarebbe stato anche un bel libro...
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