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Centomila punture di spillo. Come l'Italia può tornare a correre

Centomila punture di spillo. Come l'Italia può tornare a correre

di Federico Rampini, Carlo De Benedetti, Francesco Daveri

2.5

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In questi ultimi anni noi italiani sentiamo parlare del resto del mondo in due soli modi. Per un verso i paesi stranieri vengono citati come modello positivo: il mondo che ci circonda, fuori e dentro l'Europa, sembra fatto di nazioni in cui tutto funziona alla perfezione, in cui i servizi sono efficienti ed economici, in cui lo sviluppo è senza intoppi e in cui le prospettive per il futuro sono, per lo più, rosee. E così apprendiamo, indignati, che in Spagna i treni sono efficienti, che in Francia i servizi alla famiglia sono formidabili e che il resto della classe politica mondiale è ben più all'altezza delle sfide di questo momento storico di quanto non sia la nostra "casta". D'altro canto, il mondo sviluppato, e quello in via di sviluppo, è dipinto come un luogo di aggressiva concorrenza, di paesi privi di regole e senza scrupoli le cui merci ci stanno scorrettamente per invadere, mentre a noi non resta altro che proteggerci nella speranza che questo momento di instabilità mondiale finisca. Come Federico Rampini e Carlo De Benedetti ci mostrano in questo libro, il "cielo sopra l'Italia" è molto più mosso e variegato di quanto questi luoghi comuni siano in grado di dirci.

Note su Federico Rampini

Federico Rampini è nato a Genova il 25 marzo del 1956. Ha studiato presso L'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, dove è stato allievo del sociologo liberale francese Raymond Aron e ha conseguito la laurea in Economia presso l’Università Bocconi, sotto la guida di Mario Monti. Fin da giovane è iscritto al Partito Comunista Italiano. All’età di 21 anni, nel 1977, inizia ad occuparsi di giornalismo, lavorando nella redazione di Città Futura, settimanale promosso dalla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) il cui segretario generale era Massimo D’Alema. Due anni dopo, nel 1979, inizia a collaborare con “Rinascita”, il mensile politico del PCI fondato da Togliatti nel 1944. Nel 1982, in seguito alla pubblicazione di una sua inchiesta relativa alla corruzione tra le fila del PCI, è costretto ad abbandonare la redazione della rivista. Dopo il suo allontanamento, Rampini inizia a collaborare con Il Sole 24 Ore, diventandone prima vicedirettore e poi capo della redazione di Milano. Successivamente passa alla redazione del quotidiano la Repubblica, per il quale farà l’inviato a Parigi, Bruxelles, San Francisco e Pechino. Durante queste esperienze in qualità di corrispondente estero, seguirà le vicende relative alla Silicon Valley e aprirà l’ufficio di corrispondenza di Pechino. Ha svolto anche l’attività di insegnante, tenendo alcune lezioni presso la Berkeley University e all’Università Jiao Tong di Shanghai. Ha iniziato la sua attività come scrittore negli anni Novanta. E’ autore di numerosi saggi, tra cui: "Il crack delle nostre pensioni" (1994), “Le paure dell'America” (2003), “Tutti gli uomini del presidente. George W. Bush e la nuova destra americana” (2004), “Il secolo cinese” (2005), “L’impero di Cindia” (2006) , “L’ombra di Mao” (2006), "Slow Economy” (2009) "Occidente estremo” (2010), “Alla mia sinistra” (2011). Federico Rampini attualmente è corrispondente a New York per la Repubblica, è sposato e ha due figli. 

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Voto medio del prodotto:  2.5 (2.5 di 5 su 2 recensioni)

2.0Poco pungente, 10-08-2014
di - leggi tutte le sue recensioni
Libro leggero, di facile e agevole lettura, contenente qualche luogo comune e qualche semplificazione talvolta eccessivi. Il sistema attuale non è mai seriamente criticato nei suoi assunti e principi base: viene invece considerato come un dato di fatto immutabile e logico, e le distorsioni e contraddizioni del mercato, per l'autore, sono risolvibili all'interno del sistema stesso, mai fuori o contro di esso.
La prima parte del libro descrive alcuni vizi italiani – presenti e passati – e tratteggia la nuova geografia economica e politica della nazione, frutto dell'imperante e ubiquitaria globalizzazione. In questo nuovo contesto è facile provare un senso di assoluta impotenza e la conseguente rassegnazione. L'antidoto proposto è una riforma dal basso che sappia sfruttare le tante piccole micro-rivoluzioni di cui ognuno di noi può essere portatore. Tali micro-rivoluzioni dal basso sono "centomila punture di spillo" che costituiscono e rappresentano altrettanti inviti a non attendere risposte "altre", ma a intervenire in prima persona.
Una manciata di punture che non lascia il segno...
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3.0Centomila punture di spillo, 12-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Titolo che illustra alla perfezione qual'era l'intento degli autori, punzecchiare imprenditori, ai politici, ai professionisti, ai sindacati, ai giornalisti. Ma sono solo punture di spillo, che non lasciano il segno e sono ben lungi dal proporre soluzioni, anche se l'ultimo capitolo tenta velleitariamente di avanzarne qualcuna, come "riprendiamoci il Mediterraneo" (sic! ) , "facciamoci venire un'idea finlandese" o "abolire il Mezzogiorno" In conclusione, un libro di facile lettura come tutti quelli che si propongono di trattare problemi complessi in maniera un po' troppo semplicistica. Provo anch'io a pungere con lo stesso spillo: dov'era l'autore (l'"ingegnere" non il giornalista) quando si svolgevano i fatti descritti nel primo capitolo "La breve storia di Pantalone"? Se non ricordo male, non solo faceva anche lui parte di quell'"establishment" che ha fornito il suo contribuito per far pagare Pantalone ma, al suo interno, ha svolto un ruolo da protagonista.
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